From Celtics vs Bulls 118-90, del 30.10
KG è tornato.

KG è tornato.


Ci sono due regole non scritte nella NBA – ma direi valide ad ogni livello della pallacanestro –  che trovo essenziali:
1 – dimmi che giocatori hai e ti dirò che allenatore sei;
2 – dimmi che compagni e che staff tecnico hai e ti dirò che giocatore sei.

Nella storica serie playoff dello scorso anno tra Boston e Chicago, senza Garnett, abbiamo concettualmente visto una versione stravolta dei Celtics campioni l’anno prima.

In attacco la palla finiva raramente in post ed a lunghi tratti Boston viveva delle penetrazioni pazze di Rondo e delle uscite dai blocchi di Allen. C’era pochissima esecuzione, non si entrava nei giochi ma ci si trascinava cavalcando le emozioni e le inerzie dei singoli, aumentando il ritmo ed accettando così il piano voluto dallo staff tecnico di Chicago.

Ma era nell’altra metà campo che l’assenza di Garnett rendeva increduli tutti coloro che avevano assistito alla cavalcata verso l’anello dell’anno prima. Rondo e Allen, già di loro storicamente non difensori sulla palla, non tenevano le accelerazioni di Rose e le uscite di Gordon; Pierce rincorreva inutilmente per il campo uno scatenato John Salmons; Noah e Tyrus Thomas diventavano fattori offensivi sui sanguinosi pick and roll che Boston non riusciva a medicare.

Come se non bastasse, i problemi difensivi di Boston incrementavano in transizione, perché Rajon aveva il vizio malandrino di attaccare il ferro trovandosi spesso in area o fuori posizione, mentre i lunghi (Davis e Perkins) andavano forte a rimbalzo non garantendo a loro volta l’adeguata copertura. Risultato: una vagonata di canestri facili e layup subiti dai Celtics nei primi secondi dell’azione, addirittura anche da canestro segnato, con Del Negro che si fregava le mani e fiutava il colpaccio con sempre maggiore convinzione quarto dopo quarto, supplementare dopo supplementare.

Tutto questo irreprensibilmente non si è rivisto nella partita della scorsa notte contro Chicago, vinta sbadigliando dai biancoverdi.

Kevin Garnett non solo aumenta e moltiplica le abilità difensive dei compagni (se mi si passa l’azzardato paragone calcistico, un po’ come Alessandro Nesta per il compagno di reparto in difesa), ma è anche la presenza vocale, il regista occulto ed il fulcro attorno al quale Tom Thibodeau aveva costruito il suo capolavoro nel 2008.

E senza il sole, un pianeta non sa più che orbita seguire.

Qualcosa in più di un assistente.

Il ritorno di Garnett ora se ne porta dietro un altro per certi versi ancora più importante per quanto consequenziale, ovvero quello di Thibodeau e della strutturazione a sanguisuga della difesa di Boston: due uomini sulla palla, giocatori disposti a metà strada lungo le linee di passaggio in modo da formare un semicerchio per presidiare l’area, la misteriosa capacità camaleontica di aiutare fortissimo in qualsiasi zona del campo e di non essere mai scoperti grazie alle più formidabili fasi di recupero che la NBA odierna può presentare ai suoi appassionati.

Concetti difensivi che sono l’esatto opposto, per rendere l’idea, del sistema di Popovich a San Antonio, che fa del single coverage e dell’uno contro uno la ragione di vita, aborrendo raddoppi e rotazioni da evitare come gli anni pari.

Se hai Garnett dietro, non solo raddoppi sul piano tecnico con un automatismo più immediato e contando sulle spaziature dei compagni che si adegueranno nei secondi successivi grazie alla mefistofelica posizione difensiva del “Bigliettone”, ma anche sul piano emotivo ti muovi con una sicurezza ed un entusiasmo di chi sa che sta per succedere qualcosa di buono, magari grazie proprio e direttamente al vocione di Kevin che ti racconta unplugged le vicende degli altri nove giocatori in campo.

E se hai Garnett dietro, Thibodeau può cavare il meglio da tutti gli altri, ripristinando i ritmi ed i meccanismi del titolo del 2008 e mandando guardie e ali piccole come schegge impazzite in costante aiuto e recupero, ma sempre con il senso razionale di un ragno nell’edificazione della ragnatela.

Non è un caso che la più vistosa aggiunta in fase di mercato estivo di Boston sia stata forse la cosa difensivamente più vicina o equiparabile a Garnett dell’intera NBA, trascurando poi tutti i benefici che Rasheed Wallace porta in attacco in questo tessuto offensivo.

Non è un caso anche che nel season opener Boston sia andata a sbancare la Quicken Loans Arena di Cleveland con rara autorità, che nel debutto al Garden abbia concesso l’imbarazzante miseria di 59 punti ai Bobcats e che nella sentitissima gara contro Chicago ci sia stata questa stupefacente metamorfosi rispetto alla primavera scorsa.

Quando poi rivedi anche Eddie House sbattersi in difesa come non aveva mai lontanamente pensato di fare prima del suo approdo a Boston e prendi atto che persino il “signor Parker”, Shelden Williams, trova un senso in questo sistema, capisci che anche sul piano dello spirito e della voglia di riscatto la difesa dei Celtics campioni 2008 è per lo meno sulla buona strada per il completo ritorno, esattamente come Garnett ed anche al di là delle sue statistiche.

Tags: , , ,

2 Comments to “Tom & Kevin: gli insostituibili”

  1. Mike says:

    da tifoso dei Bulls vorrei scrivere “se a voi mancava Garnett a noi mancava Deng”. vorrei farlo, ci provo e riprovo ma non ci riesco. non potrei usare questa disonestà intellettuale e non potrei tradire in modo così disgustoso colui che è stato il mio secondo amore cestistico.
    perchè se da una parte Deng aggiungeva una nuova freccia alle possibilità offensive e un elemento forte nella rotazione di Chicago (in quella che comunque è stata una delle sue stagioni meno brillanti, eufemismo); dall’altra abbiamo KG che è sicuramente il più indispensabile per i Celtics: da un lato alza il livello difensivo di tutto il quintetto, dall’altro lato era l’unico a poter dare una pericolosità sotto canestro che avrebbe messo a freno il run-game di Del Negro.
    dico “era” perchè l’aggiunta di Wallace può rivelarsi deliziosa ed efficace oltremodo: personalmente ricorda per certi aspetti l’aggiunta di Bill Walton allo squadrone di Bird e soci.

  2. ze says:

    Bel pezzo Gerry…

    Bravi ragazzi ho subito piazzato il blog tra i preferiti

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>