Help!, I need somebody,
Help!, not just anybody,
Help!, you know I need someone, Help!

Quattro creativi da Liverpool assicuravano di non aver avuto bisogno di aiuto quando erano giovani; per Rose e Durant non è così.

«Siamo sicuri che si vinca con questo qua?»


C’è la provvisoria indiscutibile superiorità degli avversari, che probabilmente nelle figure di Wade e Nowitzki avevano già firmato 5 anni fa il documento di intenti con indicazione di ora e luogo della rivincita, alla luce dell’incredibile sceneggiatura che sta riportando Miami e Dallas in finale.

C’è la mia paranoia sull’impossibilità di vincere la NBA per un leader giovane al primo tentativo da contender, tormentone che in effetti si sta abbattendo sull’inadeguatezza anagrafico-generazionale (e non certo tecnica) di Rose e Durant e del contesto attorno al quale evoluiscono.

Ma soprattutto Chicago e Oklahoma City sono in svantaggio nelle rispettive finali a causa dell’assenza o dei limiti delle presunte seconde punte: Carlos Boozer e Russell Westbrook.

Boozer sta rendendo lampante qualcosa che sembrava solo plausibile dopo l’esperienza a Utah: non vale un contratto di 75 milioni di dollari per 5 anni e non è un giocatore che ti porta al titolo.

Non ha la fisicità, l’aggressività, la mentalità e la tecnica per essere un difensore non solo credibile ma almeno accettabile a questi livelli. Illude sempre con ottime cifre (26+17 ieri!), ma non è quello di cui ha bisogno Rose.

Non è solo un problema di contenimento dell’uno contro uno, a causa del noto inghippo dei pochi centimetri e della scarsa mobilità che fa sorgere un mismatch di default contro qualsiasi avversario, ma è soprattutto l’incapacità di muoversi di squadra col resto dei compagni leggendo il gioco in aiuto e lontano dalla palla.

E’ il primo fallimento individuale di Tom Thibodeau, che prima di Carlos era riuscito a cavare il sangue dalle rape persino con Eddie House, rendendo ogni singolo giocatore un difensore migliore (Deng who?) solo grazie alle sincronie di squadra ed al lato motivazionale, creando il mostro Rajon Rondo, vergognosamente sopravalutato oltreoceano nei riconoscimenti, misteriosamente efficace nel sistema dei Celtics con le sue manone, ma dannoso e orrendo nella difesa sull’uomo.

Se poi Boozer riesce anche a farsi maltrattare da Bosh sul piano mentale e dell’approccio, dopo averlo provocato a parole prima di gara 3, il capolavoro alla rovescia appare perfettamente riuscito.

Westbrook non è un play, e fin qui ci siamo arrivati tutti, persino chi non ha mai visto giocare Stockton.
Ma c’è modo e modo di non essere play: Russell sta sperimentando quello peggiore, reato aggravato dalla presenza di un certo signor Durant che si sta consacrando non grazie al suo compagno, ma nonostante lui.

La premessa è doverosa: non sarebbe il Westbrook che oggi conosciamo se non avesse sempre avuto quella dimensione emotiva, quella sfrontata faccia tosta, quel caratteraccio, quella fame di arrivare e quella visionaria fiducia in se stesso.

Ha 23 anni, gli si può perdonare tutto nella prima finale di conference, specie quando poi mette in mostra scenari apocalittici grazie alle sue ingestibili accelerazioni.
Migliorerà, crescerà.

Ma è agli atti che in questi playoff stia sbagliando quasi tutto, non aiutato di certo dalla creatività nei giochi offensivi di Brooks e del suo staff, ma non riuscendo ad elevare il suo gioco per l’esigenze della competizione, specie nei finali.

Palleggi in punta per 15 secondi, penetrazioni senza senso nel traffico, costante ricerca dell’uno contro uno con selezioni di tiro agghiaccianti, ma soprattutto fasi della partita in cui rasenta lo zero assoluto nel coinvolgimento dei compagni e di quel poveretto col numero 35, che avrebbe dimostrato di poter fare due o tre cose se messo in ritmo.

L’ex UCLA ha giocato la sua migliore pallacanestro di postseason in gara 7 contro Memphis, sedato, sotto controllo, distillando penetra e scarica con tempi perfetti, rendendo tutti amici contenti.

Ma è più forte di lui sentirsi più forte di tutti, tornando infatti contro Dallas, per la gioia di Carlisle, a mettersi la maschera del super eroe incazzato che vince da solo contro i cinque avversari, ovvero lo stesso travestimento che l’ha portato a diventare uno dei migliori giocatori della lega dopo essere stato anonima riserva da 9 minuti a gara nel suo primo anno al college.

