From Heat vs Celtics 99-90, del 1.5


Per la prima volta LeBron ha giocato e può giocare davvero da secondo violino.

LeBron voyeur.


In estate l’abbiamo (doverosamente) deriso per “la decisione”, ironizzando sulla sua implicita richiesta di aiuto che ha prevalso su storia, fedeltà e suggestione mistica.

Si è tolto i panni del prescelto, ha deposto lo scettro e la corona del Re, perché dalla bigiotteria reale voleva definitivamente passare alla gioielleria che conta, nella forma circolare di un anello.
Ci ha deluso, o sorpreso nella migliore delle ipotesi, e quella delusione sarà una macchia che accompagnerà sempre la sua carriera ed il suo ricordo negli anni futuri.

Ma ora è il momento per James di passare all’incasso per quella scelta: per la prima volta non ha avuto palla solo lui; per la prima volta compagni, coach e tifosi non aspettavano solo lui; per la prima volta non ha assorbito tutto e tutti col suo ego; per la prima volta non l’ha dovuta vincere solo lui ed era convinto che non dovesse farlo solo lui.

E soprattutto per la prima volta gli avversari non hanno dovuto contrastare solo lui e quello che scaturisce da lui.

Merito della presenza di Dwyane Wade, ovviamente, ieri primo violino, il miglior interprete degli ultimi 5 minuti, che ha approfittato sontuoso della troppa attenzione di Boston sul compagno, ribaltando così il contributo ed i numeri dei 4 scontri diretti di regular season (28.8 punti di media James, terribile 12.8 Wade) che hanno tratto in inganno Rivers nelle scelte difensive.

Merito del quintetto di James Jones (sissignore), che ha trovato la pace dei sensi per l’allungo decisivo e mai ricucito dalla versione scabrosa dei biancoverdi, dimenticato dalla difesa Thibodeauiana che collassa a semicerchio attorno all’area trascurando il perimetro.

Ma merito anche dell’insospettabile Erik Spoelstra, che pur avendo messo mano all’attacco di Miami l’altro ieri (e si vede), ha comunque creato qualche decorosa variazione allo spartito (per esempio LeBron utilizzato da bloccante al servizio dei compagni o da minaccia sul lato debole) per discostarsi dai sette anni di croce e delizia dei testimoni di Cleveland.

Il risultato non è certo un bell’attacco, perché manca ancora la continuità per evitare inquietanti nebbioni autostradali in grado di far rientrare gli inseguitori al primo casello. Ma il risultato è vedere un James più sotto controllo (specie nei finali), più a suo agio nel fare tutto quello che sa fare senza l’obbligo di doverlo fare sempre, più giocatore di squadra.

Più vincente, per farla breve, con il piacere aggiunto ed inesplorato di poter stare finalmente a guardare, non da secondo violino in assoluto, ma anche da secondo violino.

Tutto ampiamente sufficiente per battere l’atroce Boston di ieri, in una partita davvero troppo brutta per poter adoperare il reiterato e scocciante alibi dell’intensità e del nervosismo come giustificazione.

No, Boston senza Perkins non è più quella Boston. Che non vuol dire che non sia competitiva ugualmente, ma che semplicemente lo è di meno e non ha più quello spirito che le ha permesso di riscrivere la storia dal 2007 ad oggi.

Gara 1 ci ha detto che Miami è pronta per battere i Celtics o almeno molto più pronta della Cleveland di LeBron e che Boston non può giocare peggio il resto della serie o almeno non avrà un Rondo così dannoso, un Garnett così silenzioso ed un Pierce così nervoso.

Ma soprattutto ci ha detto che Kobe e coach Zen potrebbero già iniziare a festeggiare: se la minaccia dal fronte orientale è questa, appare ancora troppa inadeguata, mentre se quella che arriva da Ovest è affidata ad un sublime tedesco dalla sconfitta facile, un meraviglioso ex galeotto senza collo ed un predestinato 22enne che ancora chiede scusa quando vince…
No, per Kobe e per coach Zen non sarebbe proprio la prima volta.

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6 Comments to “La prima volta”

  1. Lorenzo Neri says:

    Ero arrivato ad un certo punto di stagione che credevo che ‘sta cosa non sarebbe mai arrivata, ed invece è successa nel momento più importante, sbugiardandomi.

    Aspetto a fasciarmi la testa, visto che parliamo di una partita, però è un segnale che mi piace e neanche poco.

