Perché la NBA si è fermata questa estate? Il contratto in scadenza, sì, ma non il CBA, bensì quello dei giocatori!

Colpevoli.


Affido il succo del discorso ad un avvocato di nostra conoscenza che ascolta Andres Calamaro, che non porrà più domande in spagnolo a Luis Enrique e che darà il valore aggiunto al Natale insieme a Flavio:

L’anno scorso il sistema di Stern è saltato per aria e ciò non credo sia tanto dovuto ai numeri della spartizione della torta. Se succede quello che è successo coi free agent di Miami, vuol dire che i piccoli mercati non sono più in grado di attrarre giocatori di un certo livello e soprattutto di trattenerli.
Cleveland non può perdere LeBron James perché Cleveland esiste per LeBron James. Quante altre volte nascerà vicino a Cleveland un giocatore di quel livello? Probabilmente nessuna. Però era un affare colossale per la città, perché questo qua movimentava la downtown di Cleveland e portava 4-5 milioni di dollari solo per il fatto di giocare la partita.
Ci sono tali e tanti soldi nella NBA che il sistema è saltato lì: se LeBron va via, questo sistema che abbiamo creato non va bene. I proprietari si accodano a questa nuova situazione e nasce il manifesto programmatico della serrata.

La de-generazione USA di amiconi scelti intorno allo storico draft 2003 è ossessionata dalla vittoria, si parla, si confronta, si accorda, decide a tavolino gli equilibri della lega.

Con un unico preciso punto fermo, la regola tassativa, la premessa della loro costituzione monopolista: non rinnovare con la propria squadra di appartenenza.

LeBron è andato in scadenza.
Bosh è andato in scadenza.
Wade è andato in scadenza.
Stoudemire non ha rifirmato per Phoenix, ricattandola fino alla cessione.
Anthony non ha rifirmato per Denver, ricattandola fino alla cessione.
Deron è in scadenza, dopo aver ricattato Utah ora tiene a bagnomaria i Nets.
Paul è in scadenza.
Howard è in scadenza.

Non ci sono eccezioni, il patto è d’acciaio. I giocatori hanno creato una selezione arbitraria e soggettiva di grande mercato in base ai loro due parametri: posto trendy (South Beach, Brooklyn, New York, Hollywood; se Wade fosse stato in scadenza a Minneapolis, LeBron e Bosh l’avrebbero raggiunto?) e chance di vittoria (se Wade fosse stato in scadenza a New York, cosa ne sarebbe stato del fascino di South Beach?).

E’ in questo contesto, in questo ricatto strategico, in questo braccio di ferro tra potere contrattuale delle stelle in scadenza e squadre di medio-basso profilo di appartenenza, che va letta non solo una parte delle ragioni del lockout, ma anche la linea puramente politica alla guida del veto a Chris Paul in maglia gialloviola: vuoi andare a Los Angeles? Ok, eccoti i Clippers.

Non un modo di penalizzare i Lakers, vittime sacrificali e colpevoli solo di essere stati i più bravi tra i più vincenti al posto giusto nel momento sbagliato.
Ma un modo infantile e dimostrativo per penalizzare la de-generazione 2003, accanendosi sul più malcapitato e forse sul più genuino dei suoi alfieri, brandendo la pericolosissima arma degli Hornets commissariati.

Stern come Blatter, come Ecclestone, come Carraro. Un conflitto di interessi che fa impallidire le italiche vicende ben note, una sconfitta a prescindere per la NBA, il presunto bene comune che camuffa la lesione del bene individuale.

Ed ora avanti il prossimo, perché è il turno di Dwight, forse l’ultimo della lista nera di questa de-generazione, in un ideale collegamento con l’abbandono isolato di Shaq a Orlando, il capostipite di questa moda nella NBA a 30 squadre.

Pensare che se solo LeBron fosse rimasto a Cleveland…

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4 Comments to “Tutta colpa di LeBron”

  1. simonpietro says:

    “Affido il succo del discorso ad un avvocato di nostra conoscenza che ascolta Andres Calamaro, che non porrà più domande in spagnolo a Luis Enrique e che darà il valore aggiunto al Natale insieme a Flavio” per fortuna è tornato Buffa -mannaggia a Massimo mauro-, insieme al mio blog preferito!che bel week-end
    prima del commento, “condoglianze” a Mookie per il ritiro di Brandon Roy, uno che ste scene sul posto figo sicuramente non le avrebbe fatte.
    Basti pensare che cp3 aveva rifiutato a priori i Celtics per capire che ormai non serve nemmeno più mandarli in una contender ste super-star, basta andare nel posto figo e poi da li arrivano i dollari per fare la squadra. Che tristezza, e a differenza di Lebron nessuno guferà Paul perchè tifare contro i Clippers è moralmente illegale.
    Ancora di più quest’anno deve essere l’anno di Okc e Durant per dimostrare a tutti che si può vincere l’anello anche senza i soldi di miliardi di sponsor. anche se alcune voci sugli Heat fanno pendere l’ago della bilancia verso i Big three: Lebron si pente della Decision e smette di fare il Mourinho che non sa fare, Bosh mette su muscoli per giocare da centro PER SUA VOLONTA’, Curry dimagrisce!!, preso Battier…

  2. Mookie says:

    Grazie Simonpietro, effettivamente è un momento difficile..

  3. Francesco says:

    scusate solo un’indicazione. Da dove viene la citazione dell’avvocato? Grazie!

  4. Gerry says:

    All’interno di questo intervento a Treviso, circa 2-3 mesi fa:

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