Siamo 2-1, niente è ancora perduto, ma la sensazione è che Miami e Dallas abbiano molto banalmente qualcosa in più, tra completezza tecnica, sapienza anagrafica e vibrazioni motivazionali, oltre alla suggestiva vicenda ancestrale della vendetta.

Soprattutto le loro stelle hanno affianco giocatori di ben altro livello di esperienza, fame e talento. Date James a Rose e Kidd a Durant, e forse parleremmo di ben altri scenari ed assisteremmo a tutt’altra finale NBA, ma that’s the way it is.

Occorre sempre ricordare che Derrick e Kevin sono arrivati dove sono con largo anticipo sulla tabella di marcia: il successo per i fuoriclasse è solo rinviato, nonostante Carlos e questo Russell.
Si tratta solo di cercare e trovare l’aiuto giusto, per poi andare all’incasso del proprio talento. Vero LeBron?

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9 Comments to “Help!”

  1. Luca 8 says:

    Quoto tutto, vero che il tempo gioca dalla loro, ma permettimi un paio di osservazioni, una per squadra:
    1) ok che rose è il più giovane MVP della storia, che sono un gruppo in formazione con un allenatore nuovo e giocatori nuovi, ma se boozer dovesse rivelarsi una sola (cosa che sto iniziando a temere seriamente…) le possibilità di miglioramento del roster sono poi molte? Il contrattone di carlos, quelli di deng e noah e la necessità di rifirmare l’MVP (a cifre mirabolanti immagino) non lasceranno molto margine alla dirigenza dei tori per muoversi sul mercato in cerca di quella famosa guardia mancante.
    2) premesso che westbrook lo vedo come un giocatore perfettamente indirizzato verso lo status di quasar player, un mostro da statistica tipo il bosh dei raptors ma completamente inutile in una logica di squadra, premesso che un buco nero come lui è deleterio tanto più se gioca nel ruolo di PG (mi rifiuto di dire playmaker), ritengo che il giovane fenomeno con il 35 stia mostrando PREOCCUPANTISSIMI limiti in termini di leadership e personalità. È inammissibile che la stella della squadra non veda palla negli ultimi minuti della partita (vedi gara 6 con memphis) e non vada nemmeno a reclamarla. Anche nel caso di durant il tempo gli è amico, ma attenzione: il carattere è difficile da cambiare.

  2. Francesco says:

    probabilmente sono off topic ma lo scrivo uguale: ieri sera tal Jason Kidd classe 1973 a un minuto dalla fine del supplementare ruba palla a Durant che sta penetrando va in attacco riceve una scarico da Dirk dietro la linea da 3 manda al bar Westbrook con una finta e inflia la tripla che ammazza la partita. Sono terrorizzato all’idea, credo molto probabile, che alla fine Miami arrivi al titolo; davvero non se lo meriterebbero neanche la metà di Kidd e Nowitzki

  3. simonpietro says:

    no no Gerry un momento: date james a Rose? Mi stai forse trattando LBJ da secondo violino??? XDXDXD
    E’ logico che se metti insieme jason e KD e LBJ e Rose le favorite diventano loro, per lo stesso motivo per cui le altre 2 ora hanno il favore della serie: perchè come “secondi” violini hanno 2 ragazzi che hanno portato in FINALE NBA squadre che poi si sono rivelate essere non di livello spaventoso: NJ del 2003 e Cleveland del 2007 potevano arrivare in finale solo con quei 2 mostri, chiunque altro avrebbe fallito. Se per Jasone l’età comunque rende giustificabile il suo ruolo a Dallas (lui e Dirk si aiutano a vicenda a rimanere giovani XD) stiamo vedendo come LBJ per arrivare in finale ha bisogno del go-to-guy clutcher negli ultimi 5 minuti (Wade è stato clamoroso in molte partite, poi in alcune il closer l’ha fatto LBJ) e di una 3° ruota che può farne 35 con 18 tiri, oltre che di un sottovalutato sistema difensivo di grande efficacia messo in piedi da Dentone Spoelstra. Facile la vita del prescelto quando se perdi non sei il primo colpevole al banco degli imputati, o no?

  4. Gerry says:

    @ Luca 8

    La lettura di Durant nell’ultimo possesso dei regolamentari di gara 4, quando ha spezzato il gioco pur di prendere palla dalle mani di Westbrook, è il più clamoroso caso sociologico della NBA attuale, che merita sicuri approfondimenti e fa in effetti emergere il problema di cui parli.

