La stagione in tre foto.

«Siamo stati alla sua altezza stasera, Sire?»

Silvano mi hai lasciato sporcandomi, cantava Jannacci.
Ecco, credo che a Cleveland si siano sentiti così: abbandonati e brutti.
Perché il Re non solo se ne va a parametro zero, ma ha anche il buon gusto di far notare quanto poco siano i Cavs senza di lui.

C’erano una volta i Cavs di LeBron, Shaq, Big Z, Big Ben, Mo’ Williams. Tranne il primo tutti atleti in parabola discendente, ma pur sempre dei nomi. Ora non è rimasto neppure quello, riportando totalmente fuori dalla mappa The mistake by the Lake.
E allora la stagione, orribile ed inevitabile, è tutta in questo sguardo di Anthony Parker.
La più classica rivincita dei Nerds.

Da "all for LeBron" a "all for JJ"?

I Cavs sono diventati la squadra di… J.J. Hickson, qui ritratto in versione “star che arriva all’Arena”: ricorda un po’ LeBron visto così, ma il campo ci ha detto che non ha il talento per poter essere un franchise player, neppure nel dimenticato Ohio.

E se lui è il #1, figuriamoci gli altri!
Ramon Sessions è ottimo giusto per il fanta (che produca numeri è innegabile), Jamison è un contrattone in scadenza tra dodici mesi, Baron Davis almeno ha restituito il sorriso ai tifosi. Con Varejao done for the season ed il povero Parker, chi resta degno anche solo di una citazione?

One mission, one goal.

Arriveremo al titolo prima di LeBron. La promessa dell’owner Dan Gilbert, per quanto comica nel suo tempismo, è servita da scossa ed ha stabilito l’obiettivo stagionale: sconfiggere IL nemico.
Cleveland è la cosa più lontana da un titolo che si possa immaginare, ma la frase fotografa benissimo lo spirito (di rivincita) che anima questa franchigia.
Solo l’orgoglio e la rabbia sportiva hanno dato motivazioni speciali ai Cavs per vincere un po’ di partite ad inizio stagione e poi in questo finale, non impedendo che nella fase centrale potessimo constatare il loro reale valore.

Per quest’anno, data la situazione, passi. Ma questa faccenda di LeBron devono imparare a metterla in secondo piano d’ora in poi, perché l’obiettivo deve tornare ad essere quello di avere dei traguardi veri.

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One Comment to “At home: the Cavaliers”

  1. Duralex says:

    Situazione terribile. e gilbert NON è esente da colpe, dato che le sue strategie di mercato sono state, negli ultimi anni, perlomeno discutibili. guardando al futuro… l’unica notizia buona è che cleveland è abbondantemente sotto il salary cup ed ha pure il contrattone in scadenza di jamison che potrebbe far gola. il barone va in scadenza nel 2013/2014 e chiama 14 milioni di $ all’anno; però potrebbe dare leadership emotiva ad una squadra con encefalogramma quasi piatto. e in coppia con sessions non mi dispiace: due obiettori di coscienza in difesa, ma in attacco possono far male a chiunque. jj on fire: vediam i suoi progressi. il resto… speriamo nel draft e nel mercato dei free agent. esempio: zach randolph, greg oden, carl landry, Jason Richardson, carol butler, prince.
    un quintetto davis richardson (sessions) butler jj oden non farebbe così schifo e forse non costerebbe così tanto (oden è una scommessa, se la vinci?).

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