La stagione in tre foto.

«Non ti agitare Blake, che siamo in lottery»

Come ci si sente ad essere i primi a ripetere una stagione dalla straordinaria media di 20+15 (punti e rimbalzi) dopo quasi trent’anni? Ad essere convocati per l’AllStar Game ed essere acclamati come most improved player?
L’erede del serafico Moses Malone vi potrebbe rispondere proprio con questa faccia.

Quella di Kevin Love dovrebbe essere un’annata da ricordare, non fosse che la sua è la peggiore squadra della Lega. Scavalcata perfino dai Cleveland Cavaliers!

Laimbeer, Theus e coach Rambis: condannati in primo grado.

Nonostante la successione di diversi capo-branco, quelli del Minnesota sono Lupi che da un lustro non perdono il vizio della sconfitta. Ho sempre liquidato la questione con una certa superficialità: hanno un roster indecente. Trattasi invece di un caso di concorso di colpe in cui il coaching staff ha le sue buone responsabilità.

A memoria non saprei citare una squadra con meno idee degli attuali TimberWolves: non giocano assieme, non difendono, raramente superano i tre passaggi prima che qualcuno ricorra ad un’azione individuale per trovare il canestro. Per quanto il talento dei giocatori a disposizione sia inversamente proporzionale al fosforo in dotazione, a vederli giocare sembra che nessuno gli abbia detto cosa devono fare in campo.

Per il giudizio finale su Rambis e assistenti aspettiamo dunque la sentenza dell’appello.

Gioventù bruciata?

Un’altra occasione la meritano anche alcuni giocatori. Per Jonny Flynn suggerirei altrove: non c’entra niente con il vigente sistema di gioco e dalla rabbia con cui gioca (poco) deve averlo capito pure lui. Un certo talento naturale non difetta poi ai due youngsters ritratti qui sopra: Anthony Randolph e Michael Beasley.

Il primo è stato bocciato clamorosamente dai Knicks (peraltro in buona compagnia) ma rivisto all’opera con Minnesota ha rinnovato la mia convinzione che sia assolutamente troppo presto per iscrivere il suo nome all’albo dei “bust”.
Il secondo è antipatico, strafottente ed arrogante. Ma l’ex Heat senza essere in serata di grazia riesce a trovare la retina creandosi da solo il tiro, anche quando gli appiccicano brutti clienti in marcatura. È un solista, difendere non è tra i suoi interessi, ma con il maestro giusto può essere davvero Beastly.

Tags: , , , , ,

One Comment to “At home: the Timberwolves”

  1. mavio says:

    Se la smettono di collezionare gente mediocre in backcourt tra Draft e free agency, forse andrà meglio…

    Scherzi a parte, credo che Rambis sia da cacciare immediatamente, il talento a sua disposizione non era affatto da ultimi della RS, il materiale per fare meglio c’è.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>