From Mavericks vs Blazers 101-89, del 19.4


Dall’alto dei suoi 38 anni è il protagonista più anziano dei playoff 2011, ma in barba all’età Jason Kidd sta rompendo l’equilibrio di quella che doveva essere la serie con la più alta possibilità di upset.

Vintage point guard: un Kidd del '73 e un Miller del '76

Non è per romanticismo o per rispetto del dato anagrafico che attribuisco al playmaker dei Mavs la parte dell’eroe del giorno. Ovviamente nessun discorso può prescindere da Dirk Nowitzki, il tedesco delle meraviglie che ha messo a referto 61 punti complessivi e messo al sicuro il risultato in entrambi i match – leggi 32 punti complessivi nelle quarte frazioni.

Ma è Jason Kidd ad aver sorpreso il game plan difensivo di coach McMillan, ancora lontano dall’aver trovato la soluzione adeguata. Proprio nella stagione che lo ha visto toccare il picco minimo per punti (meno di otto) Jason si è trasformato nella seconda opzione offensiva della squadra: 64% dal campo e 9 triple. Battezzare Kidd pareva essere un’opzione, non lo è.
In gara-2 il playmaker di Dallas non ha smesso di battere la difesa avversaria neppure quando McMillan ha messo sulle sue tracce Wes Matthews.

Non solo big-shot dalla lunga distanza, Kidd ha preso confidenza con il ruolo di terminale offensivo ed ha sfruttato i granitici blocchi di Chandler e Nowitzki per piazzare dei micidiali arresto e tiro e perfino qualche sporadica penetrazione. Il parziale di 18-5 che, a cavallo tra i due tempi, ha messo in ginocchio Portland comprende 9 punti consecutivi di Kidd che hanno costretto McMillan a chiamare timeout. Al rientro Portland ha provato un primo adeguamento sul pick’n’roll: Aldridge esce su Kidd, Matthews scala sul tedesco. The switch didn’t work.
Da quel momento Nowitzki ha sfruttato ogni mis-match, ricevendo nel pitturato e facendosi un sol boccone dei vari Matthews, Miller, Batum e Wallace.

Nonostante in campo ci fossero spesso due avversari poco propensi a cercare il canestro (tra Stevenson, Marion e Haywood) Jason e Dirk hanno fatto apparire sempre troppo corta la coperta dei Blazers. Aiutati da un altro prodotto d’annata: il 34enne Peja Stojakovic ed il suo 5/10 from three-point land.

La Dallas dei vecchietti terribili fa percorso netto in Texas e si porta sul 2-0 per la prima volta dalle Finals perse nel 2006. Un precedente che lascia qualche residua speranza ai Blazers.

La serie si sposta in Oregon, ma Portland ha molti problemi da risolvere. Ad iniziare da un dato: i ragazzi di McMillan hanno consentito a Dallas di registrare zero turnover nella seconda metà gara di ieri notte.

Nonostante un signor primo tempo da parte di Wallace e Matthews e la mano calda di LaMarcus Aldridge, Portland non è riuscita a gestire il vantaggio (+8) e all’intervallo era già sotto. Solo Batum sta dando un contributo dalla panchina, Mills e Fernandez sono impalpabili, Brandon Roy attualmente è imbarazzante. Troppo poco per vincere una partita di playoff, specie on the road.

Nel pre-gara Gerald Wallace aveva suggerito quella che può essere la chiave per vincere questa serie: correre. L’ex Bobcats, Matthews, lo stesso Batum sono micidiali in campo aperto. Pochi big men attraversano il campo più velocemente di LaMarcus Aldridge e Andre Miller è decisamente l’uomo giusto per far volare questi Blazers.

Non sarà nella filosofia di gioco di McMillan, ma fino a prova contraria questa non è più la squadra di Brandon Roy. Ecco perché avrebbe senso affidarsi a quel che Andre Miller sa fare meglio: attaccare le difese avversarie prima che siano pronte.

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6 Comments to “Kidding you softly”

  1. mircodiuboldo says:

    domanda per te mookie (ma anche per tutti gli altri): ma perchè mi sembra di aver letto che il segreto per battere sti mavs è correre, ma proprio andre miller è il play meno adatto per correre in contropiede, mentre nell’articolo dici che “Andre Miller è decisamente l’uomo giusto per far volare questi Blazers” quando parli di contropiede? ho un dubbio grosso come una casa… comunque d’accordo, kidd si sta rivelando una sorpresa inattesa, e sta chiaramente mettendo in difficoltà i blazers più di quanto si aspettassero, con tutto il rispetto per il vecchio jason (non riesco a scrivere jasone, sono troppo abituato a vederlo nel blog, è più forte di me…)

  2. Rodolfo says:

    Non so come ci riuscite ma siete veramente i migliori vi faccio i miei più sinceri complimenti e continuate così!!
    P.S.
    Vi spiace se aggiungo il vostro blog ai preferiti del mio blog nba downtown? fatemi sapere

  3. Mookie says:

    Il miglior Andre Miller si è visto a Philadelphia quando condusse i Sixers up-tempo style ai playoff.
    Per “correre” non bisogna essere dei Rose o Westbrook, non è tanto un fatto atletico: bisogna sapere come condurre una transizione, quando e dove fermarsi, quando passarla… soprattutto è la palla che corre.

    Il gioco in transizione è possibile quando la pressione difensiva produce recuperi e nel primo tempo si è visto qualcosa. Miller in realtà ci prova anche dopo un rimbalzo difensivo, a volte alza la testa e fa un passaggio lungo da un’area all’altra per Wallace o Batum che sono scattati subito sul tiro.
    Portland ha queste accelerazioni, ma sono troppo sporadiche. Talvolta sono anche rischiose, McMillan invece vanta la squadra con meno turnover della Lega e preferisce da sempre una fase offensiva che gestisce accuratamente il pallone per 24 secondi.

  4. fishman says:

    io non so se avete letto gli aronauti, ma da 10 anni per me questo è il DIVIN GIASONE!!!

  5. fishman says:

    arGonauti, obviously!

  6. Vitor says:

    Assolutamente d’accordo con chi dice che i Blazers dovrebbero alzare un po’ il ritmo della contesa. La transizione difensiva dei Mavs mi è sembrata tutt’altro che irresistibile, e Portland ha avuto – quando ha voluto – la possibilità di fare un po’ di canestri facili, che in una gara punto a punto potrebbero essere determinanti.

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