From Mavericks vs Heat 112-103, del 9.6


Definizione di perdente: chi è stato sconfitto in una contesa, in una competizione, chi nella vita subisce spesso sconfitte.

A chi toccherà il timbro?


Così sarà etichettato per tutta la vita Dirk Nowitzki, nella sciagurata ipotesi che Dallas perda le prossime due sfide a Miami.
Così è etichettato oggi LeBron James, non volendo nemmeno pensare cosa gli pioverebbe addosso nei prossimi mesi in caso di una vittoria dei Mavericks in Florida.

Sono rispettivamente l’attaccante più forte ed il giocatore più completo di questo sport, ma chi se ne frega, è la NBA, non si fanno prigionieri: la storia qui si costruisce solo con le vittorie.

Lo stesso gesto, lo stesso canestro, la stessa grande prestazione possono essere letti in modo diametralmente opposto a seconda che conducano ad una vittoria o ad una sconfitta.
Il mito nella NBA si costruisce con sigilli ed elementi simbolici che accompagnano al titolo, non al secondo posto.

Se giochi bene 82 partite di regular season ma sbagli uno dei primi due turni di playoff, sei un perdente.
Se giochi bene 82 partite di regular season ed i primi due turni di playoff ma sbagli la finale di conference, sei un perdente.
Se giochi bene 82 partite di regular season, i primi due turni di playoff e la finale di conference ma sbagli la finale NBA, sei ancora di più un perdente.

Se dopo la finale del 2006, sfumata dopo essere stato di fatto in vantaggio 3-0, dovesse perdere anche la finale 2011, presentandosi a gara 6 in vantaggio sul 3-2 con due match point sui polpastrelli, il tedesco sarà spacciato.

Un giocatore che rappresenta la perfezione stilistica sotto ogni profilo tecnico offensivo, raggiungendo vette mai raggiunte nella storia del gioco per l’esecuzione al tiro in ogni sua sfaccettatura.

Un uomo a cui non è possibile rinfacciare alcuna caduta di stile extra campo, tranne qualche birra di troppo durante i suoi ritorni in patria dalle parti di Wurzburg, con conseguenti istantanee fotografiche parzialmente fuori controllo.

No no, non interessa, non ci saranno alibi nell’immaginario USA, poco importa che abbia fatto 52 punti nel quarto conclusivo delle 5 partite di Finals, contro i miseri 11 di LeBron.

Spacciato: Dirk il perdente.

E con lui subito a ruota Kidd e Terry, al momento costantemente dal lato buono del karma, meravigliosi e determinanti nella splendida vittoria di gara 5.

Non riuscirò mai ad entrare nel forcaiolo meccanismo statunitense per il quale solo chi vince il titolo merita di togliersi di dosso l’appellativo, mentre chi ci va più volte vicino senza riuscirci se lo vede incollare sempre di più addosso.

Ma si sapeva perfettamente che ad uno tra LeBron e Dirk sarebbe toccato il timbro di loser dopo queste Finals: provvisorio per James, definitivo per Nowitzki.

Dopo La decisione non poteva essere altrimenti sul lato emotivo-empatico: James ha ormai scelto di essere antipatico a tutti, tanto più se col suo socio prende pure per i fondelli il nobile e debilitato avversario davanti alle telecamere, quasi alla ricerca Mourinhiana di avere tutti contro per caricarsi ancora di più.

Ma il modo in cui la sconfitta arriverebbe e gli ultimi disastrosi finali di LeBron stanno rischiando di rendere quasi patetica l’eventuale disfatta, cosa impensabile dopo le serie contro Boston e Chicago.

Perché sì, nelle sconfitte non solo si dimenticano le cose belle, ma ci si ricorda benissimo tutti gli errori commessi, anche quando non sono esattamente errori: James non segna nel quarto quarto, James tiene troppo palla, James sbaglia tiri nei finali, James la passa, James non la passa, James secondo violino, James primo violino, James clutch player, James deve lasciare i finali a Wade, James va dentro, James si accontenta, James è un play, James è un centro, James difende, James provoca, James simula.

Tutto fa brodo quando perdi e quando sei sempre dalla parte sbagliata del karma, c’è sempre un modo per inchiodarti alle tue responsabilità in una partita di basket a questi livelli, specie quando sei così improduttivo negli ultimi minuti. Altro che tripla doppia!

Se poi ti chiami anche LeBron James ed hai tutti quegli scheletri nell’armadio, ti resta una ed una sola cosa da fare: vincere.
Non importa come, tanto siamo in America, patria in cui si concede a tutti un’altra chance, a patto prima o poi di saperla sfruttare. Vero Dirk?

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4 Comments to “Loser”

  1. Vitor says:

    Sinceramente non sono così amante di questa dottrina americana per la quale se non ti metti anelli al dito sei un perdente.
    Anche in caso di (sicura!) vittoria Heat, cosa potremmo chiedere di più al commovente tedesco di questi playoff?

  2. Max Giordan says:

    Esatto: se il tedesco perde, non sarà ricordato come vincente, ma come grande persona e grande giocatore.

    Ma se il Prescelto perde? Con tutto questo hype che si è autoimposto, dopo tutte queste sceneggiate? C’è caso che non diventerà simpatico neanche in caso di vittoria…

  3. Daniele says:

    In totale accordo con Max, come fa ad esser simpatico un giocatore che, ad esempio, manda sms per arruolare giocatori indecisi e si firma “The King”? Come si fa ad avere simpatia per uno che (insieme a Wade) prende in giro WunderDirk che li ha appena umiliati, nonostante la febbre, e che lo rifarà due giorni dopo? http://sports.yahoo.com/nba/bl.....nba-wp4730

  4. mircodiuboldo says:

    se era cardinal a prendere per il culo wade, con i colpetti di tosse, almeno gli davano 50000 dollari di multa…
    povero brian, eroe di gara 5… quella steal su lebron, che poi sarà andata a referto a stevenson, dovrebbe entrare nella storia, sempre ammesso e non concesso che i mavs vincano…

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