Get ready when you see me coming,
i’m not running.

A Tom Thibodeau è bastato un anno per portare i Bulls in cima alla Eastern Conference. Tre ragioni mi convincono che sarà una lunga permanenza.

Il disegnatore di anelli.

La prima, detta anche “players’ coach a chi?”
Puntando su Thibodeau a Chicago hanno scelto di avere uno stile di gioco, in evidente controtendenza con la recente moda dei Super-Team.

Un players’ coach è quel che fa al caso dei Miami Heat, d’altronde Dwayne Wade non ha lasciato spazio a molte interpretazioni dichiarando “noi non vinceremo come Boston, di squadra, ma grazie al talento individuale”.

Ora, non voglio far passare coach Spoelstra per uno sprovveduto e gli Heat per una squadra priva di qualsiasi struttura, ma è altrettanto evidente che non hanno una identità di gioco definita come gli attuali leader della Eastern Conference.

Thibodeau, lo sapevamo ancor prima che iniziasse la sua carriera da head coach, è un allenatore preparato, scrupoloso, con un’idea precisa su come far vincere la sua squadra.

Non importa a che ora lo chiami, sicuramente sarà sveglio e al lavoro.
Non ha una vita al di fuori della pallacanestro.

Con queste parole Derrick Rose non solo conferma quanto appena detto a proposito dell’ex assistente di Doc Rivers, ma sconfessa anche uno dei timori alla vigilia della stagione: la leadership.

Sicuri che Thibodeau, per quanto capace, sia però in grado di gestire un gruppo? Soprattutto avrà il carisma per convincere i migliori giocatori a seguirlo nel suo progetto?

C’è riuscito e alla grande: ha conquistato tutti.
Scalabrine, già con Thibodeau ai Celtics, ha spiegato che la principale ragione del successo dei Bulls è la coesione del gruppo attorno al messaggio del coach.

Come ha scritto recentemente Wojnarowski:

Thibodeau non ha solamente costruito una grande difesa, ma ha coltivato una mentalità vincente (championship culture) fatta di altruismo e spirito di sacrificio.

Se Noah pareva fatto su misura per coach Thibodeau, sorprendono i progressi mostrati nella metà campo difensiva da Luol Deng e Derrick Rose. Il rendimento di quest’ultimo si è elevato al punto da essere l’attuale candidato numero uno al trofeo di MVP. Ma ha ben poco in comune nel modo di porsi del regnante MVP.

Ci sono i leader come LeBron, ma anche quelli come Tim Duncan, che è un tipo tranquillo e non ha bisogno di parlare tanto e di dare sfogo alle emozioni, sostiene Rose.

Thibodeau conferma: (Rose) non è uno che si batte nel petto o che ha bisogno di attirare su di sé l’attenzione, la sua fiducia viene dall’allenamento. È quello che lavora più duramente, e questo è il modo in cui esprime la sua leadership.

Non so quanto coach e franchise player si siano scelti, ma la loro mi sembra sempre più la coppia perfetta. E diventeranno grandi insieme.

Tornando alle ragioni per le quali i Bulls resteranno a lungo ai vertici della Lega, potrei dunque aggiungere la motivazione numero due, “United front”: i giocatori credono nel nuovo sistema di gioco e all’interno di esso sono notevolmente migliorati (Deng e Rose su tutti). Ogni giocatore ha un ruolo all’interno del progetto e si sente una parte importante. Anche su questo qualche differenza con gli Heat c’è!

Infine, fondamentale nel lungo periodo, una terza ragione: il management si muove coerentemente al progetto.

Qui il confronto più che com Miami andrebbe fatto con i Knicks: New York ha davvero sposato il credo di coach D’Antoni? A Phoenix il gm Steve Kerr portò nel mix Shaq per preparare il cambio di panchina, nella Grande Mela gli hanno portato Melo privandolo di mezza squadra. Con un altro coach forse scopriremo che i Knicks si sono rafforzati, ma con il nostro Mike non sono questi gli uomini giusti per volare.

A Chicago finora c’è stata grande coerenza: dalle conferme di Rose, Noah e Gibson agli innesti poco roboanti ma funzionali di Kurt Thomas, Kyle Korver, Omer Asik, Keith Bogans, Ronnie Brewer. Carlos Boozer è stato il colpo grosso, difensivamente non encomiabile ma lo scorer nel pitturato che mancava da tempo a Chicago.

I grandi risultati già raggiunti non possono che rafforzare il rapporto tra allenatore e proprietà ed anche in ottica mercato sono convinto che l’allievo di Jeff Van Gundy continuerà ad avere un roster a sua immagine e somiglianza.

Le Finals 2011? Ancora Lakers vs Celtics, my two cents.
L’ennesima sfida, ma anche l’ultima della generazione di Bryant e Pierce.
Poi il futuro, almeno ad est, passa per i disegni di coach Thibodeau.

