Sono stati affannosi e letargici mesi delle ragioni del denaro, del potere, del diritto, del sindacato, della politica.

Ora sono tornate le ragioni della pallacanestro, ma non tutti se ne sono accorti, specie se il loro cuore sanguina gialloviola o se la loro occupazione è Commissioner NBA.

Trova l'errore.


Molti appassionati hanno sicuramente vissuto la fine del lockout come goduria pura e semplice: come un gol del tuo difensore al fantacalcio; come un 7 in un’interrogazione o un 26 ad un esame quando sei convinto di non prendere più di 5 o 18; come la richiesta di amicizia accettata su Facebook da quell’interessante ragazza che si conosce di sfuggita.

Su questo blog le cose vanno meno bene: mentre il mio socio si dimena tra lacrime ed imprecazioni (ma conoscendolo sicuramente prevalgono le prime) per la cruenta vicenda del SUO Brandon Roy, io da buon paranoico delle regole e del diritto riprendo il controllo del mondo NBA con una mal celata seccatura.

Bisogna prenderne atto: David Stern ci ha preso gusto.

Si è divertito troppo in questi mesi a trattare, cercare l’accordo, speculare, bluffare, giocare al rialzo, poi al ribasso, andare all in, mostrare e nascondere le carte a piacimento: perché non continuare a farlo gestendo in prima persona New Orleans ed il destino della più forte point guard contemporanea, come le regole gli impongono di fare da parecchi mesi?

Non entro nel merito tecnico. Ho la mia precisa idea ma al momento non mi interessa cosa sia meglio tra la nidiata dei giovani Clippers, in grado magari dopo stagioni di lacrime e sangue di dare un senso alla Nola del futuro, ed il gruppo di veterani di lusso (per bravura e costo) in arrivo dalla trade che coinvolgeva Lakers e Rockets.

Così come non mi interessa che futuro avrebbe atteso i gialloviola e quale futuro potrebbe attendere ora i Velieri con Chris Paul a roster.

Non entro nel merito perché qualsiasi giudizio sportivo è minato all’origine dalla patologia burocratica che permette agli altri 28 proprietari (rappresentati appunto da Stern) di porre il veto ad uno scambio degli Hornets commissariati, con motivazione libera.

E’ tutto banalmente inaccettabile, irrimediabilmente malato, fatalmente compromesso, fastidiosamente italiano. Anche se nella sostanza può essere sportivamente ineccepibile.

Per dirla alla Doc Brown, è un continuum temporale interrotto, in cui, qualsiasi cosa accada andando avanti, Biff Tannen sarà sempre il corrotto padrone indebito di Hill Valley.
E qualsiasi cosa succeda, i Lakers hanno il diritto di sentirsi defraudati, tanto più nel paese del libero mercato e delle leghe sportive democratiche.

Il lockout è veramente finito, anche se prima di vederne qualche effetto bisognerà aspettare un paio di anni. Non ho dubbi che Stern possa portare The Big Easy al titolo NBA anche prima che ci arrivi LeBron, visto l’andazzo. Come non ho dubbi che la trade con i Clippers sarà un ottimo affare per New Orleans, Bledsoe o non Bledsoe.

Ma ora si torna a giocare, è il momento delle ragioni della pallacanestro, quelle vere.
Non quelle ipocrite dietro alle quali si prova a nascondere un’anomalia del sistema appena rinnovato, ma con i soliti insopportabili vizi.

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3 Comments to “Basketball reasons”

  1. marco says:

    bentornati!
    era ora.

  2. Matteo says:

    Bentornati!!!!!! Finalmente 🙂

  3. Brisss says:

    “Per dirla alla Doc Brown, è un continuum temporale interrotto, in cui, qualsiasi cosa accada andando avanti, Biff Tannen sarà sempre il corrotto padrone indebito di Hill Valley.”

    Grande Gerry…che citazione!!ahah…e solita sontuosa “estetica” della scrittura…è sempre un piacere leggerti 🙂

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