    Ma paradossalmente è stato un caso di eccesso di leadership e personalità, che è costato caro ad Oklahoma City. Un bel casino!

    Oh, anche Jordan prima di scaricare a Paxson e Kerr ha preso le sue belle tramvate da Bad Boys e compagnia, sbagliando persino lui i finali e gli ultimi tiri…
    Abbiate fede.

    @ Francesco

    Niente da aggiungere, Kidd e Nowitzki sono da componimento poetico per quello che stanno combinando. Soprattutto il primo che avevo dato per bollito e visto totalmente allo sbando fisico nel 2008 a Pechino, mi sta sbalordendo per come sia riuscito a migliorare fasi del suo gioco a 38 anni.

    Dirk, beh, forget about it!

    @ simonpietro

    Eh sì, LeBron all’incasso, sarebbe comunque la sua grande vittoria, anche se da primo violino e mezzo (mi sa che conierò questa nuova dicitura per lui e Wade 🙂 ).
    E come gli ho già più volte riconosciuto negli ultimi tempi, il modo in cui sta giocando e crescendo in questi mesi, come auspicavo da sempre, sta drasticamente modificando la mia idea su di lui.
    Se lo meritano di più Dirk e Kidd, ma solo perché è l’ultima occasione per loro; James è ugualmente meritevole, anche se ha avuto bisogno dell’aiuto.

  5. Mike says:

    Rose, per non essere da meno a KD, ha risposto subito con un altro caso psicologico niente male.
    vabbè dai, non potevano pretendere tutto e subito, è giusto che facciano esperienza con gli errori importanti, le recriminazioni, le sconfitte cocenti: le eliminazioni, persino umilianti se è il caso.
    questo li spingerà a non accontentarsi di quanta consistenza il proprio gioco ha raggiunto e a prepararsi ancora di più sin dalla prossima stagione.
    scontato, banale, prevedibile ma è così.

    su James primo violino e mezzo con Wade cominciò a non concordare più come qualche settimana fa: in questa serie coi Bulls, per esempio, nonostante il marcatore di James fosse sempre più difficile da attaccare del marcatore di Wade, ha sempre avuto molti più possessi palla in mano LBJ rispetto al compagno. ieri c’è stata la conferma di come questa Miami è diventata la squadra di James e basta, un po’ come lo fu Cleveland ma con la differenza che se il numero 6 per una giornata dovesse andar male oppure avere bisogno di assistenza, l’immediato supporting cast in graduatoria 2 e 3 è molto ma molto meglio di quello trovato in riva al lago.
    ci sono diverse scene durante le partite di ieri, in cui si nota James durante le interruzioni del gioco che – a parte le solite buffonate inutili che davvero ti fanno capire perché non potrai mai fartelo trovare simpatico – va ripetutamente ad abbracciare e talvolta coccolare Wade dopo un proprio isolamento, come a dire “ehi man, grazie di accettare di stare da parte senza protestare”.

  6. simonpietro says:

    @mike
    Wade ora è parte del supporting cast? Da ex MVP delle finali e trascinatore di una delle più grandi rimonte della storia NBA a pretoriano scelto? Secondo me la completezza e la maturità mostrata da lebron in queste ultime partite ci sta facendo dimenticare la gara-1 contro i Celtics, o la serie contro Phila, quando un LBJ in evidente difficoltà si è appoggiato a Wade per i tiri pesanti, facendo il collante, l’uomo all-around: segno di maturità o declassazione come commentavo con Gerry in un altro articolo? La differenza tra oggi e Cleveland è che LBJ vicino ha uno che ti mette 6 punti chiave nell’OT dopo aver fatto schifo per una gara intera, e uno che ne può mettere 35 dopo parecchie partite a fare il lavoro sporco. Se Bosh non avesse fatto il tap-in di gara-4 i Celtics avrebbero rischiato il 2-2; e Lebron ha fatto anche qualche errore in possessi pesanti, come il fallo in attacco di stasera contro Brewer o la stoppata di Brand in gara-4 contro Philly.
    Ora sta giocando divinamente in tutto, ma all’inizio ha avuto bisogno del miglior Wade per scrollarsi di dosso la paura di fallire.
    Sta vincendo perchè non ha addosso la pressione che hanno Kevin e Derrick di dire “ok ragazzi adesso vi carico io sulle MIE spalle” con tutto quello che comporta sbagliare certi tiri in certe situazioni. Può dividere il peso del comando, e la palla è più leggera per tutti e 3 in questo momento: ma se cominciano a sentire la pressione dei favoriti sulle spalle occhio a come reagiscono.

