Rose indossa la numero 1, Deron non ne ha bisogno.


Da Michael Jordan a Kobe Bryant, da LeBron James a Tyreke Evans. Ovvero quando l’azione offensiva passa necessariamente per le mani del tuo miglior scorer e poi, forse, anche gli altri hanno l’onore di toccare la palla.

Ok.. ho un po’ esagerato, estremizzando il concetto.

Non esiste UN solo modello vincente da seguire per costruire la squadra che conquisterà l’anello. Da MJ in poi è crollato anche l’assioma per cui non si può vincere senza un asse play-centro dominante. Ma potendo scegliere, nella mia squadra ideale il decision maker è sicuramente il playmaker.

E questo è un momento fortunato, con 5 point guard che compaiono nella lista dei (18) candidati MVP della Lega. La sesta, Steve Nash, non guadagna neppure una menzione perché i suoi Suns sono attualmente fuori dai playoff ed hanno un record negativo. Ma un sondaggio su nba.com lo colloca ancora al quarto posto tra gli interpreti del ruolo.

Esclusi dalla top 5 si segnalano anche: Tony Parker, che può fregarsene e guardare tutti dall’alto del miglior record di Lega; Baron Davis, che da quando sta bene ha fatto prendere il volo ai Clippers; D.J Augustin, rinato con coach Silas e terzo alla voce assist-turnover rate; il rookie John Wall è pur sempre quinto per numero di assist; Brandon Jennings non sta ripetendo le prestazioni del debutto, ma prima che si fratturasse un piede i suoi Bucks erano vicini al 50% di vittorie.

La top 5 è ovviamente composta da: Derrick Rose, Rajon Rondo, Deron Williams, Chris Paul e Russell Westbrook.

Chris Paul è alla guida della formazione rivelazione della stagione ed è il giocatore più efficace della NBA: terzo per numero di passaggi vincenti ed unica élite point guard ad avere più recuperi che palle perse.

Rajon Rondo domina la classifica degli assist (nonostante lui – come altri – goda di qualche favore) è secondo per recuperi e non c’è collega che tiri meglio di lui dal campo.

Russell Westbrook è il secondo scorer tra le point guard (22,4) e se mette su un discreto tiro da tre (peggio di lui solo Andre Miller) potrebbe diventare davvero illegale. Ho sempre avuto il dubbio che non potesse essere un playmaker in senso stretto, ma consegna otto assist e mezzo a sera come Jason Kidd.

Infine Rose e Williams.
Proprio in questi giorni i due sono stati paragonati, prima da Carlos Boozer e poi da Charles Barkley. L’ala dei Bulls e l’ex MVP hanno sancito un passaggio di consegne: per entrambi Deron era il miglior playmaker della Lega, ora è il numero due alle spalle di Derrick.

La mia storica avversione alle graduatorie individuali, o quanto meno a prenderle sul serio e considerarle oggettive, mi induce a dargliela vinta senza opporre resistenza.

Rose è l’unico a comparire tanto nella top ten dei realizzatori quanto in quella degli assist-men e solo Westbrook prende più rimbalzi di lui tra le pg. È la star dei Chicago Bulls di Thibodeau, facili vincitori della Central Division e distanti neppure due vittorie dagli Heat di LeBron. La franchigia dell’Illinois continua a tenere il passo nonostante l’infortunio di Noah.

Rose gioca con grande personalità, trasmette sempre una calma impressionante, non ha paura di prendersi un tiro quando la palla scotta e soprattutto è cresciuto molto come difensore. Durant permettendo, se i suoi Bulls si confermeranno ai vertici della Eastern potrebbe anche vincerlo sto benedetto Maurice Podoloff Trophy in futuro.

Non riesco ad immaginare uno scenario altrettanto lusinghiero per Deron Williams, eppure non sono capace di considerare un miglior interprete del ruolo di playmaker.

Come sempre accade quando ci sono in ballo graduatorie sui singoli, le statistiche individuali e il record di squadra incidono quasi per intero sul posizionamento di un atleta. Chicago, dopo appena metà anno dall’inizio della cura-Thibodeau, è già una legittima contender nella sua Conference. Viceversa i Jazz di coach Sloan sono da anni fermi a metà strada: non possono accontentarsi di qualificarsi ai playoff, ma non riescono ad affermarsi stabilmente come reali contenders.

È il difetto di coach Sloan: troppo bravo per mettere assieme una squadra perdente. Qualcosa di simile alla maledizione di Steve Nash, straordinario nel far sembrare migliori i propri compagni. Quando ottieni il massimo da quello di cui disponi, non ci sono margini.