    Gran pezzo G. 🙂

  2. Fazz says:

    Hai dimenticato una cosa Gerry: il talco.

    Scherzo… ma neanche troppo, il fatto di non aver ripetuto la pantomima in occasione di g1 e che ciò sia coinciso con quanto abbiamo visto e hai magistralmente riassunto non credo sia un caso, il prossimo passo sarebbe salutare la fascetta, poi potremo finalmente celebrarne l’uscita dal mondo dei tamarri e l’ingresso nel gotha NBA.

    Anche se da un certo punto di vista mi stava più simpatico prima, quando perdeva.

    (sorry Bro, la gufata era d’obbligo :D)

  3. Luca 8 says:

    Chi è l’ex galeotto senza collo? Z-bo?? ahahah!
    Cmq prontamente arriva gara 2 giusto per mettere le cose in chiaro: il LBJ di gara 1 è stato un caso!

  4. Gerry says:

    Non era nemmeno quotata una grande gara 2 di LeBron. 🙂

    Però io non volevo consacrare una gerarchia che vede Wade primo violino e LeBron secondo violino in assoluto, ma solo il fatto che è un LeBron nuovo e diverso perché può anche permettersi di giocare stando a guardare il compagno, come in gara 1.
    E’ questa la novità storica, non è un caso!

    In pillole, sta riscuotendo l’incasso di “the decision”, è una cosa quasi scontata ma che sta avvenendo: ha il lusso di poter far scegliere Spoelstra, entra nei giochi in modo diverso, non ha la palla solo lui, ha fiducia in Dwyane come mai l’ha avuta in Mo Williams e Jamison e compagnia, va a fare il bloccante, passa molto tempo sul lato debole, fa i tagli senza palla lungo la linea di fondo, non usa più il talco (è tutto tranne che uno scherzo, a livello simbolico riassume tutto!), etc.

    Poi ovvio che è una macchina da punti e statistiche, li fa anche nel sonno, ma è diverso il modo con cui questi arrivano.

    E’ questa la svolta nella carriera di LeBron, una cosa che non si era vista mai a Cleveland e mai nei primi 4 mesi a Miami.
    Quindi giù il cappello di fronte a Spoelstra, che sta costringendo Rivers a rincorrere e basta.

    P.S.: ovviamente, il “galeotto senza collo” è domineddio Z-Bo! 😉

  5. simonpietro says:

    zibo?? chi essere zibo?? io tifoso spurs scioccato da primo turno no conosce zibo…. 😉
    però Gerry a me sta cosa piace il giusto: per carità è bello vedere in un giocatore che si è montato la testa fin dal 2007 svolgere un ruolo così umile e utile alla squadra… ma fidarsi di Wade è un po’ più facile di fidarsi di Mo e Jamison!!! Non è possibile che quello che aveva dominato la miglior difesa ad est dell’ultimo decennio, 2 volte MVP della RS, futuro dominatore della lega si riduca a fare il Luol Deng (anche se Deng quel passaggio in gara-1 non l’avrebbe mai fatto!!) a un altro top5 della lega negli ultimi 5 minuti di una partita di PO. Così diamo ragione ai cori “Scottie Pippen, Scottie Pippen” della Q al ritorno del Re sul luogo del crimine.
    Un conto è fidarsi dei compagni, un conto è vincere avendo addosso la pressione di quello che deve caricarsi la squadra sulle spalle. e senza scomodare MJ, anche Olajuwon (o barkley o Duncan o altri) si fidava dei compagni, ma la squadra era la sua, non la sua fino agli ultimi 5 minuti.
    Così a me non piace, io lo volevo vedere trionfante da numero 1: e va bene la fame di vittoria del titolo, ma questo è “ti piace vincere facile”.

  6. Fazz says:

    Per come la vedo io invece non sarebbe “ti piace vincere facile”, ma un segno di maturità -che i più cattivi possono correggere a piacimento con resa– di un magnifico all-around che però forse non ha la fame, la tempra e la singola specialità/movimento immarcabile del Vincente.
    Che lo so, è un concetto astratto e a volte forse sopravvalutato o non contestualizzato, ma può benissimo darsi che LeBron non lo sia, non sia un numero uno… e allora si accontenti di essere un vincitore, con la minuscola.

    Punti di vista, ma forse per lui è meglio così, è cresciuto vedendo Malone, Stockton e Barkley e chissà, magari quel genere di legacy lo spaventa e ne preferisce un’altra, con gli anellozzi al dito… e possibilmente not one, not two, not etc.

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