From Heat vs Mavericks 93-95, del 2.6


Chi fa del male soffre in questo mondo e nell’altro. Chi fa del bene gioisce in questo mondo e nell’altro. Meno avete, e meno dovete preoccuparvi.

Per ogni azione c'è una reazione uguale e contraria.


13 giugno 2006, AmericanAirlines Arena, Miami, Florida.
Gara 3 delle Finals, 6:33 alla fine, canestro in sospensione di Terry dai 5 metri, Dallas vola sul +13, 89-76.
La serie è finita, Dallas è 3-0, è più forte, è campione; Miami e Dwyane Wade sono annichiliti.

Seguirà un canestro di Wade ed un parziale di 22-7 per gli Heat, Nowitzki e Terry sbaglieranno tutto, Miami accorcerà sul 2-1 e si laureerà campione tre partite dopo.

2 giugno 2011, AmericanAirlines Arena, da qualche parte vicino a South Beach.
Gara 2 delle Finals, 7:13 alla fine, canestro di Wade, Miami vola sul +15, 88-73.
La serie è finita, Miami è 2-0, è più forte, è campione; Dallas e Dirk Nowitzki sono annichiliti.

Seguirà un canestro in sospensione di Terry dai 5 metri ed un parziale di 22-5 per i Mavs, Nowitzki e Jason non sbaglieranno niente, Dallas pareggerà 1-1 e…

Pausa scenica.

Non mi sono mai interessato molto delle religioni che nascono e si diffondono ad est di Gerusalemme, ma ho come la sensazione che passerò le prossime settimane a sfogliare testi induisti e buddisti per indagare un po’ sulla vicenda.

L’appassionato medio della NBA intanto si è svegliato stamattina più felice, non solo in Germania, sia perché il rocambolesco esito di gara 2 gli ha permesso di avere una finale più equilibrata di quella che si stava paventando, sia perché ovviamente il bene ha sconfitto il male.

Male che però è sempre troppo, troppo, troppo facile da individuare quando c’è di mezzo lui: ha fermato la palla, ha palleggiato troppo in punta, ha fatto tutto quello per cui è sempre stato criticato a Cleveland, non ha trovato in Wade (annullato in anticipo dal meraviglioso Kidd) il socio perfetto del quarto quarto.

Ok, ma non è quello che LeBron ha sempre fatto con successo nei finali contro Boston e Chicago?
Quindi, fatemi capire: se i tiri entrano è il migliore, se i tiri non entrano è solo colpa sua? Non è troppo semplicistico?

Il dato oggettivo e risaputo è che quel tipo di attacco senza movimento della palla non sempre ti fa vincere le partite, ma quando Miami deve recuperare o giocare punto a punto, aggredendo ogni possesso, regolarmente le cose sono andate bene anche uno contro cinque.

Quando invece si tratta di amministrare un vantaggio, guardando troppo il cronometro ed i secondi che passano, magari dopo aver staccato la spina dell’emotività ed iniziando il fastidioso rito delle esultanze, regolarmente le cose vanno male.

Se fosse allora solo un problema mentale, di approccio e di testa?
E’ successo spesso in regular season, ma è di gravità monumentale che ciò accada in finale NBA.

Gara 2 è stato un incidente di percorso per Miami, ne sono convinto. Emotivamente la serie è tornata in discussione, ma tecnicamente pende ancora verso le spiagge della Florida, e presumo che i due amigos non ripetano errori del genere.

Dallas però è una squadra diversa rispetto a quella che l’immaginario collettivo aveva costruito nelle menti di ognuno. Non sono più i Mavs che mollano o vanno in crisi alla prima difficoltà, ma sono i Mavs che con Lakers prima, Thunder poi e Heat ora hanno distillato imprese in rimonta mostrando attributi cinque stelle e nervi d’acciaio nel reggere le pressioni.
Ed adesso hanno pure il fattore campo dalla loro.

Faccio enorme fatica a pensare che LeBron sia sempre dal lato sbagliato del karma.
Ma se questo davvero esiste ed alla luce dell’andamento di gara 2, non sono il biondo tedesco da Wurzburg ed i suoi compagni perdentoni ad avere qualche motivo di speranza in più?

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3 Comments to “Karma”

  1. Feelgood5150 says:

    Karma sono anche i 9 punti di DeShawn Stevenson nella prima metà di gioco. Forse in pochi se lo ricordano ma durante il primo turno dei playoff del 2006 (i primi di LeBron e gli stessi di cui si parla nell’articolo), nella serie Washington-Cleveland Stevenson definì James “overrated”: il ‘prescelto’ sussurrò a un Gilbert Arenas in lunetta nel finale dell’overtime di gara 6 un poco onesto “Se sbagli questi tornate a casa perchè vinciamo noi”. Come non detto, fine dei sogni dei Wizards (che meritavano, ah se meritavano). James, a posteriori fu detto, avrebbe meritato un fallo tecnico.
    Diciamo che non mi stupirei se stavolta il karma premiasse Stevenson e la sua banda.

  2. menterovente says:

    be lebron mi sta sulle palle per molte cose, ma dopo quello che ha fatto ad arenas mi “pesa” di meno, il trash talking è un’arte e se ti fa vincere, dubito, ma se ti fa vincere sei un genio. jordan era un maestro lodava gli avversari che poi “gasati” sbagliavano 🙂 tiri semplici, un genio anche qui, purtroppo non si può fare un libro su quello che si dicono in campo perchè, lo stesso gallo lo ha detto, lo slang non si capisce e non si sente tutto, ma sarebbe un libro fantastico.
    ciao a tutti e forza mavs

  3. Balio says:

    Bellissimo!!!! Probabilmente il più bell’articolo delle finali. Ti faccio i miei complimenti Gerry!

    Quello che hai scritto, soprattutto la prima parte, è l’esatta trasposizione di ciò che penso… Nemmeno io mi sono mai appassionato alle religioni ad est di Gerusalemme ma, dannazione, il karma è incredibile, non fallisce una volta… per citare un “grande saggio”: Karma is a Bitch!

    Ho passato 5 anni a soffrire con i miei Mavs per tutte le sconfitte rimediate ai PO… Questa è le giusta ricompensa per loro, per averci creduto, per aver sempre lottato anche nei momenti difficili.

    Perché il karma oltre ad essere un principio è, a quanto dicono, la causa del destino degli esseri viventi. Ma sono convinto che il destino non si compie da solo, va aiutato con grinta e forza di volontà e Dirk, Giasone e company, quest’anno, ne hanno avuta da vendere….

    GOOOOO MAVS!!!!!!

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