Dopo un mese di regular season, ingombranti nuvoloni stanno oscurando alcune località sulla mappa NBA. E come diceva Marty Feldman in Frankenstein Juniorpotrebbe esser peggio, potrebbe piovere”…

I Blazers seguono ancora coach McMillan?

I Blazers seguono ancora coach McMillan?

Portland, Oregon.
Località dove, effettivamente, piove molto davvero.

Il record è ancora un prevedibile 60%, ma i Blazers sono reduci da tre sconfitte consecutive: superati dai Grizzlies (che al Rose Garden sono stati anche a +20), derisi dai Jazz e infine messi in ginocchio dagli Heat (che non battevano Portland da due anni). Senza dimenticare la brutta figura fatta ad Oakland due settimane fa.

Portland veniva definita come la squadra più divertente da guardare, quest’anno invece non hanno convinto neppure nelle vittorie. E ora perdono.

Perdono pezzi, vedi gli infortuni di lunga durata occorsi a Batum ed Outlaw.
Ma anche punti di riferimento. McMillan continua a cambiare lo starting five e le rotazioni. Andre Miller viaggia da play di riserva a titolare e ritorno. Roy da guardia ad ala. A Webster vengono concessi spazi da starter così come brevi cameo.

La fase offensiva non vive più sui giochi a due Roy-Aldridge, con il franchise player sempre più utilizzato come realizzatore in uscita dai blocchi. La rapida circolazione di palla di un tempo è quasi un ricordo, sostituita da una più lenta e cerebrale. E sempre più si gioca per servire Oden in post-basso.

Quanta confusione a Portland. Certo è che i giocatori fanno quadrato. Si schierano con Miller, quando l’ex sixers viene dimenticato in panchina da McMillan contro i Jazz. Sei minuti in campo per il veterano che si limita a dire mai giocato così poco in tutta la carriera.

L’escalation delle dichiarazioni di Brandon Roy fa supporre che i tuoni che si sentono non siano così lontani. Dopo aver ammesso di non capire qual è il suo ruolo in campo, è giunto a chiedere un pecking order, cioè una sorta di gerarchia delle opzioni offensive.

La questione gira attorno al maggiore coinvolgimento offensivo di Oden, che però ha alterato il modo di giocare dei Blazers.
McMillan cerca un nuovo equilibrio offensivo attorno al big-three Roy-Aldridge-Oden e sebbene quest’ultimo sia in netta ascesa, Roy fa il conto delle sconfitte e boccia senza tanti giri di parole gli schemi che McMillan chiama dalla panchina:

Credo che gli avversari siano contenti del modo in cui giochiamo ora. [..] Smetterò di pensare e di preoccuparmi a coinvolgere tutti.

Le opinioni di Roy hanno sempre avuto molta influenza sul management oregoniano ed il futuro di McMillan in Oregon inizia, per la prima volta, ad essere argomento di discussione.

Iverson: pronti a rivederlo con la divisa dei Sixers?

Iverson: pronti a rivederlo con la divisa dei Sixers?

Philadelphia, Pennsylvania.
Il vento che soffia sulla Città dell’Amore Fraterno potrebbe rivelarsi una semplice minaccia, ma se gli strumenti confermano le prime ipotesi potrebbe trattarsi di un vero tornado. Il ritorno di Iverson!

Una franchigia decide di ricostruire cedendo il proprio franchise player e a distanza di anni pensa di reinserirlo, approfittando di una situazione favorevole: è free-agent e non ha grandi pretese economiche.

Niente di male in questo. Peccato che si tratti di un giocatore che ha già dato prova di non sapere adattarsi ad un progetto che non lo ponga come assoluto centro di gravità.

Vero è che il livello infimo della Eastern Conference consente ai Sixers di poter ambire ancora ad un posto nel tabellone dei playoff e Iverson potrebbe garantire un upgrade rispetto all’attuale point guard titolare, Louis Williams.
Ma in un’ottica di sviluppo dei giovani a roster?

Se davvero Iverson ha firmato un annuale con i Sixers, per il ritorno del figliol prodigo non tutti preparano gli striscioni di benvenuto. Phil Sheridan del Philadelphia Inquirer, ad esempio, propone uno scenario tragico e surreale.

Se i 76ers firmano Allen Iverson possono prendersi avanti e promuoverlo direttamente anche coach e general manager. Affidino pure l’intera franchigia ad Iverson, perché riportare la vecchia star a casa ora, dopo tutto quel che è successo, significa certificare il fallimento di Ed Stefanski e, per estensione, di coach Eddie Jordan. La logica è piuttosto semplice. Se Stefanski aveva un piano costruito sul concetto di lavoro, non avrebbe firmato Iverson. Se Jordan aveva intenzione di sviluppare una squadra giovane che imparasse a giocare a modo suo, non vorrebbe Iverson. A quel punto potrebbero cedere ad Iverson anche il loro lavoro, oltre ai 3 milioni di dollari che servono per firmarlo. Iverson deciderà quanto giocare e con chi, quindi gli Eddie non saranno più necessari.
È come i Buffalo Bills che firmano Terrell Owens – una mossa cinica fatta con il solo intento di portare un po’ di attenzione su una squadra che si è dimostrata incapace di guadagnarsela da sola, vincendo.