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13 Comments to “United Front”

  1. Io è da luglio che dico che meno male che LeBron non è andato ai Bulls, altrimenti questi credo sarebbero diventati molto più pericolosi degli Heat.

  2. Mookie says:

    Sono d’accordo.
    Ma questo ci dice qualcosa anche di LeBron, che ha potuto valutare e scegliere.
    E forse, semplicemente, NON voleva quel tipo di contesto..

  3. Jasone says:

    Sulla stessa lunghezza d’onda…

    su Spo, tempo fa, avevo scritto un articolo:

    http://wewantheat.playitusa.co.....ori-serie/

  4. Luca 8 says:

    Grande Mookie, bellissimo pezzo (ma io non conto come giudice, sono di parte…:-)). Sinceramente non mi aspettavo così tanto ad inizio stagione, sarei già stato contento di vederli diventare la quarta forza ad est! Questa esplosione dei bulls oltre a dipendere molto dal nuovo coach è proporzionale al miglioramento di Rose: il ragazzo ha avuto un miglioramento incredibile (MVP e MIP insieme? eheh, mi sa di no..) e ciò si vede sia da come segna in penetrazione, sia da come segna da tre. L’anno scorso era meno che mediocre da oltre l’arco, quest’anno gli ho visto fare partite da 6 su 7!
    Ad inizio stagione rosicavo per la “decision” di Lebron, ora sono contento che non sia arrivato nella windy city:
    1- avrebbe sicuramente oscurato derrick;
    2- come ha detto jordan commentando la scelta di Lebron: se vuoi essere il più forte devi battere i migliori, non giocarci assieme..e godrò nel vedere rose che prenderà a calci James negli anni a venire!

  5. AK47 says:

    LeBron non sarebbe mai potuto andare a Chicago, sarebbero stati troppi i paragoni con His Aireness. Comunque, da tifoso Lakers, ho tirato un sospiro di sollievo quando Wade non ha scelto Chicago (sarà perché nessuno è profeta in patria?)

  6. Mookie says:

    @ Jasone
    Il tuo commento era finito in spam, non so perché e spero non sia successo altre volte. Fortunatamente l’ho notato.

    @ Luca
    Magari a Chicago avremmo visto un LeBron diverso. Ma anche Chicago sarebbe stata diversa (anche nel roster) e visto come sta crescendo il progetto, chi correrebbe il rischio di tornare indietro nel tempo e portare James nell’Illinois?

    Sulla scelta di LeBron io e Gerry abbiamo detto la nostra a suo tempo, con pareri in parte discordanti. E sono opinioni sulle quali non influiranno i risultati. Ma proprio a tal riguardo, personalmente mi guardo bene dal definire “sbagliata” la ricetta di Pat Riley per riportare il titolo a Miami. Credo che i conti con gli Heat si faranno quando e se avranno imparato la lezione dal (prevedibile) fallimento iniziale.

    Jordan però questa storia che i Bulls possono bissare i 6 titoli conquistati durante il suo regno.. se la poteva risparmiare.

    @ AK47
    I Lakers restano la squadra da battere. Però il “sospiro di sollievo” vale per il breve termine, dall’anno prossimo sarà molto più difficile il confronto con Chicago (e Oklahoma City, Miami..).

  7. mircodiuboldo says:

    concordo, bell’articolo che dice ciò che ho sempre pensato, che sia un grande coach (qualche dubbio c’era, ma è stato subito spazzato via), che abbia una buona squadra, con un leader che si sta dimostrando fantastico, e io ero il primo a non vedere derrick rose al livello di mvp della lega, soprattutto già quest’anno, dimostra che con la difesa si vince (e prossimamente si vinceranno gli anelli, magari non quest’anno, però… uno sgarro ce l’ha già fatto tom, andarsene, fotterci ai PO spero proprio di no…) e hanno solo un futuro ancora migliore davanti…
    poi, oh, se alla frase “Ora, non voglio far passare coach Spoelstra per uno sprovveduto e gli Heat per una squadra priva di qualsiasi struttura” togli il “ora, non ” divento ancora più d’accordo con l’articolo, è forse l’unica cosa che non va bene…
    ciao

  8. Kratòs says:

    Sintetizzerei il tutto con questa frase:

    “Non so quanto coach e franchise player si siano scelti, ma la loro mi sembra sempre più la coppia perfetta.”

