From Blazers vs Mavericks 86-84, del 23.4


Non è così scontato vivere così tante emozioni ed assistere a così clamorose performance individuali fin dal primo turno. Nell’Oregon si è francamente esagerato, strizzando l’occhio al mistico grazie ad un (fa impressione dirlo) inatteso protagonista.

Gesù di Nazaret? No, Brandon Roy di Portland.

Non so se è stato e sarà un ritorno a tutti gli effetti o solo un intero minuto di felicità in questa notte bianca NBA, ma so che è stata la più grande Risurrezione della storia recente della lega. E per questo una delle più commoventi.

I Blazers hanno segnato il primo canestro dal campo nel terzo quarto a 1:31 dalla fine, dopo un agghiacciante 0/15 che aveva portato Dallas sul rassicurante +23.

Partita e serie finite? Neanche per sogno.
Flashback, dejà vu, rievocazione, forse allucinazione, sicuramente la retrospettiva più poetica possibile. Sfolgorante per Brandon, ritornato ai suoi fasti; struggente per Dallas, ripiombata nei suoi incubi.

Canestro da tre punti, penetrazione verso destra, assist, arresto e tiro dalla media, fade away, assist, step back, assist, penetrazione verso sinistra, assist, tiro dallo scarico: tutto il repertorio, come flashback moves, tutto col marchio di fabbrica, tutto griffato, tutto a ritmo sincopato, tutto a Denominazione di Origine Controllata.
Tutto Brandon Roy.


Sì, proprio quel Brandon Roy su cui chiunque avrebbe scommesso due anni fa per una carriera pluriennale da top 10 della lega e forse anche qualcosa di più; quel Brandon Roy caracollante, coi suoi old-man moves, che sembrava lento solo perché era più in controllo di tutti; quel Brandon Roy che decideva le partite da solo nei finali, in isolamento, da leader, partendo dal centro ed andando dove voleva.

Quel Brandon Roy che era i Portland TrailBlazers, che evitava a LaMarcus Aldridge di fare cose che non sa fare (primo violino) e che evitava a Nate McMillan di subire cose che avrebbe potuto subire (licenziamento).

Quel Brandon Roy che piaceva a tutti perché educato, perché rispettoso del gioco, con lo sguardo malinconico, senza fronzoli, senza muscoli scolpiti, senza borotalco, senza decisioni da prendere sulla propria spiaggia preferita.

Quel Brandon Roy solo con il proprio talento e le proprie ginocchia forcaiole, con quelle emozioni che possono portarti alle lacrime nel dopo partita quando firmi certe imprese.

He did it again. Perché come ogni storia evangelica che si rispetti, non basta meditare sulla Passione e la sofferenza, ma in qualche modo una consolazione va trovata. La Via Crucis non può fermarsi alla morte, ma deve guardare alla Risurrezione.

Ed allora ecco il degno finale di gara 4, che merita di restare nelle menti e di essere tramandato ai posteri, come un esempio, un comandamento, una speranza, la quindicesima stazione: canestro da tre con fallo di Marion, gioco da 4 punti completato per il pareggio, bacino al vetro da centro area (Pullup Bank shot, coefficiente di difficoltà 3.7) per il definitivo 86-84.

Sorrisi, braccia alzate, lacrime, storia. E 2-2, inatteso, quindi entusiasmante o drammatico, senza mezze misure per le modalità.

Mi sarà perdonato dai più ferventi cristiani l’insidioso sconfinamento nel blasfemo, ma Alleluja Brandon, Alleluja!
Buona Pasqua anche a te.

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9 Comments to “Resurrection”

  1. frinf says:

    una partita per entrare nella leggenda… speriamo che le ginocchia gli reggano perché sarebbe una tragedia vedere questo giocare dai movimenti classici, con un’eleganza e una furbizia sopra la norma smettere di giocare prima di avermi incantato ancora per qualche anno…

  2. Vitor says:

    E da buon blasfemo, sapessi quante bestemmie son volate stanotte…

  3. AK47 says:

    Che giocatore e che uomo MAGNIFICO.

  4. Fazz says:

    Grandioso, mi son quasi commosso.

    Dedicato ai Penny Hardaway di questo mondo, sperando che riposandosi in stagione ci regali ancora anni di PO a questo livello.

  5. Jasone says:

    Favoloso riporto un mio mini post, creato su facebook sul video riportato anche da voi:

    “Brandon non ha la cartilagine in un ginocchio ne gioca 1 si 8 no, Portland è dal 1999 che non va in semifinale di conference o passa il primo turno,il Rose Garden nell’Oregon si sentono anche le urla dei bambini, giusto per quanto possa significare la passione di una città verso la propria sfortunata squadra, poi ci pensa lui, Roy giocatore tanto forte, tanto sfortunato…”

    e da simpatizzante di dallas putroppo una storia così non si può non ammirare..

  6. Reggie Evans says:

    bell’articolo, davvero. Giusto rendere omaggio a Roy ma la frecciata ad Aldridge è esagerata, sicuramente evitabile.

  7. Gerry says:

    Non voleva essere così crudele la frecciata, anzi per tutto l’anno ho ritenuto LaMarcus degno dello stato di All Star e candidato per il Most Improved Player.

    Semplicemente non ritengo abbia le caratteristiche tecniche, fisiche ed emotive per essere un primo violino, un go-to-guy ed il trascinatore di una squadra ad alti livelli.

    La cosa mi pare stia emergendo nella serie contro Dallas ed in modo nitido a livello statistico (anche se non ho visto la partita) la scorsa notte in gara 5, coi suoi miseri 12 punti ed il -21 di plus/minus.

    E senza Brandon in versione Lazzaro…

  8. Reggie Evans says:

    Ma probabilmente senza l’apporto di Aldridge in una determinata parte della stagione forse non avremmo neanche potuto assistere i Trail Blazers ai PO. Che poi non sia un primo violino sono daccordo e infatti non sto contestando questo, dico solo che per riconoscenza del suo lavoro avrei evitato la menzione in negativo, tutto qui.

    Ora mi aspetto un bell’articolo di scuse verso i Grizzlies, comunque vada. 😉

  9. Gerry says:

    Ho insistito per evitare pronostici e preview sui playoff anche per non rendere conto alle sorprese, che non so perché ma sentivo che ci sarebbero state.

    Di Memphis se ne occupa calorosamente Mookie (Blazer nelle cerimonie ufficiali, ma Grizzly in via informale), col quale ho pure perso una scommessa morale circa il loro accesso ai playoff: non mancherà di ricordarlo in caso di de profundis Spurs. 😉

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