Il premio meno pronosticabile, nella stagione meno pronosticabile. Qualche nome di giocatori che non necessariamente miglioreranno, ma hanno le condizioni e le caratteristiche per farlo.

Chi erediterà il premio da Kevin Love?


Ryan Anderson – Orlando
Ryan mania a Orlando. Arcivescovile dalla lunga distanza per meccanica ed esiti, storicamente un magnete per i rimbalzi, è la chiave tattica indispensabile che permette a coach Van Gundy di dilatare il campo e sfruttare il perimetro quando la palla esce fuori da Dwight. Ovvero in pillole tutto quello che portò i Magic a sfiorare il titolo, con Lewis a farne le veci.

D.J. Augustin & Gerald Henderson – Charlotte
I Bobcats continuano a sembrarmi un abominio anche se la coppola di Michael Jordan svetta fiera per gli applausi al cuore di questi ragazzi, eppure qualcuno dovrà pur fare canestro in North Carolina. Augustin fa il leader, Henderson fa la guardia realizzatrice: altrove sarebbero a malapena decorosi cambi, qui strizzano l’occhiolino ad oltre 15 punti a partita.

Andrew Bynum – Lakers
Attenzione al bambinone. Nel nuovo sistema offensivo più tradizionale di coach Mike Brown featuring Ettore Messina rispetto alla Triple Post Offense, il concetto di centro può tornare a essere quello più convenzionale esaltando così le caratteristiche di Bynum. Se non inciderà la circostanza di essere teoricamente sul mercato almeno per i primi due mesi, è un serissimo candidato al premio.

Derrick Favors – Utah
Se tutto va come deve andare dopo essere stato la chiave della trade Deron, ben presto i Jazz accantoneranno uno tra Millsap e Jefferson per testare fino in fondo Derrick ed il suo potenziale, che resta ancora la parola più azzeccata per riassumerlo. Certo se riuscisse a mettere su quel corpo qualche movimento offensivo certificato, viaggiare a 15 e 10 di media sarebbe solo la più scontata conseguenza.

Danilo Gallinari & Ty Lawson – Denver
Qui la faccenda è complessa e delicata, perché siamo di fronte ad un caso di scuola più unico che raro nella NBA: una squadra da playoff senza gerarchie e chiamate offensive, come il cinque fuori del minibasket. I due principali beneficiati dovrebbero essere Danilo e Ty col secondo in pole position nel confronto con le precedenti statistiche, ma qualsiasi giocatore di Denver andrebbe monitorato con attenzione.

Paul George – Indiana
Materiale da All Star allo stato brado. Scalato ormai regolarmente nel ruolo di guardia titolare pur essendo cresciuto di qualche centimetro durante l’inattività, continua ad essere più sublime difensore che attaccante completo, ma sta diventando una certezza dalla lunga distanza. I Pacers ci puntano fortissimo, la maturità del ragazzo è una garanzia in prospettiva.

James Harden – Oklahoma City
Ok, Durant cammina sulle acque. Ok, Westbrook fa e soprattutto disfa. Ok, Perkins dimagrito ha mantenuto la faccia cattiva, Ibaka e Sefolosha difendono, Maynor ripara i danni di Russell. Ma il vero valore aggiunto dei Thunder in fuga ad Ovest sono i punti dalla panchina del prossimo sesto uomo dell’anno: nessuna contender ha un lusso simile a roster.

Jrue Holiday – Philadelphia
Sempre in ansimante e preoccupante attesa di segnali di vita da Evan Turner, i Sixers possono almeno godersi colui che sembra indirizzato addirittura a diventare il leader della franchigia, con una mal celata aspirazione ad All Star Game e Team USA. E’ più cattivo e più realizzatore, che non si sa se sia un bene per una point guard, ma i suoi progressi sono lì solo da vedere.

