Come diceva un indimenticabile spot con protagonista Dan Peterson.

Ritorniamo ai grafici per indagare il rapporto tra la qualità e lo stile del gioco offensivo delle trenta squadre NBA.
Godono di migliore salute le squadre che eseguono di più, o quelle in cui uno/due interpreti fanno i solisti? Cercare l’extra pass paga, o ha maggiore fortuna chi va al tiro senza dare il tempo alle difese di prendere posizione?
Queste ed altre domande.. non troveranno vere risposte nei prossimi paragrafi, ma qualche tendenza emerge e alcune incredibili anomalie non passano inosservate.

Due variabili considerate: Team Pace e Percentuale di Assist.
La prima segnala il numero di possessi a partita, ossia un indicatore piuttosto affidabile del ritmo di gioco. La seconda restituisce la percentuale di canestri dal campo per cui è stato assegnato un assist, dunque ci offre un indizio chiaro di chi punta maggiormente sull’esecuzione anziché sugli isolamenti.

Ecco il grafico risultante:

Premessa iniziale: un canestro “assistito” non è necessariamente frutto di un’azione corale o prova inconfutabile di “esecuzione”. Ma lo è decisamente di più rispetto a un canestro NON assistito, che per definizione arriva da una giocata individuale.

Prima novità rispetto ai grafici del passato: c’è un quadrante, quello in basso a sinistra, pressoché deserto.
I Pistons sono l’unica vera eccezione a quella che può apparire come una regola non scritta: chi sfrutta buona parte dei 24 secondi a disposizione per andare al tiro cerca l’esecuzione.

Maggiore coinvolgimento di tutti i giocatori sul parquet, maggiore (talvolta anche più veloce) circolazione della palla, extra pass, lettura della difesa avversaria. E il grafico suggerisce che chi cerca l’esecuzione, quasi sempre la trova.

Giocare a ritmi bassi e cercare il passaggio vincente produce risultati?
La risposta è sì.

Nel quadrante in basso a destra troviamo 4 leader divisionali: Bulls, Sixers, Spurs e Clippers.
Rapida parentesi: Sixers (10%) e Spurs (13%) sono anche le due squadre con il più basso Turnover Rate. Quando eseguire è sinonimo di efficienza.

Nel quadrante troviamo anche altre 4 squadre che disputeranno i playoff: Lakers, Magic, Hawks e Celtics. Con tutti i se e ma del caso, resta il dato qualitativamente positivo.

Le intrusioni in quest’area sono rappresentate da Nets e Raptors: due squadre con un record decisamente negativo, ma che possono vantare due star del playmaking.
Deron Williams non può far volare i Nets perché con i compagni a disposizione miracoli non se ne fanno; Calderon è responsabile del 46% degli assist dei Raptors quando lui è in campo (statistica che lo vede 4° nella Lega, dietro Nash, Lin e quasi pari con Rondo).

C’é anche la squadra che gioca meno possessi nella Lega, New Orleans. Però le tre vittorie consecutive sono arrivate con Vazquez in quintetto come point guard al posto di Jarrett Jack. Coincidenza?

Breve annotazione storica.
I Bulls dei sei anelli nei 90s si distinguevano per un team pace che li vedeva fluttuare tra la ventesima e l’ultima posizione. La percentuale di canestri assistiti era invariabilmente compresa tra il 60 e il 63%. Nonostante disponessero del miglior attaccante uno-contro-uno della storia del gioco!
In questo grafico quella Chicago sarebbe quasi sovrapposta a quella di Rose, Deng, Noah e coach Thibodeau.

È dunque questo il miglior stile di gioco? Ritmi bassi ed esecuzione?

Guardando la parte superiore di questa mappatura troviamo l’altra metà della Lega, ma qui le franchigie sono quasi equamente distribuite tra i due quadranti.

A destra compaiono i nomi delle squadre che tendenzialmente eseguono andando alla conclusione senza far correre troppo il cronometro. È il settore degli esponenti tradizionali del run’n’gun, come Golden State e Phoenix (anche se in versione decisamente meno da corsa che in passato). Ma anche il nuovo corso dei Blazers dall’arrivo di Raymond Felton e l’addio definitivo a Brandon Roy. I Cavs di Irving, i Bucks di Jennings.

Ad eccezione dei campioni in carica di Dallas (per altro poco sopra la media del team pace), l’elenco comprende solo squadre oggi fuori dalla griglia playoff. E verosimilmente fuori anche a fine aprile.
Si può concludere dunque che cercare l’esecuzione ad alti ritmi si traduce in numerose sconfitte? Non dovrebbe essere il contrario, ovvero chi ha successo nell’eseguire con la difesa ancora non schierata ha più probabilità di fare suo il match?

