Quando non è più amore ma “calesse” bisogna avere il coraggio della fine, piano piano, con dolcezza, senza fare male.

Due nomi da barrare e tre punti da aggiungere: R.I.P. City?


Proprio come a volte non si è preparati a chiudere una relazione, così da fan di Brandon Roy e tifoso di Portland devo ammettere che non sono ancora pronto a reagire alle sberle di questi giorni. E non mi è stato concessa la cura di Massimo Troisi.

In piena astinenza da NBA causa lockout, la notizia dell’accordo tra proprietari e giocatori ha riacceso l’entusiasmo per il basket giocato. Sfortunatamente quello che è successo da quell’istante in poi mi ha fatto rimpiangere il letargo dalla palla a spicchi.

Tutto in pochi giorni.

Brandon Roy si ritira.
Un giocatore che neppure da sano disponeva dei mezzi fisici delle migliori guardie della Lega, ma questo non gli ha impedito di guadagnarsi lo status di star. È l’avversario più difficile da marcare, secondo quanto hanno sostenuto sia Kobe Bryant che Ron Artest.

A gennaio come avrebbe affrontato le 9 partite in 12 giorni del calendario dei Blazers? McMillan pianificava di concedere a Roy 20 minuti a sera e di farlo riposare nei back-to-back. Deluso dalle prospettive poco eccitanti e soprattutto dall’irrispettoso silenzio del management che per settimane non ha preso posizione sulle voci sulla Amnesty Clause, Brandon ha deciso di anticipare tutti e annunciare il ritiro.
Una cosa è certa: tra due parti che si separano, meglio sia la più elegante a prendere l’iniziativa di pronunciare la parola fine. L’ultimo regalo di Brandon ai suoi tifosi.

Poteva finire a giocare altrove, ma i rientri affrettati degli ultimi due anni hanno consigliato una pausa per le sue ginocchia e questo stop mi suona come un provvisorio arrivederci più che un definitivo addio.
Ma a pensare a cosa gli abbiamo visto fare negli ultimi playoff (1 & 2), questa storia si sta chiudendo davvero troppo in fretta.

Portland: disappearing act.
Oden firma la qualifying offer da quasi 9 milioni annui e subito dopo veniamo informati che forse anche per questa stagione non lo vedremo in campo.
Dopo le cessioni estive di Rudy Fernandez e Andre Miller per fare spazio al nuovo playmaker dei Blazers, il discutibile Raymond Felton, ecco che Gerald Wallace finisce sul mercato in cambio di future picks. ll messaggio è cristallino: la modalità re-building è stata inserita.

E se a New Orleans sono commissionati, in Oregon la rifondazione continua senza un General Manager. Il commento con cui coach McMillan si presenta ai media non può che essere it’s just a normal training camp. No, nessuna ironia. Le battute le riserva per il suo ex collaboratore Monty Williams, attuale coach degli Hornets.
Senza Paul e West? Guardate in che Conference giocano, non sarete mica dispiaciuti?

Ma mi sono vergognato di più del Presidente Larry Miller quando, due settimane fa, è riuscito a parlare di Jerry Sloan in questi termini: come si chiama, quello lì che allenava i Jazz? Non è un bel momento per sostenere i Blazers e lo sa il sempre più criticato owner Paul Allen, lui con i giornalisti parla sempre di meno.

Ma almeno che ci risparmi da quelli come Larry Miller. Non siamo pronti a tanto!

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One Comment to “Non sono pronto”

  1. mircodiuboldo says:

    povero mookie… disperato… non sai quanto mi piacesse roy, onore a lui, ho già espresso un mio approfondito parere qui http://www.playitusa.com/video.....r-tribute/, e fatti forza, che comunque l’nba sta per cominciare e quelle sul buon g-wall sono solo ancora voci… dai…
    ciao

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