Riding out tonight to case the promised land
Oh oh Thunder Road, oh Thunder Road
oh Thunder Road

C’è un dubbio che assilla me e soprattutto il diretto interessato dagli scorsi playoff: Kevin Durant può vincere il titolo insieme a Russell Westbrook?

Siamo proprio sicuri che possa vincere con questo?


Le immagini della Western Final con Dallas sono piuttosto nitide nella memoria: Russell pompa palla per 15 secondi, va dentro non curante della presenza di Tyson Chandler e soci, si stampa sul ferro o sulla difesa dei Mavs.
Mentre sulla testa di uno stralunato Durant compare un fumetto con la scritta boh.

Westbrook ha un difetto che è anche il suo maggior pregio: l’autostima.

Si sente il più forte di tutti, non solo degli avversari, ma anche di Kevin. Non comprende per quale ragione debba essere il secondo violino, perché è ottusamente convinto di essere il migliore.
E se per qualche motivo qualcuno intacca questa sua convinzione, lui reagisce cercando di dimostrare ancora di più quanto sia forte. A modo suo.

E’ quella stessa faccia tosta che gli ha permesso di essere il fuoriclasse che è oggi e di arrivare a dominare un mondiale con Team USA, dopo essere stato a lungo non solo comprimario, ma addirittura panchinaro al liceo ed al college.

Tira, ma non sa tirare (15% da tre in stagione, 26% in carriera). Fa 0/13 dal campo e si inalbera se Durant (unico che ha il permesso di andare a dirgli qualcosa) gli fa garbatamente notare che qualcosa non va. E continua a tirare.

Ora il giocatore è questo, prendere o lasciare: da quando si è accorto (ma non ha mai avuto dubbi) di poter essere un grandissimo attaccante oltre i 20 punti a partita, ha intrapreso un percorso più da guardia realizzatrice che da point guard, non migliorando, anzi languendo, nelle letture e nelle selezioni.

Il numero assoluto dei suoi assist è infatti in calo (5.3) rispetto alle precedenti stagioni (8.1), andando a confermare il trend che si era già affermato negli scorsi playoff (6.4).
Discorso identico per le palle perse in aumento: 4.6 quest’anno e nell’ultima postseason, 3.5 in carriera.

Tutto ciò si riverbera sull’attacco di Oklahoma City, che appare statico, asfittico, ridotto ai minimi termini nella quantità di opzioni e soluzioni: qualche blocco sul lato forte, quasi sempre due giocatori immobili sul lato debole, nessuna continuità, enorme richiesta di improvvisazioni palla in mano ai tre tenori.

Non ci sono d’altronde lunghi con punti nelle mani. Perkins viene parzialmente cavalcato solo ad inizio partita in post basso, per poi essere accantonato nell’ultimo quarto e ridotto esclusivamente a compiti difensivi e di cazzimma, per mettere a repentaglio i nervi degli avversari più temibili.

Russell non riesce a fare le scelte giuste nei finali non tanto e non solo perché il sistema offensivo di Scott Brooks è piatto e prevedibile; non riesce a fare le scelte giuste perché non sa e non vuole fare le scelte giuste, costringendo quindi il già poco creativo coach a questo attacco semplificato.

E’ un classico esempio di causa ed effetto, non è un caso che con un ragionatore puro come Maynor i Thunder appaiano di colpo più fluidi, pur con lo stesso sciatto playbook.

Westbrook non legge le reazioni della difesa, non prevede in anticipo i flussi di chi gli sta intorno, non riesce a modificare razionalmente le sue scelte; improvvisa, crea di puri istinti, ma non esegue.

Suoi colleghi ugualmente in grado di segnare ad ogni azione sono invece capaci di giocare di squadra in maniera più costruttiva. Penso a Rondo e Rose, senza scomodare la recente folgorazione spagnola che è una cosa diversa da tutti.

E’ pur sempre Russell Westbrook, ovvero uno dei 10-15 giocatori NBA che può vincere una partita da solo. Le due sconfitte consecutive con Dallas e Portland non sono sua responsabilità diretta.