    Thibodeau è l’allenatore perfetto per Rose, e Rose è il miglior leader che Thibodeau potesse trovare nella sua prima esperienza come head coach. Tutto il resto non dico che sia una ovvia conseguenza, ma sicuramente diventa molto più facile, con una premessa del genere. Due personalità piuttosto simili, due modi di intendere la pallacanestro pressochè identici, quando hai queste due cose poi viene tutto più naturale: la squadra è obbligata a comportarsi di conseguenza, perchè se Rose si fa il mazzo in allenamento ed è il primo a prendersi le sue responsabilità, anche quando magari potrebbe come minimo fare finta di niente, poi nessuno può permettersi di non dare il massimo. Per questo credo che i Bulls abbiano fatto (per distacco) il miglior acquisto possibile, l’estate scorsa.
    Onestamente non so se tutto questo sarebbe stato possibile con un James in squadra a fare da punto di riferimento (e un discorso simile lo si potrebbe fare per Wade, anche se forse Flash sarebbe stato meno ‘ingombrante’ di LBJ).

    Voglio poi sottolineare in particolare il lavoro di Thibodeau su Deng: in estate si parlava di lui praticamente come il punto debole della squadra (subito dopo il buco in SG, ma quello non entra neppure in discussione…), sia sul campo che a livello salariale. Bene, è riuscito a farne il collante della squadra al punto da renderlo il giocatore più importante a roster dopo Derrick (e per alcuni aspetti, soprattutto riguardanti la metà campo difensiva, io lo metto davanti pure al numero 1). Tanto da farlo risultare – per quello che ha fatto finora, almeno – quasi pagato il giusto, altro che contrattone ammazza-cap.

  9. Mookie says:

    @ Kratòs
    Deng è il mio personale Most Improved della stagione, pertanto non posso che essere d’accordo con te.
    È un grande merito, questo, di Thibodeau. Perché l’unica grande addizione estiva è quella di Carlos Boozer e per quanto l’ex Jazz sia utile, mi sento di poter dire che non è stato il fattore decisivo per far spiccare il volo ai Bulls. Thibodeau è riuscito a lavorare bene soprattutto con i giocatori ereditati da Del Negro.

    A mio giudizio Noah è il vero perno difensivo di Chicago, ma ammetto che mi fido di più del parere di coach Thibodeau che ha definito Deng il suo miglior difensore.

  10. Luca 8 says:

    @ Kratòs:

    Secondo me il contratto di Deng è comunque esagerato.. però con thibodeau ha trovato la sua dimensione perfetta e, come giustamente hai scritto, è diventato un giocatore importantissimo per i tori, soprattutto nella metà campo difensiva!

  11. Kratòs says:

    Era sicuramente esagerato quando è stato siglato (potevamo cavarcela con molto meno), e fino all’estate scorsa le cose stavano ancora così, ma adesso 13 milioni – di media – li diamo a uno che è definito dall’allenatore (quello che sa meglio di tutti di cosa ha bisogno) “the glue of the team”. Vista in quest’ottica le cose cambiano:

    – non essendo un problema (anzi…) non è il caso di stare a pensare troppo a quanti soldi prende, l’importante è quello che dà a questa squadra… e credo proprio che i Bulls senza Deng diventerebbero una squadra diversa, non posso dire se migliore o peggiore, ma sicuramente diversa.

    – ha 26 anni, quindi ancora decisamente giovane, se continua a giocare così non credo che sia un giocatre inscambiabile. Fra 2 anni poi diventeranno 14 milioni in scadenza (per un 28enne) che potrebbero essere utili a molte squadre. Tutto questo nell’ipotesi che non si voglia più continuare con lui, che ripeto, al momento non credo sia nei piani di Thibodeau.

    – la nostra caccia ai FA l’abbiamo fatta, ed è andata com’è andata, le possibilità di fare un mercato stile Miami ce le avevamo anche con Deng (e Rose, e Noah) sotto contratto. Quindi finora non ci ha precluso praticamente niente. Nelle prossime stagioni con i rinnovi di Noah, quello al massimo per Rose, il nuovo contratto di Boozer, più quelli delle riserve… non saremo in grado di competere per i FA pesanti neppure se Deng prendesse 3-4 milioni di meno (cioè più o meno quelli che avrebbe meritato al momento della firma)… quindi anche qui ci cambia poco il fatto che Deng abbia il contrattone.

  12. Luca 8 says:

    E direi che nemmeno ci serve dare la caccia ad un big. La squadra va benissimo così, il suo equilibrio è ottimo. Basta colmare la lacuna mostruosa che c’è nello spot di SG con un bel role player ed ecco servita una contender. Quello che mi fa rabbia è che Ben Gordon sarebbe proprio quello che ci serve…però se non sbaglio è lui che è voluto andare via

  13. From 0 to hero says:

    Sono ad una SG di buon livello (T-Mac se si regge in piedi e ha voglia di centellinare i minuti è perfetto e vien via al minimo) da essere una contender fatta e finita.

    Quest’anno scade Kenyon Martin che non penso rimanga a Denver e non chiederà di sicuro la plurimiliardata, fa gola a tanti ma se un difensore del genere va nelle mani di Thibodeau…

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