Going back to New Orleans,
My race is almost run.
Going back to spend the rest of my days
Beneath that Rising Sun.

Si parla di Chris Paul. Si parla di David Stern. Si parla dei Lakers trombati e dei Clippers (presunti) vincitori.
Ma non si parla mai di loro.

Everybody should be happy.


Non comprendo le ragioni tecniche del plebiscito a favore dello scambio coi Clippers rispetto a quello che coinvolgeva i Lakers, dal punto di vista degli Hornets.

Se sono in un piccolo mercato non voglio mai ricostruire ripartendo dai giovani, per una semplicissima ragione: non so come andrà a finire, ma so che è più probabile che vada male.
Figuriamoci quando poi ho un’alternativa migliore!

Mi piace Eric Gordon fin dal college e credo di averlo avuto a roster in ogni fantagioco a cui ho partecipato in questi anni. Non ho alcun dubbio che si stabilizzerà oltre i 20 punti a partita fin dalle prime apparizioni e che quelle medie resteranno intatte per i prossimi dieci anni.

Ma è il giocatore in grado di cambiare il volto di una franchigia, come faceva CP3? E’ il go-to guy da cui andare per vincere le serie di playoff? Merita i non meno di 10 milioni annui che chiederà di qui a poco in sede di rinnovo? Ha superato le difficoltà fisiche avute negli ultimi due anni?

Aminu è un progetto, ma di quelli ancora in stato embrionale. Alternerà errori micidiali a partite in cui sembrerà un crack, ma per quanto la parolina magica upside possa scatenare tumulti ormonali a chi si trovi a maneggiarla, nessuno può dire oggi con certezza cosa ne verrà fuori.

Le scelte in lotteria sono sempre un’incognita e Chris Kaman in scadenza, soggetto già di suo non facile, è tutto da inquadrare nella nuova occupazione precaria e comunque senza troppe prospettive (vedesi foto).

La percentuale di gulag in eterna ricostruzione, capitanati ovviamente da Minnesota, è certamente superiore alla percentuale di gulag competitivi dopo una ricostruzione, capitanati ovviamente da Oklahoma City che tuttavia – c’è una bella differenza – è partita da zero.

Goran Dragic, Kevin Martin, Lamar Odom, Luis Scola: what else?
Era il pacchetto che sarebbe arrivato a Nola nella trade a cui i proprietari NBA hanno posto il veto. Quattro certezze del gioco, ognuno a modo loro e per quanto nessuno di loro come primo violino.

Darli in mano ad un maestro della panchina già acclarato come Monty Williams, in un roster che proprio schifo non fa (Jack, Belinelli, Ariza, Landry, Okafor), poteva significare giocare per il quarto posto in questa Western al ribasso.

Come si può affermare con imprudente certezza che l’affare andato in porto sia nettamente meglio?

Chiaro, c’è il discorso salariale ed il peso che i contratti di quei veterani avrebbero avuto sul cap degli Hornets nei prossimi anni se i risultati non fossero arrivati.
Ma mi volete dire che Scola ed Odom non avrebbero fatto gola a qualche big per un eventuale scambio (Dallas insegna)? O che Martin in scadenza nel 2013 non avrebbe rappresentato un’interessantissima opzione contabile per chi la sa gestire bene?

Mi hanno sempre detto che se nella NBA puoi giocare per vincere ed arrivare ai playoff, ciò sia più importante di qualsiasi altro obiettivo minore. In Louisiana e soprattutto a casa Stern l’hanno pensata diversamente, per varie ragioni che sappiamo.
In bocca al lupo ad Eric Gordon ed agli Hornets: la vostra corsa è quasi finita, ma vi diranno che il sole sta nascendo.

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One Comment to “The house of the rising sun”

  1. Luca 8 says:

    Dai come sei pessimista! Sono punti di vista, un’altra chiave di lettura può essere: spazio salariale lasciato da kaman, ottimo nucleo giovane e scelta da lottery in un draft che si preannuncia gustoso. Se non sono basi di partenza queste…
    Poteva starci la trade coi lakers e ci può stare questa. quello che non capisco è dove volevano andare i lakers dando via gasol e odom. Con chi avrebbero giocato sotto canestro all’ennesimo infortunio di Bynum?

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