Ma la sua evoluzione non si accoppia bene con Durant e Harden ed è in realtà un’involuzione per Oklahoma City. Non sono le caratteristiche giuste al posto giusto coi compagni giusti per capitalizzare il potenziale di tutti.

Che non vuol dire che i Thunder non possano vincere l’anello già quest’anno. Ma vuol dire più semplicemente che la favorita ad Ovest ha un problema strutturale, poco tempo per risolverlo e soprattutto poche apparenti soluzioni per farlo.
Se n’è accorto anche Domineddio Durant, la faccenda potrebbe diventare seria.

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10 Comments to “Caution: Thunder Road”

  1. Brisss says:

    …dunque la soluzione per i thunder sarebbe dare via westbrook, promuovere maynor in quintetto e cercare un lungo con capacità offensive? …chi vedresti bene come lungo ideale da affiancare a perkins?

  2. Mike says:

    se le cose dovessero andar male quando conterà, e dovessero andar male a lungo, il tanto famigerato Presti dovrà mangiarsi le mani a vita per non aver scambiato Westbrook per Chris Paul quest’autunno.
    potrebbe rimediare l’estate prossima, nel caso CP3 si impunti nel lasciare LA, ma sarà difficile.

  3. zinzun says:

    E fare uno scambio con Boston Westbrook per Rondo, secondo ci guadagnerebbero entrambe le formazioni.

  4. dreamtim says:

    Westbrook quest’anno ha sopratutto dimostrato mancanza di buon senso, inimicandosi con lite degna del peggior stackhouse degli esordi (quello in versione “Iverson? chi?”) un ambiente che definire “facile” è riduttivo.

    Dopo playoff discutibili, segue una stagione in cui è polemico, gioca peggio, Harden sta uscendo dla guscio; ottima foto di Gerry.

    tradare, fortissamamente tradare.

  5. Ciombe says:

    Il problema di Westbrook è il medesimo che assilla James dalla nascita: autostima. Concordo con Gerry Donato.

  6. Vetriolo says:

    Ma andare a salvare Deron dal gulag? Ho come l’impressione che difficilmente rinnoverà, a meno di clamorosi sviluppi di mercato, e altrettanto difficilmente i Nets potrebbero ricevere merce migliore di Russellone nostro.

  7. Gerry says:

    Una trade Westbrook a stagione in corso penso sia un’ipotesi neanche presa in considerazione da Presti, perché come minimo serve almeno un altro tentativo ai playoff con questo gruppo in continua crescita.

    Però si avvicina il momento del rinnovo per Russell e quella che una decina di mesi fa sembrava una certezza (la coppia Thunder per i prossimi 5 anni) ora presenta qualche punto interrogativo inatteso.

    Deron, CP3, Rondo… soprattutto i primi due sicuramente più adatti a giocare con Durant e Harden e soprattutto i primi due bis (Boston non cede Rondo per Westbrook) scenari improbabili ma non immaginifici.
    Però non spingerei troppo sull’acceleratore delle alternative anche perché, specie per come sono pensati i Thunder difensivamente, trovare il coraggio di cedere Westbrook nel prossimo anno e mezzo è materiale da General Manager raffinatissimo e con attributi di raro spessore.

    Brisss, Maynor mi sembra sublime come riserva, ma come titolare di squadra di vertice andrebbe testato ancora e sarei più cauto.

    Per il lungo da affiancare a Perkins non credo serva un fuoriclasse e si può andare avanti pure con questa chimica, anche se la coppia Ibaka-Perkins resta ancora un po’ troppo orientata sulla componente difensiva nonostante i progressi di entrambi palla in mano.
    Giocando un po’ a fantabasket penso per esempio a Boris Diaw o Luis Scola, che si incastrerebbero come autentici califfi nel quintetto dei Thunder per far loro raggiungere la perfezione: grandi fondamentali, intelligenza e conoscenza del gioco, certo non dannosi in difesa, punti nelle mani senza pretendere di avere sempre palla.
    Ma, oltre ad essere manovre semi-impossibili, si tratta comunque di un problema secondario.