Due possibili spiegazioni.
La prima: tutto questo non tiene conto dell’efficienza nell’altra metà campo. Phoenix e Golden State non sono certo difese insuperabili.
La seconda: giocare ad alti ritmi in fase offensiva si paga in termini di errori, soprattutto un maggior numero di forzature e palle perse.

Ma.. c’è anche il caso di Denver.
Il sistema liberal-democratic we-don’t-need-another-hero di George Karl trova la sua forma di espressione nel più alto team pace della Lega. In mancanza di superstar, tutti possono tirare e, a ben guardare, sono pochissimi a roster a non sapere passare la palla, in ogni ruolo. Corrono ed eseguono. E vincono. Perché senza infortuni pesanti e contemporanei, chi nega che questi Nuggets sarebbero almeno attorno al 60%?

L’ultimo sguardo va all’area in alto a sinistra. Quello che lascia i più inquietanti punti interrogativi.

Qui ci sono i Knicks, ma probabilmente solo provvisoriamente. L’effetto Linsanity produce sensibili cambiamenti: in poche partita ha stravolto il team pace, che a gennaio era perfino sotto la media della Lega; se continuano così, la percentuale di assist in netta scesa li porterà grosso modo nei paraggi delle coordinate di Denver.

È il quadrante di Minnesota e dei lampi di Rubio. Di Houston e delle accelerazioni del sottovalutato Lowry. Dei Pacers in corsa per il fattore campo nel first round dei playoff e dei Grizzlies che, in attesa del rientro di Randolph, non devono più recitare il ruolo di inseguitori nella volata per i primi otto posti.

È soprattutto il quadrante delle squadre in testa alle rispettive Conference: Miami e Oklahoma City.

In comune con i capofila dell’altra costa il ricorso sistematico alla libera (e solitaria) interpretazione di due grandissimi finalizzatori, affiancati da un terzo realizzatore che lascia ai restanti compagni le briciole: James & Wade più Bosh nella sponda atlantica, Durant & Westbrook più Harden in quella pacifica.

Se per loro stessa ammissione non hanno bisogno di vincere giocando di squadra, ma di puro talento.. diciamo che non è una sorpresa trovare qui gli Heat di LeBron e Wade. Va però detto che non sono poi così distanti dalla media di Lega per percentuale di assist.

Ben più stupefacente è il posizionamento dei Thunder che, nei nostri grafici, riescono sempre a distinguersi in modo clamoroso.
Solo due squadre giocano più isolamenti e hanno una minore coralità di gioco offensivo dei dominatori della Western Conference: Kings e Wizards, due tra le peggiori squadre della NBA.
La rapidità nel tentare la conclusione ha un risvolto negativo che lascia poco spazio ad interpretazioni: oltre il 16% dei possessi termina con una palla persa. Nessuno peggio dei Thunder!

Da questo ed altri grafici precedenti esce un ritratto nitido: i Thunder sono indiscutibilmente brutti da vedere.
Ma si può vincere un titolo così?
Affidandosi al puro talento dei tuoi migliori interpreti? E senza che uno di questi sia uno dei due lunghi sul parquet?

Due notti fa hanno vinto in overtime contro Denver con 51 punti di Durant e 40 di Westbrook. L’ultima coppia a mettere numeri simili era formata da Michael Jordan e Scottie Pippen. E un qualche parallelo si può trovare anche nella presenza nella frontline di un atleta normalmente poco coinvolto in fase offensiva, ma fondamentale specialista difensivo. La strana tripla doppia di Serge Ibaka non ha echi rodmaniani?
Ma quei Bulls hanno vinto giocando a ritmi bassi e con un 61% di canestri assisti che li pone esattamente agli antipodi di quanto stanno facendo i ragazzi allenati da coach Brooks.

E ragazzi sembra la parola adatta. Cos’hanno in comune Kings e Wizards con i Thunder, oltre alla posizione nel grafico? Sono le tre squadre più giovani della Lega.
Guarda caso tirando una diagonale scopriamo che Mavs, Hawks, Lakers, Celtics, ovvero le quattro squadre con l’età media più alta, adottano uno stile di gioco radicalmente opposto.

Non esiste una formula per il successo.
Il ritmo di gioco, di per sé, non incide in modo determinante sui risultati.
E nonostante la pallacanestro sia uno sport di squadra, pare che nemmeno passarsi la palla sia necessario per vincere.

Quasi tutte le contender, però, hanno un’identità ben precisa.
Diverse filosofie di gioco, talvolta antitetiche.

E curiosamente la peggior squadra della Lega, i Bobcats, sono i più vicini all’intersezione degli assi. Quando equilibrio fa rima con anonimato e mediocrità.

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One Comment to “Chi non ha bisogno di un assist?”

  1. Frinf says:

    articolo meraviglioso…anche leggendo con attenzione non riesco a trovare nulla in cui non sono d’accordo!

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