From Heat vs Mavericks 95-105, del 12.6


Ha vinto il bene, ha perso il male.

Not one, not two, not three, not four... Zero.


Ha vinto l’umiltà, ha perso la prosopopea.
Ha vinto il karma, ha perso il talento esportabile.
Ha vinto la sobrietà austera di uomini veri, ha perso la spavalderia infantile di fragili immaturi.
Ha vinto la pallacanestro, ha perso un certo modo di intendere lo sport di squadra.
Ha vinto una grandissima squadra di basket, hanno perso grandissimi giocatori di basket.

La vittoria è dei Mavericks e della legione di appassionati NBA in festa che tifava per loro, tutti saliti sul carro di Dallas come forse di chiunque altro fosse giunto alle Finals da Ovest per sfidare Miami, ma con assenza totale di remore per la simpatia che emana la prima volta di Dirk e compagni.

Si dovrebbe allora parlare della Vendetta, con la V maiuscola, in una maestosa scenografia karmica con ogni ingrediente al posto giusto, corsi e ricorsi che si sprecano rispetto a 5 anni fa, quasi come se i componenti del roster di Dallas si fossero messi d’accordo a loro volta per giocare assieme con precisi requisiti: le sconfitte del passato.

Si dovrebbe parlare delle enormi rivincite individuali e delle tante storie di perdenti riscattati, evidenziando ora la stupidità e precarietà del concetto in salsa USA, toccando anche il redento Mark Cuban ed un impeccabile coach Carlisle sempre più in versione Jim Carrey nel dopo gara.

Si dovrebbe parlare di un tedesco da Wurzburg, non casualmente Mavs a vita, che non conosce i meccanismi di Hollywood e non ama prendere il sole a South Beach, preferendo isolarsi negli spogliatoi per cercare di realizzare che ha riscritto il suo oroscopo ed il ricordo che questo sport avrà di lui.

Si dovrebbe parlare del virtuale MVP della serie, a tasso testosteronico fuori controllo, direttamente da Portorico, che ci ha descritto come si può dominare una Finale dalla strana visuale a soli 175 centimetri da terra.

Si dovrebbe parlare della faccia tosta dell’uomo chiamato Jet, che ha di fatto vinto la serie segnando ogni cosa si potesse segnare in ogni momento determinante di ogni vittoria di Dallas.

Si dovrebbe parlare della chiave tattica della vittoria, l’unico vero centro presente in campo in queste Finals, uomo attorno al quale sono stati costruiti gli aggiustamenti della serie e la cui situazione falli era più monitorata di Megan Fox mentre fa un bagno in bikini.

Si dovrebbe parlare dello strano terzetto di veterani, Kidd, Marion e Stojakovic, a cui hanno detto per anni che il loro turno era passato e non sarebbe più tornato, ma che si prendono ora una clamorosa soddisfazione soprattutto per il primo strameritata.

Si dovrebbe parlare degli assenti, Butler, Beaubois ed Haywood, non certo i primi arrivati.

Si dovrebbe parlare degli imprescindibili pretoriani, capitanati dall’insospettabile strangolatore Cardinal e dall’immarcescibile screanzato Stevenson, fattori a sorpresa di una serie che certo non pensava a loro nelle premesse prima di gara 1.

Si dovrebbe parlare di chi ha vinto, ma no, scordatevelo, non può essere così: si parlerà di chi ha perso.

Perché Miami non ha solo perso, ha vissuto uno psicodramma inenarrabile, una disfatta malvagia, una tragedia epica, una vicenda sadica, ancestrale, metafisica, nata in quello sciagurato 9 luglio e culminata oggi nella più perfida delle conclusioni a boomerang.

Una sofferenza umana che rende persino difficile infierire sui tre amigos di South Beach, anche se per far tornare la voglia basterebbe andare su uno a caso dei tanti video della scorsa estate, in quella tamarra e pacchiana presentazione durante la quale facevano la conta dei titoli che avrebbero vinto.

Se esiste empatia in questo mondo, oggi LeBron, Dwyane e Chris non possono essere raffigurati e denigrati come quegli insopportabili buffoni il cui cabaret abbiamo stigmatizzato fino all’altro ieri.

In gara 6 non hanno giocato a basket, vegetando in uno stato confusionale di 48 minuti con solo sporadiche interruzioni dell’orrendo cortocircuito, in un palese segnale di inferiorità tecnica di pari passo con quella caratteriale, all’interno di una pallacanestro inaccettabile per i puristi e per chi ama veramente questo sport, con coach Spoelstra inesorabilmente imputato.

