La stagione in tre foto.

Un legame indissolubile.


Da quando Jerry Sloan non è più l’allenatore degli Utah Jazz, odio.
Odio i Chicago Bulls di Michael Jordan che gli hanno negato due volte la gioia di vincere un anello NBA. Odio Greg Ostertag per.. beh per NON essere stato il centro di quei Bulls. Odio perfino Deron Williams che, più o meno direttamente, lo ha convinto che fosse il tempo di dare le dimissioni.

Jerry Sloan recentemente non ha escluso categoricamente la possibilità di un ritorno in panchina, ma preferisco non illudermi di un colpo di scena poco in linea con il personaggio.
Che sia il miglior allenatore della sua generazione è una mia opinione, che sia il primo della lista di quelli che non hanno mai vinto il titolo è un fatto meno discutibile. Tra le poche squadre a giocare davvero a pallacanestro, le sue ci sono sempre state, per 23 lunghi anni.
Già mi manca.

Paul Millsap, il migliore dei Jazz.

In ordine cronologico se ne sono andati: Carlos Boozer, Ronnie Brewer, Kyle Korver, il coach e Deron Williams. I prossimi addii saranno quelli di Mehmet Okur e Andrei Kirilenko. Degli ultimi Jazz protagonisti di una finale di Conference solo Paul Millsap è parte importante del presente e del futuro della franchigia. È migliorato nel tiro da fuori e si muove in palleggio con la confidenza di un giocatore perimetrale, aggiungendo una dimensione al suo gioco ed evitando di pestarsi i piedi con Al Jefferson. La sua è stata la stagione della consacrazione, nascosta dal clamore degli eventi e dal rapido crollo di risultati della squadra.

Con Jefferson forma una delle coppie di lunghi più forti della Lega, con poco da invidiare al duo Boozer-Okur. Deron Williams non si rimpiazza, ma Devin Harris è un buon interprete del ruolo di playmaker. E l’oggetto oscuro Derrick Favors nel finale di regular season si è guadagnato una chance in più. Il materiale per tornare presto ai playoff ci sarebbe, ma senza Sloan non sarà facile come sempre.

Gordon e Kyle: due generazioni di tiratori nello Utah.

Le matricole con Sloan storicamente hanno sempre fatto fatica all’inizio della loro carriera, salvo poi sbocciare ad alti livelli. Gordon Hayward, intelligente e disciplinato, pareva perfetto per l’allenatore dei Jazz e posso solo supporre che il tempo avrebbe confermato la regola.

L’occasione di giocare più regolarmente e di mostrare le sue impressionati qualità all-around, l’ex stella di Butler l’ha avuta con Tyrone Corbin in panchina ed i Jazz fuori dalla lotta playoff. Prima di concludere la sua stagione da matricola con 34 punti rifilati ai Nuggets, nella partita contro i Lakers si è guadagnato i complimenti di Kobe Bryant:

He reminds me of a more talented Jeff Hornacek. Jeff couldn’t put the ball on the floor as well as (Hayward) can.

C’è di che arrossire.

Tags: , , , , , , ,

3 Comments to “At home: the Jazz”

  1. mavio says:

    Al di là della rabbia che mi ha fatto vedere Sloan andar via dalla sua creatura, sono sicuro che il futuro è dalla loro: l’ossatura dei prossimi anni può essere formata da Hayward e Favors, per i quali stravedo (soprattutto per il primo, ha tutto per essere un’ All-Star)

  2. Jimpsy says:

    Il futuro passa dalle scelte del Draft e dalla capacità di affiancare a Corbin un paio di elementi con esperienza…
    Tra l’atro abbiamo anche 2-3 scadenza interessanti…
    O’Connor dovrà sbagliare poco….magari la lottery ci premia con la 1° scelta…ma è difficile visti i precedenti…

  3. Duralex says:

    Favors mi piace, affiancato a Big Al potrebbe costituire un’ottima coppia 4-5.
    se poi si riuscisse ad impostare Millsapp da 3… oh, quest’anno 39 % nelle bombe!

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>