La stagione in tre foto.

«He is the sun and the moon and the stars of this franchise.»

Alvin Gentry ha usato queste parole in risposta a chi ha suggerito che forse è venuto il momento di lasciare andare Steve Nash. E il canadese ha ribadito di voler continuare in Arizona, per riportare la sua squadra ai playoff e ripristinare lo status di contender. Questo genio del basket fa retrocedere in secondo piano quello che dovrebbe essere il massimo traguardo sportivo, in favore del modo in cui questo viene perseguito.

Rimarrà nella città dov’è diventato grande, quasi fosse lui a doversi sdebitare per i due titoli di MVP ricevuti. Continuerà a far sembrare più bravi i compagni, a divertire il pubblico di qualsiasi fede cestistica e quando uscirà dal campo per l’ultima volta indosserà ancora la divisa della foto.
Ah, l’ho detto che per la quinta volta in carriera ha vinto la classifica degli assist?

«Just have fun! That's it.»

Con un roster ogni anno meno competitivo i Phoenix Suns sono rimasti a lungo in zona playoff, cedendo solo negli ultimi due mesi e terminando seppur di poco con un record negativo. Nel dopo Amare per il ruolo di go-to guy si sono succeduti protagonisti sempre più inadeguati: da Jason Richardson a Hedo Turkoglu fino a Vince Carter. È sorprendente notare come Steve sia anche il primo scorer del roster attuale.

L’unico acquisto azzeccato pare sia Marcin Gortat.
Poco dopo essere arrivato ai Suns il polacco, però, si era pubblicamente lamentato dicendo di aver trovato un sistema difensivo a dir poco imbarazzante. E per quanto avesse ragione, qualcuno deve avergli spiegato che da quelle parti hanno una ricetta eccezionale che ha compensato in parte a quello storico difetto.

E grazie per averci restituito Grant Hill.

La cura Steve Nash è riuscita a far esprimere al massimo molti giocatori in questi anni, Channing Frye e Jared Dudley gli ultimi dell’elenco. Ma il vero miracolo è quello che riguarda un signore di 38 anni che si stava avviando a una lenta e mediocre uscita di scena. Come il personaggio di Locke in Lost, come per magia il sole dell’Arizona sembra aver guarito Grant Hill da ogni malanno fisico. Ha giocato sempre, le sue prestazioni difensive meriterebbero almeno una honorable mention per i quintetti difensivi, ed è tornato a giocare con la classe che tutti gli riconoscevano nel prime della sua carriera.

Anche lui tornerà con i Suns all’avvio della prossima stagione, nonostante l’età e la situazione della franchigia non gli consentano di ambire al titolo. Questa è la lezione che Steve e Grant ci stanno dando: giocano con l’entusiasmo di due ragazzini, in campo sono un esempio di dedizione e spirito di squadra, trasmettono positività a tutti i compagni e sono ancora bellissimi da vedere.
Non servono anelli per essere dei grandi campioni.

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3 Comments to “At home: the Suns”

  1. Canigggia says:

    Speriamo che in Grant Hill però non ci sia il fumo nero! 😀

  2. mavio says:

    Vedere uomini come Hill e Nash giocare come fanno e restare fedeli alla jersey mi rende ancora più fiero del tifo sfegatato che faccio per i Suns…

    Era già più che preventivabile che la stagione sarebbe stata negativa, speriamo di riuscire a muovere qualcosa in sede di trade, visto che del talento in Draft non mi fido proprio.

  3. Francesco says:

    Orgoglioso di tifare questa squadra! Attendo un commento anche in chiave 2011-2012…

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