Oggi è il giorno in cui si deve riconoscere la fragilità di uomini che usano certi discutibili mezzi per proteggersi, come difesa, alzando scioccamente la pressione che poi li annienta sul più bello; il giorno della compassione, perché James è ancora una volta incredibilmente dalla parte sbagliata del karma.

E soprattutto il giorno in cui si certifica che i limiti di personalità sovrastano l’onnipotenza tecnica di LeBron, rinviando di un altro anno ciò che è scontato da 8 anni e che comunque prima o poi arriverà, insieme persino ad un po’ più di simpatia che scaturisce dalle sconfitte.

Ha vinto Dirk, ha vinto Jason, hanno vinto i più forti, forse abbiamo vinto tutti, di sicuro giustizia è fatta. Rallegriamoci.
Che il processo abbia inizio.

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7 Comments to “La sconfitta”

  1. Canigggia says:

    “Sobrietà austera di uomini veri” = DeShawn Stevenson e Jason Terry?

    Grande articolo 😀

  2. Gerry says:

    Ehm, ops, come si dice? Anche nelle migliori famiglie.. 🙂

    Diciamo che quella valutazione va estesa su tutto il roster e l’intera organizzazione, comprendendo anche l’insospettabile X fisso tra il Cuban sedato di questi playoff e Pat Riley.

  3. From 0 to hero says:

    Bellissimo articolo. Tremendamente vero quando affermi “Ha vinto una grande squadra di Basket. Hanno perso grandi giocatori di Basket”. Mavs che dimostrano che si possono vincere finali NBA anche con figuranti come Cardinal, se inserito in un contesto di “squadra”, di spaziature, di non limitarsi ad aspettare la palla in un angolo “tanto tiro bene”. Wade che si dimostra mentalmente 2 spanne superiore a Lebron e Bosh che non fa niente per contraddire chi afferma che c’è in giro roba molto migliore, anche per fare il terzo violino.
    Se avesse vinto Miami MVP Wade a mani bassissime, ai Mavs giusto darlo a Nowitzki anche se poi pensi un attimo dici: “perchè non a TERRY che quanto serviva ha segnato sempre? Perchè non Barea, undrafted di 1.75? O alla decisiva difesa di Chandler? O a Kidd che ha vinto lo strameritato titolo paradossalmente più tirando e difendendo che non distribuendo (seondo nella storia per assist).
    Appunto… hanno vinto i Mavs. Dall’altra parte avrebbe vinto Wade

  4. mauro says:

    io ne ho un po’ le scatole piene di parlare dei perdenti, sono persone che ammiro quando fanno cose atleticamente/cestisticamente notevoli, ma non credo che siano dotati di cervello, io ne conosco di atleti che non sono mai arrivati alla consacrazione massima perchè “matti”, le serie minori di tutti gli sport sono pieni di questi matti, che non sono solo forti ma scemi, sono anche quelli che hanno preso decisioni sbagliate e le hanno pagate per anni, e se fosse cosi anche per i 3 amigos, atleti fantastici ma “matti”, sarebbe troppo semplice? per me no e adesso basta, bravi mavs e sono felice per il “mio” giasone, quando giocavo era il mio idolo e soffrivo a vederlo “perdente”, ciao a tutti

  5. simonpietro says:

    “[Lebron]Sta vincendo perchè non ha addosso la pressione che hanno Kevin e Derrick di dire “ok ragazzi adesso vi carico io sulle MIE spalle” con tutto quello che comporta sbagliare certi tiri in certe situazioni. Può dividere il peso del comando, e la palla è più leggera per tutti e 3 in questo momento: ma se cominciano a sentire la pressione dei favoriti sulle spalle occhio a come reagiscono.”
    così scrivevo dopo gara-4 contro Chicago. E puntualmente come Lebron ha vinto gara-3 (nei casi precedenti LA gara che numericamente consegnava il titolo nel 100% dei casi)è sparito: è l’ultima delusione che può subire nella sua carriera, se ne avrà altre potrebbe non riprendersi più, da oggi in poi può solo giocare al massimo se vuole tacere le critiche perchè non avrà più altre occasioni per fallire l’appuntamento decisivo

  6. luca says:

    Ciao,
    solo per sapere, ma tornerete s scrivere?
    Mi mancate…o state anche voi in sciopero…?
    Se volete rispondetemi alla mia email.
    Grazie!

  7. Mookie says:

    Ciao Luca,
    “ci” manchiamo anche noi!

    Aspettiamo almeno di sapere quando riprenderanno a giocare in NBA .. prima di lanciare proclami.

    A presto,
    Mookie

    PS: mail non pervenuta.
    yeswegot@gmail.com

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