Kiki Vandeweghe, nuovo riluttante coach dei Nets.

Kiki Vandeweghe, nuovo riluttante coach dei Nets.

East Rutherford, New Jersey
La lunga agonia di Lawrence Frank è terminata. Un’altra potrebbe iniziare.

Kiki Vandeweghe, già GM della franchigia che sogna di traslocare a Brooklyn, è ora anche il nuovo head coach dei Nets. Il suo primo pensiero dopo aver accettato l’inedito ìncarico è stato per tutti i coach che ha avuto in carriera: ora staranno ridendo di me.

Pare inoltre che Vandeweghe non avesse nessuna intenzione di assumere questo nuovo ruolo ed anche in conferenza stampa ha motivato la sua decisione elogiando le doti di convincimento di Rod Thorn il quale, dopo aver parlato con altri 6 candidati per il posto vacante, ha deciso di lanciare il terzo debuttante dopo Scott e Frank.

Con quale spirito affrontare il primo ruolo da capoallenatore, raccogliendo la squadra con il peggior inizio di campionato (0-18) di sempre?
Con ironia.
Adesso mi applaudite, però.. – così Kiki al momento della presentazione ufficiale.

Mette le mani avanti perché sa che il suo compito sarà difficile. La priorità, in questa stagione senza obiettivi, è quella di sviluppare i giovani, continuando a lavorare su Harris, Lee, Douglas-Roberts, Lopez e Jianlian. Ma allo stesso tempo non potrà sempre prescindere dal risultato. Come lui stesso ha spiegato riguardo l’allontanamento di coach Frank, il valore attuale della squadra non giustifica tutte le diciotto sconfitte subite.

Ma potrebbe ulteriormente peggiorare, visto che alcuni veterani potrebbero essere ceduti in cambio di contropartite tecniche peggiori, pur di liberare ulteriore spazio nel salary cap in attesa del mercato freeagent dell’estate 2010.

Valorizzare il futuro, cercando di rendere meno imbarazzante il presente. Per Vandeweghe sarà un doppio compito più difficile di quanto possa sembrare.

Nessuna standing ovation per il record di Zydrunas.

Nessuna standing ovation per il record di Zydrunas.

Cleveland, Ohio.
Sulle sponde del lago Erie la tempesta perfetta è attesa per la prossima estate, quando The Chosen One deciderà se è a Cleveland che vuole collezionare anelli o altrove.

Ma c’è un anno di tempo per convincerlo e quel che succederà in questi mesi può avere un peso determinante nella sua scelta. Molti lo danno in partenza per New York, altrettanti sono quelli che ritengono sottovalutato il legame che unisce LeBron alla città, ai compagni, al coach e ai dirigenti.

Nonostante gli sforzi fatti per creare un progetto vincente attorno a James, malgrado l’addizione pesante di Shaq, al momento Cleveland sembra meno convincente di un anno fa.

Non si respira aria di tempesta, ma la situazione non è neppure idilliaca come in passato. È in questo contesto, infatti, che la recente e prestigiosa vittoria su Dallas non ha impedito che si innescasse una polemica.

Zydrunas Ilgauskas è in procinto di superare Danny Ferry e diventare il giocatore della storia dei Cavaliers con più presenze: 724. Ne ha parlato per giorni con i media, di quale traguardo importante fosse questo per lui.

Per me significa più di ogni altro record che detengo. Più dei rimbalzi o delle stoppate.

Non solo non gli è stato concesso di tornare titolare, ruolo che ha lasciato dopo tanti anni e senza fiatare a Shaq, ma non è neppure entrato in campo. È stato il suo primo did not play – coach decision in carriera.

Il lituano, contrariato, non ha alimentato la polemica con alcuna dichiarazione. Le sue difese le ha prese LeBron James.

Se fosse dipeso da me, lo avrei fatto giocare, probabilmente lo avrei fatto partire in quintetto. Semplicemente si poteva fargli iniziare la partita e farlo uscire poco dopo, chiamando un timeout per permettere ai fans di riservargli una standing ovation. Se proprio non vuoi tenerlo in campo, ci sono molti modi per ottenere quel risultato.
È una questione di sensibilità. Non sono uno a cui piace fare casino in spogliatoio o creare tensioni alla squadra. Ma, da parte mia, dico la verità. Non posso che appoggiare Z e mi sembra che non far giocare Z non sia stato giusto. Da suo amico, ne sono stato sconvolto, e sono sicuro che lo era anche lui.

