From Timberwolves vs Mavericks 99-82, del 1.1


Bob Dylan, i diecimila laghi, i fratelli Coen, i venti artici, i parchi naturali, il papà di Charlie Brown.
Dal dicembre 2011 lo stato del Minnesota sarà ricordato anche per altro: il luogo dove ha debuttato nella NBA Ricky Rubio.

Interrompono il silenzio con cui seguono distrattamente i primi minuti di partita, non appena si alza per entrare dalla panchina.
Accompagnano le sue evoluzioni palla in mano con un brusio crescente, come per sollecitare i vicini all’attenzione.
Si alzano in piedi tra sorrisi convinti e boati liberatori dopo uno dei suoi numeri, guardandosi in giro soddisfatti con l’aria di chi la sa lunga e non ha mai avuto dubbi: bello il baschetboll, vero?
Inneggiano già al nuovo idolo cantando una roba tipo olèèè, olè olè olè, che presumo sia il primo coro che viene in mente da quelle parti pensando alla Spagna.

Non ricordavo il popolo del Minnesota così eccitabile per una partita di pallacanestro.


Non voglio scomodare l’ira delle divinità del basket chiamando in causa figure come Pete Maravich e Steve Nash, che si sfiorano delicatamente nel paradisiaco spot promozionale della NBA.
O meglio, vorrei ma non potrei, perché le religioni andrebbero sempre rispettate a prescindere.

Ma chi se ne frega, ogni tanto si deve entrare lo stesso nel delicato mondo della blasfemia: sì, c’è tanto Maravich e c’è tanto Nash nell’incantevole gioco di Ricky Rubio. E non solo per i capelli al vento.

Vede cose che nessuno vede. Non gioca a pallacanestro, elargisce benedizioni ai compagni. Ha costantemente la visione di tutti i 9 giocatori in campo con lui. Trova l’uomo libero prima ancora che sia effettivamente libero.

Sarò frettoloso, ma dopo 4 partite già fatico a trovare gente che passi meglio la palla in questa Lega. Ma non passare la palla nel senso di fare l’assist spettacolare; passare la palla nel senso di passare la palla. Il divertimento arriva come conseguenza, non come scopo.

Esalta il pubblico e soprattutto esalta i compagni, che se lo coccolano dal primo all’ultimo, da Love a Randolph, perché hanno fiutato qualcosa di speciale che conviene a tutti cavalcare. Persino Beasley è felice di consegnargli palla.

Lo mandano a destra, lui va a destra e distilla pallacanestro. Lo mandano a sinistra, lui va a sinistra e distilla pallacanestro. Lo sfidano al tiro, lui tira e segna.

Non l’ho seguito con regolarità negli ultimi tempi nel vecchio continente, ma mi avevano raccontato ed avevo letto anche da persone accreditate una vicenda un po’ diversa e soprattutto uno scouting report alquanto alienante rispetto a quello che vedo.
Tanto da costringere ora anche i più accaniti detrattori a catalogarlo precipitosamente nella categoria è più adatto al gioco ed agli spazi NBA.

Non male in effetti come adattamento alla nuova realtà: non vedo un rookie più forte di lui anche in prospettiva, di sicuro nessuno ha avuto il suo impatto. Tutto il gioco offensivo della sua squadra nell’ultimo quarto passa da lui. Tutto. E passa bene.

Non ha battuto i Dallas Mavericks, ha fatto loro un’autopsia. Con tunnel annesso a Nowitzki nel finale, tanto per chiarire due cose sulla personalità e sugli istinti dell’ispanico. Trattamento simile aveva riservato all’altra finalista 2011 nella partita precedente (+9 per Minnie con lui in campo).

Non so cosa succederà ora. Non so se e quanto gli avversari prenderanno le misure e si adatteranno alle sue tendenze. Non so quante partite vinceranno i gradevolissimi T-Wolves del solito genio della panchina, coach Adelman. Non so che tipo di reazione avrà il ragazzo ai turbamenti che da oggi incontrerà per la sua via.

Non so e non mi interessa: per come vedo il gioco, è solo il momento di godermi e condividere la più grande e sorprendente rivelazione di queste prime giornate di basket NBA.
Schegge del play più forte e divertente dei prossimi dieci anni. Sicuramente del play più puro, come piace a noi. Pandemonio a Minneapolis.

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2 Comments to “Puramente Ricky Rubio”

  1. Mike says:

    “Maravich”, “play più forte e divertente dei prossimi dieci anni”:
    “che cosa stai dicendo Gerry?” (quasi cit.)

  2. delsa says:

    Charles M. Schulz, credo che un genio come lui meriti di essere citato per nome.

    per il resto, bravi ragazzi, scrivete tanto che a noi ci piace

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