  8. Mike says:

    Gerry, un GM furbo sa che non deve tradare quando il proprio esperimento fallisce (e quindi sei COSTRETTO e quindi sei tu il VENDITORE ed il prezzo che puoi chiedere in cambio è più o meno IN CALO rispetto al suo standard) ma che deve approfittare a tradare quando sono gli altri ad essere COSTRETTI a VENDERE giocatori dal prezzo di scambio IN CALO: è un concetto economico di base.
    non voglio dire che si sarebbero dovuti inserire per Deron Williams lo scorso febbraio, perché era giusto testare Westbrook con una macchina da vera corsa per i playoffs; però non potevano assolutamente lasciarsi sfuggire l’occasione Chris Paul quest’anno. non penso che a NOLA avrebbero cercato le pulci ad un’offerta che prevedesse anche il solo Westbrook (giocatore a mio avviso ideale a fare l’allstar perenne in squadre da lottery-primo turno di po, alla Mitch Richmond) più filler per aggiustarla e non penso nemmeno che CP3 avrebbe rifiutato la location ritrovandosi in mano la cabina di regia della favorita ad Ovest dei prossimi anni.
    Paul era il giocatore ideale: difende, ti mette in ritmo tutti, sa segnare e porta quel bagaglio di esperienza e leadership di cui a Oklahoma City c’è carenza. i Thunder sarebbero passati dall’avere una PG a cui nessuno può muovere una critica ad una PG che sarebbe stata la prima a parlare con gli altri.
    tanti GM, anche bravi, si sono “cagati in mano” quando era il momento di fare l’ultima trade decisiva: a me questo di Presti è parso un errore madornale, al quale può ancora rimediare, ma che rischia di diventare il classico “what if”, la classica ciliegina sulla torta mancata che fa la differenza tra chi vince e chi rimane ad aspettare.
    questo perché non reputo Westbrook una PG che possa vincere il titolo da “secondo violino”, a meno che Durant oltre alle pentole e i coperchi non si metta a fare anche le padelle e le posate.

  9. simonpietro says:

    Paul avrebbe accettato Oklahoma City??? mike sei sicuro? perchè era uscita una mezza voce ad un certo punto, ma Cp3 da buon modaiolo deve aver declinato l’offerta sul nascere. Non scherziamo, i Thunder il team lo devono fare con il draft e con gente che pensa solo al basket e non al merchandising, Presti è stato un fenomeno finora con un mercato piccolo come OKC. Bisogna avere pazienza, Westbrook è giovane e arrogante ma vuole vincere, e Brooks ha le armi di riserva(Maynor e il barba) per un po’ di panca correttiva per fargli abbassare la cresta, mica possono essere perfetti da subito. Poi sui rinnovi si deciderà chi tenere ma con Cp3 pagavano luxury per i prossimi 12 anni come Chicago, per loro fortuna Durant non può sfruttare la D-Rose rule e prendersi il 30% del cap. Piuttosto brooks difetta nel creare un attacco più bilanciato e più sciolto, troppi isolamenti e troppo affidato al perimetro con i lunghi che bloccano e basta (tranne qualche jumper di Ibaka e 2 briciole di post per Perk)

  10. Bandini says:

    La sensazione è che Durant stia anch’egli testando Westbrook, prima o poi dovrà iniziare a prenderlo da una parte e a fargli capire chi comanda, insomma, come faceva il 23 a Chicago molti anni fa. Perchè se Durant vuole essere leader di questo team, deve farlo capire a Westbrook, a costo di andare a togliergli la palla dalle mani non all’ultima azione della partita, ma dopo che ha fatto due azioni senza considerarlo nel 4/4. Molto della crescita di Westbrook e del suo eventuale cambio di atteggiamento passa dalla leadership di Durant. Brooks, più che pancarlo nei 4/4 come fatto ampiamente nella serie con Dallas, altro non può fare.
    Ah, su Maynor analisi perfetta, ottimo cambio del titolare.
    Mike ha identificato la giusta squadra di Westbrook fra un paio d’anni se non cambia: all-star in squadra perdente. A me ricorda tanto Penny Hardway per sbrufonaggine, non mi stupirei se rilasciasse una dichiarazione analoga a quella di Penny ai tempi di Orlando “l’anno scorso con Shaq (Durant) segnavo 25 a partita, quest’anno che è andato via ne segno 35!”… ed il finale della storia lo conosciamo tutti.

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