Memphis è conosciuta nel mondo per i grandi musicisti che lì hanno iniziato la loro carriera, non certo per la pallacanestro. Ed in questo senso, nulla cambierà.

Ma di questi Grizzlies si parla troppo poco.
Anche l’altro autore di questo blog continua a sostenere che è tutto apparecchiato per il nono posto, eppure in questo momento sono qualificati per i playoff e le dichiarazioni dei giocatori esprimono la convinzione di poter continuare a salire e scalare più posizioni possibili.

Presuntuosi?

Tony Allen: l'avreste detto che avrebbe fatto la differenza?

Sono alla pari con i Blazers di LaMarcus Aldridge, il grande escluso dell’ASG. La stagione di Zach Randolph non è affatto inferiore a quella dell’ala di Portland, ma né lui né Rudy Gay sono stati convocati per la partita delle stelle. Ed in Tennessee nessuno ha gridato allo scandalo.

Gli Hornets sono da molti ritenuti la rivelazione della regular season e per un mese abbondante hanno diviso con Spurs e Celtics la leadership nella Lega. Con meno alti e bassi, i ragazzi di coach Hollins sono ad un passo dalla franchigia della Louisiana.

Non dimentichiamo poi che la SouthWest è di gran lunga la più tosta tra le sei Divisions, con la prima e la terza forza della Lega e nessuna squadra con un record negativo.

Nella notte appena trascorsa i Grizzlies hanno ospitato gli Spurs e li hanno superati con discreta facilità. Coach Popovich deve aver capito subito che sarebbe stata una brutta serata, come interpretare altrimenti il timeout che ha chiamato nel primo minuto di gioco?

Ai league leaders mancava Tony Parker e senza di lui in regia Popovich ha assistito inorridendo a 22 palle perse, 9 in più di quelle a cui è abituato.
Prima di concedere le attenuanti del caso ai neroargento registriamo che i padroni di casa non avevano a disposizione per il match Rudy Gay.
E la partita di Marc Gasol è durata solo un tempo, espulso per un doppio tecnico (proteste). Ciò nonostante Memphis ha vinto la sfida nel pitturato, ricorrendo alla miseria di cinque tentativi dalla lunga distanza in tutta la gara, senza per altro metterne uno a segno.

Dopo la sirena finale non poteva mancare la domanda su quello che – attualmente – sarebbe lo scontro al primo turno tra la #1 e la #8 ad Ovest. Manu Ginobili ha rilasciato quella che non liquiderei come la classica risposta di rito: They know they have a shot.

Ovviamente nessuno di noi scommetterebbe due cents su Memphis che elimina San Antonio, ma giungere a porsi la domanda ed ammettere che esiste una possibilità, per quanto remota, distingue immediatamente questi Grizzlies da quelli degli ultimi anni.

Chi sono, allora?
Non compaio nell’elenco degli estimatori di Mike Conley, ma è un fatto che l’ex compagno di Greg Oden sia il quinto playmaker nella graduatoria assist/turnover.

Zach Randolph segna 20 punti a partita, è il terzo rimbalzista della Lega, tira con il 49% dal campo e ieri ha perfino rubato 4 possessi agli Spurs. Che sia ora di ridiscutere tutti quei limiti (caratteriali e tecnici) che lo hanno fatto finire nell’elenco dei quasar player? In altre parole è solo la squadra attorno ad essere cresciuta o è maturato anche Zibo?

Rudy Gay e Zach Randolph possono contare su Toney Allen.
L’ex Celtics fosse solo per l’impatto e l’equilibrio che ha garantito ai Grizzlies è il mio candidato numero uno a Most Improved Player. Aggiungiamo che ieri notte, per l’ennesima volta, ha segnato più punti (con meno tiri) di quel O.J. Mayo che era stato scelto al draft per essere il nuovo uomo-franchigia.

La decisione di portare Allen in quintetto doveva servire per rendere O.J. l’uomo del cambio di marcio, lo scorer che si alza dalla panchina. Ma il difensore Allen sta trovando il canestro con una facilità e continuità tali da rendere Mayo non indispensabile, eventualmente sacrificabile alla riapertura del mercato. Non è solo l’ex idolo di USC a non essere ancora riuscito ad adattarsi ad un ruolo alla Ginobili, ma è il nuovo starter ad aver dimostrato di valere un posto in quintetto ed un adeguato minutaggio.

Il management ha operato pochissimo sul mercato e la sola mossa significativa è stata l’addizione di Shane Battier che conferisce maggiore profondità ad un roster effettivamente corto. Un uomo-squadra, un grande difensore, non un super-talento ma molto versatile. La sua abilità nel tirare dalla lunga distanza va a colmare in parte la carenza di tiratori affidabili a disposizione di coach Hollins.