Per profondità, i Jazz del periodo D-Will sono perfino più competitivi di quelli che hanno perso due Finals contro Jordan, ma Karl Malone era decisamente di altra pasta rispetto a Boozer. E La questione difensiva è un problema a cui Sloan non ha mai trovato una soluzione per questi Jazz, al contrario del gruppo guidato nei Nineties.

I Jazz sono nel limbo e, purtroppo, sembrano destinati a restarci.
Ecco perché non sentiremo il nome di Deron Williams tra i potenziali MVP della Lega. Ed è altrettanto difficile che le statistiche individuali possano spiccare un volo rispetto a quelle attuali: 22,2 punti e 9,4 assist.
Ma quanti playmaker sono stati più consistenti di lui negli ultimi 5 anni?

Salt Lake City non è la destinazione che sceglierebbe una superstar e coach Sloan non è l’allenatore più comodo per entrare nella Lega e mettersi in mostra. Ma avere un simile maestro è la migliore cosa che potesse capitare nella carriera di Williams. Forse ne ha limitato le statistiche, ma certo non ne ha imbrigliato il talento, semmai lo ha fatto maturare.

Proviamo poi a cambiare contesto, supponendo un Deron Williams con maggiori libertà. Riuscite ad immaginarlo, ad esempio, al posto di Felton ai Knicks? Ed al posto di quei play che attualmente compaiono nel quintetto di una qualsiasi contender? E ora, riuscite a dirmi UNA sola ragione per cui Deron non debba essere considerato il miglior playmaker in attività?

Don’t believe the hype. Deron is the man.

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9 Comments to “Don’t believe the hype”

  1. Francesco says:

    quello che ho sempre pensato. scritto da te.

    è esattamente la maledizione di nash, troppo troppo fenomenale per non riuscire a far galleggiare un roster debole…e deron ha una squadra che è buona ma non abbastanza. non avrà mai super scelte al draft (non finchè si rimane con questa intelaiatura di squadra almeno) e quindi non troverà qualcuno da affiancare al povero deron. di free agent importanti difficile parlare perchè lo utah non è il massimo. inoltre il problema è un altro: questi jazz sono squadra solida , efficace e con molte armi. Con una vera star insieme a williams sarebbero una contender a pieno titolo, visto un allenatore esperto e una squadra che a quel punto avrebbe la ciliegina sulla torta. ma per prendere quella ciliegina, con una trade, quante fette di torta andrebbero cedute via?

    …e per rimanere sul culinario…dando via dei pezzi importanti per un solo big, si avrebbe la tanto sperata e vincente torta nuziale, o solo una crostata? 😀

  2. Mike says:

    al momento Deron è il miglior playmaker della Lega ma Derrick è la point guard numero uno non soltanto per via della canotta.

    la lieve differenza sta nelle migliori abilità di playmaking di Williams che però non bastano al momento ad impedire il sorpasso messo in atto questa stagione da Rose: più completo offensivamente, troppo potente e veloce, troppo controllo. e soprattutto ancora tanti margini di miglioramento.

    poi nel momento in cui le zebre cominceranno a fischiare i contatti fallosi attirati da Pooh in penetrazione (finora clamorosamente negati), potrebbero definitivamente azzerarsi le armi a disposizione altrui per fermare l’orgoglio di Chicago.

    http://confortevolmenteinsensibile.blogspot.com/

  3. Q says:

    Lieve differenza?
    Con tutto il rispetto e l’ammirazione per Pooh, Williams sta ad una altro prefisso telefonico se si parla di visione, tempistiche e controllo del ritmo della partita.
    E non vedo davvero la maggiore completezza offensiva di Rose dove risieda, se non in una capacità di attaccare il canestro irreale

  4. Francesco says:

    …ma scusa mike, tu vuoi davvero dirmi che a difesa schierata e palla in mano al play sei certo di preferire rose a williams? io, da piccolo ignorante, credo che quando si parla di contropiedi e transizione rose sia il numero uno al momento (non lontano, in quelle situazioni, il mio amato tony parker) e sia davvero difficile da marcare. ma se devo battere una difesa schierata e orchestrare la squadra williams sta ad un altro prefisso, citando Q.