  7. Mike says:

    non volevo paragonare questi Heat a quei Cavs: sono contesti diversi con giocatori diversi. non voglio dimenticare la serie con i Sixers ma occorre contestualizzarla, come pure gara 1 con i Celtics dove comunque ha giocato benissimo ma ha fatto fatica a togliere la palla dalle mani di James nei finali. è certo che un discorso complessivo sui pesi di ciascuna star in quel di Miami sarà il caso di farlo non solo a fine stagione, ma direttamente a fine ciclo. però ad oggi, perché è da Boston in poi che è cominciata la vera stagione, questi Heat non sono la squadra di James come lo furono quei Cavs ma qualcosa di più simile di quanto ci si aspettasse la scorsa estate. ciò che fa rendere James molto meglio rispetto a prima è a) la pericolosità di almeno altre 2 bocche da fuoco che gli tolgono di dosso aiuti difensivi importanti (fattore tecnico) e b) la possibilità di poter fare affidamento su compagni all’altezza e poi su una signora difesa dietro.
    perché che James non sia capace di prendere completamente sulle spalle una squadra, lo sa anche lui stesso ed è per questo che è andato a Miami.

    su Wade: sarebbe comunque qualcosa in più di un membro del supporting cast. ad inizio serie era l’uomo che temevo di più per i miei Bulls per via della nostra debolezza in SG che difficilmente l’avrebbe impegnato nella sua metà campo e portato di conseguenza fresco e libero di farci male in attacco. diciamo che così non è stato ed anche nei suoi momenti migliori i suoi punti andavano a referto silenziosamente. al momento ci sono solo indizi ed è presto, ripeto presto per dire che sia già stato definitivamente scalzato dal trono di Miami, ma sembrerebbe che tra i due, James è quello seduto comodo sul cuscino mentre Wade mi sembra arrangiato sul bracciolo. ed il passare degli anni non farà che agevolare LBJ visti i quasi 3 anni di differenza tra i due. poi tutto potrà succedere, si starà riposando per le Finals e mi smentirà come è successo a Gerry smentito da James dopo quella gara 1 con Boston.

    in definitiva, questi Heat sono una creatura strana: vivisezionarli in contemporanea sarà un lavoro che richiederà molta calma.

  8. Q says:

    Sono d’accordo con Mike

    Per quanto scarsamente definita la struttura di questi Heat ed apprezzabile il ruolo di Dwyane, questa squadra sta gradualmente diventando di LeBron James.
    Ammiro Wade, perchè sta facendo la parte silenziosa che in questo contesto è la più difficile da interpretare, e sta lasciando che LeBron possa interpretare la pallacanestro nell’unico modo che è in grado di fare, dominando il pallone(e le partite).
    Molto sottovalutato dai più il suo ruolo nella maturazione di LeBron.
    E aggiungo: credo (ma è davvero un’ ipotesi mia)questo script andrà a cementificarsi, perchè a ruoli invertiti la cosa non funzionerà. Solo wade può ricoprire quel ruolo perchè solo lui ha l’intelligenza ed il carattere per farlo.
    Certo, vederlo più coinvolto e meno silente soprattutto negli scampoli decisivi delle partite mi farebbe un gran piacere, e forse mi farebbe anche iniziare a digerire il “mostruoso connubbio” di questi Heat

  9. simonpietro says:

    io però credo una cosa, Q e Mike: se continua così Stern avà bei grattacapi a dare l’MVP delle finali in caso di vittoria Heat. Ad oggi a Miami chiunque avrebbe difficoltà ad identificare un giocatore più “valuable” dell’altro, un po’ come capitò ai miei Spurs del 2005 con Ginobili e Duncan: nelle altre squadre hai un leader maximo definito, qui hai un cerbero con 2 teste e mezzo e non sai mai dalla palla a due in nessuna partita quale è quella che ti farà più male.
    E’ il fattore tecnico di cui parla Mike, non sai mai su quale giocatore avversario impostare la strategia difensiva, vedi i Celtics che nelle prime 2 gare per tenere fuori dalla partita LBJ hanno fatto fare il bello e il cattivo tempo a Wade.
    Di qui però a dire che sia la squadra di LBJ non sono purtroppo d’accordo: è la squadra dei Big Three, dell’organizzazione di Spoelstra e della difesa di Miller Anthony e Haslem, ma non appartiene a nessuna delle superstar in maniera piena, imho.

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