Povero coach Brown, neppure una vittoria convincente e netta sui Mavericks gli concede pace. Questa volta però se l’è andata a cercare. E con la difficile situazione di Delonte West, dovrebbe prestare attenzione a non creare altri casi in squadra.

D’altra parte non è forse proprio lo sport professionistico americano quello che più di ogni altro chiede alle sue guide tecniche di essere tanto competenti sulle questioni di campo, quanto bravi a gestire i rapporti con i giocatori?

Stern office, wherever it is.
Doveva titolarsi Blowing the whistle, ma ne venne bloccata la pubblicazione su presunte pressioni della Lega. Ora però Tim Donaghy sembra aver trovato qualcun altro disposto a stampare il suo libro, forse già entro Natale.
Rinominato Personal Foul, già la copertina recita un accattivante “è il libro che la NBA non vuole farvi leggere”.

Donaghy è l’arbitro condannato per aver truccato delle partite su cui aveva scommesso e per mesi è stato esposto alla gogna mediatica. Screditato forse, ma non necessariamente bugiardo su tutti i fronti. Sicuramente parte in causa, mosso dal desiderio di vendetta su un sistema (a suo giudizio) corrotto in modo capillare e di cui lui ha pagato per tutti.

Direttive precise volte a proteggere le grandi star, che ricevono meno fischi arbitrali o viceversa vedono i diretti marcatori puniti eccessivamente.
Indicazioni a prolungare le serie di playoff più spettacolari e seguite.

Le rivelazioni di Donaghy (se ne trovano estratti nel web) rischiano di arrecare un discreto dunque un danno all’immagine pulita e genuina della Lega che Stern si affanna a vendere. Lega che si fa promotrice di iniziative sociali con NBA Cares e che promuove il proprio spettacolo con lo slogan Where amazing happens.

Ma non finisce qui.

Marion Jones, versione point guard.

Marion Jones, versione point guard.

Di NBA e doping si parla pochissimo. Ricordate forse scandali sull’utilizzo di sostanze proibite nella Lega di Stern?
Ecco, a rimettere in agenda il tema ci pensa Marion Jones. La tre volte medaglia d’oro alle Olimpiadi di Sidney dichiara di aver ricevuto diverse proposte da squadre di WNBA e si sta già allenando con le Silver Stars di San Antonio.

Marion giocava a basket prima di concentrarsi sull’atletica e può vantare un titolo NCAA vinto da playmaker di North Carolina. L’anno successivo fu perfino selezionata al draft dalla franchigia di Phoenix.

Le più importanti vittorie però le ha ottenute nell’atletica, quando lei e il marito tenevano la droga in frigo, vicino alla cena da scaldare e le siringhe nell’armadio, sotto il bucato.

Il basket può rappresentare la classica second chance per Marion. Nel frattempo Donna Orender, commissioner della WNBA, preferisce non commentare i piani della Jones.

I soliti nuvoloni all’orizzonte.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

3 Comments to “Temporali in arrivo”

  1. PINNO says:

    I Nets sarebbero ancora 0-17 🙂
    ma vediamo tra qualche ora dopo la sfida casalinga coi Mavs!!

  2. Mookie says:

    Hai ragione Pinno!
    Tentando di giustificare il refuso…
    se le sconfitte diventeranno 18 dopo la partita di stanotte contro i Mavs, almeno questa non gliela possiamo imputare a Kiki.

    Diamogli qualche giorno a ‘sto poveraccio.

  3. Per prima cosa un salutone ai miei amici Mookie e Gerry che devo ammettere hanno messo insieme il blog più interessante sull’NBA in generale che ci sia in giro, sono passati 10 anni circa da quando playit grazie all’intraprendenza di max giordan e alla collaborazioni di qualche pioniere come il sottoscritto prese il volo, allora in Italia era una cosa unica senza alternative, oggi il panorama di siti e blog è vastissima ed è più facile leggere banalità e sciocchezze (o peggio ancora articoli tradotti con google e sistemati in 5 minuti).

    Ho perso un’oretta a leggere i vostri articoli e non posso che farvi un applauso sia per la vostra competenze sia per la facilità con cui avete messo da parte il vostro tifo, lasciandovi andare ad analisi serene, anche questa cosa rarissima.

    Unico appunto Gerry scrivi un po di più di college, che si profila una stagione eccellente con quel John Wall che a me sembra un qualcosa di fuori dal mondo.

    Un abbraccio ragazzi, e mi raccomando per sapere delle vicende Celtiche bussate a http://www.iamaceltic.it

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>