    …poi indubbiamente potrò star dicendo fesserie ma la vedo così…

  5. simonpietro says:

    l’articolo di Mookie (molto bello as usual) apre un dibattito a mio avviso di più ampio respiro: il confronto tra play-maker e point-guard, come Mike ha sottolineato nel suo commento. D-Will e Derrick sono 2 giocatori che giocano nello stesso ruolo ma interpretandolo in maniera completamente diversa perchè hanno caratteristiche molto diverse. Uno è un PLAY-MAKER, ovvero “fa” il gioco, costruisce il migliore tiro possibile in base ai movimenti dei suoi compagni e agli adattementi della difesa. L’altro è una POINT-GUARD, ovvero una guardia che gioca in punta: atletico, velocissimo, ama concludere arrivando al ferro, e i suoi migliori assist sono frutto delle attenzioni e dei raddoppi che le difese gli concedono. Chi ha ragione e chi sbaglia?
    In questi casi io di solito do una sbirciata alle Hollinger Stats, che a me piacciono molto.
    Confrontiamo i 2 per assist/ratio (percentuale di possessi che terminano con un suo assist) e Usg% (percentuale di possessi che lui finalizza in 40 minuti).
    Deron Williams è 20esimo tra le PG per assist/ratio (30%), Derrick è 46 (su 66). Tra gli altri da citare gli inarrivabili Rondo e Kidd (48% e 43%), 5 il canadese con 38 con CP3 praticamente pari. per contro Derrick ha un Usg del 30%, 1 con Westbrook, inseguito proprio da Williams con il 26%.
    Se per Deron io attribuisco parte dei meriti di queste numeri e delle sue prestazioni anche al favoloso sistema di Sloan (una fluidità offensiva favolosa, resa effettiva dalle qualità di chi la interpreta), per Rose io credo che non sarà mai un play classico: ormai avremo sempre più POINT-Guard come lui, finalizzatori dal grande atletismo più che creatori dal genio smisurato: Westbrook, Wall etc.
    Una riflessione finale: il play classico piace di più, ma da quando un play non conduce la sua squadra all’anello? Da Isiah e Magic, nè Stockton nè Kidd nè Nash sono riusciti nell’impresa: ci sono riusciti Billups e Parker, i meno creatori dei sovracitati, sfruttando dei sistemi che non pretendevano da loro 10 assistenza a sera.
    Period (ho parlato troppo)

  6. Stavrogin says:

    L’ultima volta che ho controllato, la PG migliore della lega era Cristiano Paolo. Uno che orchestra e che realizza con uguale, straordinaria efficienza, e che come Nash migliora i propri compagni. Non vedo nessuno migliore di lui sinceramente.

  7. Francesco says:

    però affinchè un play classico conduca per mano la sua squadra all’anello deve avere anche fiducia dall’intero ambiente e chiavi in mano della squadra, con un sistema in cui esso sia un punto centrale…in situazioni di difficoltà della squadra di solito, negli ultimi anni perlomeno, vedo molte squadre che danno la palla alla stella realizzatrice di turno, guardia o ala piccola di solito (vedi durant-kobe-james-wade-melo e tanti altri) e si fanno tirare fuori dai guai. quelle che si affidano all’intelligenza del loro play e alle sue scelte sono poche e raramente sono da titolo (utah, phoenix e qualcun’altra)…

  8. mirco di uboldo says:

    a parte che è evidentemente un errore dei tabellini quello dell’assist di rondo, non si può darlo a lui, ma non penso che per questo goda di particolari favori, io lo ritengo il miglior “orchestratore” della nba, cioè il miglior play nel senso stretto, anche se chiaramente non è il miglior 1 (come posizione nelle grafiche) della lega… rose è un fenomeno, non è ancora completo, perchè la tecnica di nash o deron non l’avrà mai, non è uno da 90% ai liberi come steve, però l’ho visto giocare pochi giorni fa e ha una capacità che io ritengo straordinaria: spinge come un forsennato sui contropiedi sia da canestro subito che sul classico rimbalzo difensivo; prende la palla, parte e o lo fermi a metà campo buttando via un fallo oppure sono punti… è impressionante, non sono un esperto ma mi è sembrata una cosa strepitosa, anche perchè se non ricordo male non era una transizione di squadra, anzi spesso in avanti si trovava da solo, ma era talmente rapido ad avanzare che gli avversari non riuscivano a metterlo in una situazione di “sei da solo contro 2, ti conviene fermarti”, perchè era veramente un fulmine, lo stesso buffa su sky diceva che per lui il campo era troppo corto, atleticamente per sfogare tutta la sua potenza avrebbe bisogno di un campo di due metri (almeno) più lungo, era strepitoso… poi magari lo fanno anche gli altri play citati nell’articolo, io sono un fan dei celtics, ma difficilmente fa tutto da solo rajon, lui è molto più pratico (e la cosa è anche più redditizia) a penetrare sulla transizione per accentrare la difesa e scaricare, o comunque lui ha una visione di gioco che gli permette sempre di trovare un uomo libero anche non oltre l’arco, certi passaggi nel pitturato in mezzo alle maglie strette ma non abbastanza delle difese avversarie sono spaventosi, e in ottica PO questo potrebbe far saltare qualche schema difensivo quà e là…

  9. GaG says:

    Pooh il tiro da fuori di D-Will se lo sogna, eccome se se lo sogna.

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