La stagione in tre foto.

DeMarcus Cousins perplesso.

Quando al termine della rampa di lancio c’è un muro, ci si ritrova a terra, doloranti e confusi. È quello che è capitato ai promettenti Kings e la presenza di quel muro coincide in parte con la stagione sfortunata del loro franchise player.
Tyreke Evans, matricola dell’anno 2010 dai precedenti inquietanti, ha saltato un terzo di regular season e neppure quando è sceso in campo è stato in grandi condizioni.

Privi del loro riferimento principale, i giovani Kings si sono smarriti ed il loro campionato era già virtualmente finito a Natale. In questo contesto l’ex Wildcats DeMarcus Cousins è diventato the man. Al centro allievo di coach Calipari è servito un po’ per ambientarsi (vedi i soliti problemi di falli), ma quando hai quella forza fisica e quei movimenti in post 29 doppie doppie le collezioni anche da rookie.

Thornton in Louisiana era abituato alla panchina.

Più che decoroso il finale di stagione: nelle ultime quattro settimane i Kings hanno vinto otto partite su quattordici, con qualche vittima illustre. Protagonista a sorpresa l’ultimo arrivato, ovvero Marcus Thornton. Che avesse punti nelle mani lo si era intuito già a New Orleans, ma neppure sua madre avrebbe immaginato che potesse tenere una media di 20 punti a partita agli ordini di Westphal.

È essenzialmente uno scorer, rimpiazzo perfetto per il backcourt privo di Evans, ma dopo questo exploit potrebbe aggiungersi a Thompson e Casspi nell’elenco dei giocatori da cui ripartire.

Dopo Seattle anche Sacramento?

Un nuovo inizio è nei piani anche dei Maloof, i fratelli proprietari della franchigia pronti ad abbandonare l’Arco Arena e trasferirsi ad Anaheim. Non sopravviverà neppure il nome (diventeranno i Royals) così solo vecchi video e fotografie ci ricorderanno degli anni d’oro di Mitch Ritchmond o di quella strepitosa squadra che fu a una tripla di Robert Horry dall’anello. E il destino ha deciso che saranno ancora i Lakers, questa notte, gli ultimi avversari di Sacramento.

In questi casi gli Americani si giustificano con il consueto business is business, ma Sacramento senza la sua squadra di pallacanestro rischia l’oblio molto più di Seattle: nessun team di NFL e neppure rockstar del grunge, c’è solo Chef Tony..

Tags: , , , , , ,

3 Comments to “At home: the Kings”

  1. mavio says:

    Domanda sul binomio Thornton-Evans: per quanto io lo ritenga un abominio, non vi pare che in chiave futura si stia puntando troppo forte sul primo guardia e il secondo play?

  2. Mookie says:

    Tyreke Evans mi incuriosisce: per alcuni è destinato a diventare uno dei migliori interpreti del gioco, stabilendo nuovi standard (fisici principalmente) per il ruolo di point guard; per altri non è che una delle non-così-rare combo guard dotate di grande talento offensivo e che meglio si esprimono se possono decidere loro, palla in mano, quando e come avviare l’azione.
    Ammetto di sentirmi più vicino a questo secondo scenario, ma questa seconda stagione interlocutoria (sua e dei Kings) non mi fa propendere con decisione per una delle due fazioni.

    Vorrei capire come intendono “usare” Tyreke prima di valutare le caratteristiche del compagno di backcourt. Su Marcus Thornton però non ho mai nascosto le mie perplessità.
    Che sappia tirare non c’è dubbio, ma a New Orleans coach Monty Williams gli ha preferito quasi sempre Belinelli e Green. E se uno come l’ex assistente di McMillan – noto per l’abilità nello sviluppare i giovani atleti – non ha puntato su di lui.. forse Thornton non ha altro da offrire oltre a qualche canestro. La mia sensazione è che possa avere un ruolo alla Jamal Crawford più che da starter a fianco di Tyreke.

    Una decisione andrebbe presa anche sulla coppia di lunghi: se Thompson e Cousins posso coesistere il discorso non dovrebbe neppure iniziare, ma quest’anno Westphal ha lascito più minuti in campo sia Cousins che Landry e Dalembert.

  3. mavio says:

    Ottima analisi!

    Su Thornton concordo su tutta la linea, nonostante questo finale di stagione col botto non lo ritengo comunque all’altezza, figurarsi poi se la condizione è che Evans debba finire “sacrificato” in un ruolo che pare non riesca ad interpretare granchè…

    Su Cousins: nessuno mi toglie dalla testa che deve giocare 5 e non 4, come complemento nel pacchetto lunghi Thompson ci sta bene. Non credo sia il caso di lasciarsi ingannare dai numeri di rimbalzi che il rookie ha preso pur dividendoli con Dalembert; piuttosto c’è da ragionare se si può puntare sulla sua testa, visto che non noto grossi segni di miglioramento (e ne ha dato prova fino all’ultima gara)

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>