E se perfino Darrell Arthur è quello ammirato contro San Antonio (ma stento a crederci) allora tornando alla domanda di prima mi rispondo che no, non sono affatto presuntuosi se non si accontentano di fissare come massimo traguardo l’ottavo posto.

Sette vinte nelle ultime dieci, quindici nelle ultime venti. Otto su dieci senza O.J., quattro volte trionfanti nelle ultime sei assenze di Gay.
Avanzano a fari spenti, silenziosi, lenti ma inesorabili.

For some strange reason it had to be
He guided me to Tennessee

Jason Williams ha fatto bene a tornare a Memphis.

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6 Comments to “Beware of the Grizzlies”

  1. Hank Luisetti says:

    Finalmente un articolo su questa buona squadra!!

    ..e con O.J che potrebbe essere scambiato con qualcosa di buono, sono da un’allenatore di distanza da essere qualcosa di più di una buona squadra.

    Ps:Il buon Darrell è più di una partrita che sta giocando bene ;), innesto importante dalla panchina.

  2. Mookie says:

    Hai ragione Hank, ma Arthur contro gli Spurs ha fatto molto più che una buona partita..
    E confesso che in lui non ho mai visto niente più che un’anonima comparsa. Ora quanto meno sospendo il giudizio in attesa di ulteriori conferme.

    Sono dell’idea che il vero successo sarebbe riuscire a rendere parte del progetto O.J. Mayo, ma se proprio questo non fosse possibile la dirigenza dei Grizzlies avrebbe un signor asset da mettere sul piatto di una trade. Prima di essere “ad un allenatore di distanza” sono forse ad una buona gestione estiva del roster dal poter pensare al coach a cui affidare il salto di qualità.
    L’intera frontline, ad esempio, è in scadenza di contratto.

  3. mircodiuboldo says:

    l’ex USC non riesce ad adattarsi a un ruolo di sesto alla ginobili semplicemente perchè mayo non ha (e forse, purtroppo per lui, non avrà mai) la TESTA di ginobili, ed è quella a fare la differenza, se si “deprime” per essere tolto dal quintetto, e non ragiona come sesto uomo importante, allora non combinerà nulla…
    comunque un buon team, già a inizio anno nuovo tenevo a sottolineare su playitusa ogni volta come riuscissero a fare scalpi prestigiosi, e il tempo mi sta parzialmente dando ragione, una volta i lakers, un’altra i mavs, un’altra gli heat, poi ancora i lakers, i thunder e i jazz in fila a inizio gennaio, poi ancora dallas e orlando… insomma, tanta roba!!!! mai sottovalutarli, il 23 di questo mese al TD garden sarà da tenere d’occhio, l’ho già cerchiato sull’agenda…

  4. mircodiuboldo says:

    scusate, ma adesso basta power ranking???

  5. Mookie says:

    Ciao Mirco,
    Ginobili è arrivato nel posto giusto (San Antonio) già da giocatore maturo mentre Mayo è entrato nella Lega a vent’anni. Per usare le tue parole, OJ non ha e ritengo non avrà MAI la testa di Ginobili, ma ci si accontenterebbe anche di molto meno!
    Anche se i segnali sono abbastanza sconfortanti (ed in questa Lega di esempi analoghi ce ne sono ovunque si posi lo sguardo) non escludo che qualcosa possa cambiare. Probabilmente succederà altrove perché a Memphis non lo aspetteranno.

    Abbiamo saltato il PR solo nella settimana dell’ASG, a causa dell’esiguo numero di partite giocate, preferendo dedicarci alla trade deadline.
    Sabato pomeriggio tornerà puntuale. 😉

  6. simonpietro says:

    i Grizzlies sono il grande enigma di questa NBA secondo me.
    anche io, ad inizio stagione, li avevo consacrati a “primi dei non partecipanti alla post-season”, ma stanno sfruttando i rinnovamenti degli altri (Utah, Denver, Phoenix e gli infortuni di Portland e NO) per rientrare in corsa.
    E sono una squadra apparentemente con molti missing links: un play che bada più a realizzare che a far segnare, una testa calda in SG (sarà un caso che con il collante Tony Allen siano rientrati in griglia PO?), un uomo franchigia che passa da 2 buzzer contro Miami e Toronto a tirare 6-7 volte nella partita successiva, il fratello del miglior lungo della lega e un mangiapalloni da rinnovare che però fa 20 e 15 a sera. Il finale di inception in confronto è più facile da capire.
    Una battuta di jackson su randolph e le sue prestazioni: “guardate che quello è un 2,12; sembra un 2,05 perchè Dio non gli ha dato il collo ma è un 2,12” (citata dall’avvocato in una recente telecronaca)

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