Brandon Jennings – Milwaukee
Dopo una stagione in chiaroscuro, torna d’attualità anche l’ex Roma. Il suo gioco è sempre lo stesso, ovvero faccia tosta, grandi accelerazioni ed improvvisazioni al tiro fuori spartito, ma si intravede qualche errore in meno ed un maggiore controllo del ritmo. Poi chiedergli di diventare play puro e ragionatore mi pare troppo, ma partite da 20 e passa punti arriveranno non sporadicamente.

Kyle Lowry – Houston
Houston fa flirtare con regolarità il playmaker titolare con questo premio, se si pensa che due anni fa fu Aaron Brooks ad aggiudicarselo. Kyle ha letteralmente in mano i Rockets ed ogni sera è buona per una sua tripla doppia, frase che con tutto l’affetto per il ragazzo non pensavo mai di arrivare a digitare.

Greg Monroe – Detroit
Premessa necessaria che al momento ne inflaziona le credenziali per l’award: Detroit non gioca male, peggio. Ma alla distanza il sistema offensivo di coach Frank, basato su qualche principio della Princeton Offense che Greg conosce a menadito dopo averla giocata a Georgetown, esalterà le sue caratteristiche tra cui spiccano le innate qualità di passatore.

Jeff Teague – Atlanta
Occasione della vita per il ragnetto da Wake Forest in attesa di Hinrich. Non sono un suo fan perché è pasticcione e non ha ciò che io vorrei vedere da una point guard, ma nel sistema di Atlanta basato più sugli altri ruoli del quintetto può limitarsi al compitino spingendo il contropiede, ovvero è l’uomo giusto al posto giusto.

Marcus Thornton – Sacramento
Se si prende come riferimento il parziale statistico della scorsa stagione a Sacramento, si può parlare tranquillamente di una conferma. Punti nelle mani a volontà senza essere affatto un talento puro, mi restano piuttosto ignote le ragioni per cui sia stato così trascurato da Monty Williams nella sua natia Louisiana.

Onorevoli menzioni:
Andrea Bargnani, Rodrigue Beaubois, DeMarcus Cousins, Marcin Gortat, Spencer Hawes, Roy Hibbert, Jarrett Jack, Jonas Jerebko, Byron Mullens, Evan Turner

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5 Comments to “Most Improved Player 2012”

  1. Duralex says:

    sempre per rimanere da mj: Byron Mullens? In coppia con Boris, potrebbe mostrare lampi del suo talento. e magari, occhio a Mahinmi, secondo me meglio di Haywood (o più adatto a giocare con Dirk). e a Landry.

  2. Gerry says:

    Mullens è uscito dal mio radar e ho ricordi un po’ sbiaditi delle sue ultime prestazioni, diciamo non esaltanti nel magico mondo degli eufemismi. 🙂
    In effetti chiunque si trovi nel roster dei Bobcats quest’anno ha prima o poi l’occasione di mettere insieme cifre decorose, per quanto un conto sia contarle ed un altro pesarle, visto il contesto di squadra che mi sembra davvero troppo modesto.

    Assolutamente da monitorare Mahinmi, specie se verrà lanciato in quintetto come viene suggerito da più parti a Carlisle.

    Su Landry mi sono messo in testa che se non ha vinto il premio nel 2010 dopo una stagione favolosa, non lo vincerà più. Sarei entusiasta se ce la facesse ora, suonerebbe anche come parziale risarcimento (non che Brooks lo meritasse meno per altro), per numeri, qualità e spazio che dovrebbe avere è una ri-candidatura solidissima.

  3. Max Giordan says:

    Lowry, Thorton e Monroe dovrebbero essere i papabili…

  4. Mike says:

    le solite dozzine di nomi per premio del più improvvido: un vecchio marchio di fabbrica firmato Gerry Donato.

  5. Hank Luisetti says:

    Monroe e Lowry sono quelli che preferisco.. e non credo sia solo questione di squadra per Monroe ;)..

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