La stagione in tre foto.

«Cosa ne dici se rifondiamo, Larry?»


Che cosa accade ad avere come proprietario il più grande giocatore di basket di tutti i tempi? Semplice: si finisce in lotteria, si è in eterna ricostruzione, c’è poco talento complessivo, la gente del North Carolina continua a preferire il college basket e nessuno vede nei Bobcats una realtà nel futuro prossimo. Però gli sponsor non mancano eh!

Eppure dovrebbe essere il massimo onore per molti ragazzi anche solo scambiare settimanalmente due parole o incrociare lo sguardo col proprio mito, tanto più ora che a Charlotte si sogna e si nomina spesso un top free agent in vista delle prossime due estati, sbandierando un salary cap interessante e proprio la figura di Michael come unico possibile motivo d’attrazione.

In 12 mesi è rimasto solo Diaw, ma per poco.

La stagione trascorsa è stata invece quella delle separazioni più violente, partite dagli addii estivi premonitori di Chandler e Felton: il gran visir Larry Brown prima, esausto dalla vicenda al ribasso persino in anticipo rispetto ai suoi già poco pazienti limiti, e Gerald Wallace poi, liquidato in fretta e furia alla sorniona Portland senza nemmeno trarne profitto, spazio salariale (e Dante Cunningham?) a parte.

Quindi si riparte, per quanto non proprio da zero. Anche se fa specie che la parziale ricostruzione inizi proprio nel bel mezzo di una corsa all’ottavo posto ad est decisamente accessibile, in particolare dopo la scossa positiva suscitata da coach Silas con manodopera francamente non all’altezza.

Se si dispera persino DJ..

Attorno al leader Jackson (trovate l’errore), le buone notizie sono arrivate dalla crescita di DJ Augustin (tutt’altro che vertiginosa ma tale da renderlo un credibile titolare NBA), dalla necessità di far cassa di Kwame Brown (il cui ritorno ai suoi standard – mediocri – non è quotato non appena avrà rinnovato intorno ai 25 milioni per 5 anni) e da sprazzi di decoroso Gerald Henderson, in attesa poi di capire cosa verrà fuori da Tyrus Thomas e dalla plausibile cessione di Diaw.

Francamente troppo poco per poter pensare ai Bobcats protagonisti nei prossimi due anni, anche a prescindere dall’eventuale top free agent. Ma chi se ne importa, tanto loro hanno Michael Jordan, e le altre 29 franchigie no.

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