From Clippers vs Heat 111-105, del 12.01

Attenti a quei tre!


Per Mike Bongiorno era Allegria!, per Mike Smith è Bin-goooooo!
Ieri notte lo storico color commentator dei Clippers ha potuto abusare della sua esclamazione preferita, perché i cugini dei Lakers hanno fatto la festa niente meno che ai Miami Heat.

Dopo l’oscena visione della sfida tra Blazers e Knicks avevo bisogno di una partita di basket che mi riconciliasse con lo sport inventato da Mr. Naismith e la partita disputata allo Staples Center mi ha soddisfatto, quanto meno per intensità e spettacolarità.

I Miami Heat si arrendono dopo tredici vittorie consecutive in trasferta. Doveva succedere, non è strano sia accaduto a Los Angeles, ma chi avrebbe detto che sarebbe capitato per mano dei Clippers?

La franchigia di Donald Sterling veniva da sette successi nelle ultime dieci di campionato, valeva la pena controllare cos’ha fatto click. Il primo nome da farsi è, senza dubbio, Baron Davis.

Il suo era indubbiamente il mis-match più favorevole per i losangeleni, avendo di fronte a turno Arroyo e Chalmers. Non è un caso che abbia siglato il suo season high (20 punti), abusando fisicamente e non solo delle point guard avversarie.

Il Barone sta finalmente bene. Lo dimostrano le continue penetrazioni con cui ha tagliato l’area avversaria. Lo testimonia un’azione spettacolare del primo quarto: Blake in transizione manco fosse un play, passaggio a Jordan sotto canestro, extra pass per Davis che arriva a rimorchio e.. schiaccia!

Non vedevo un Davis così elettrico dai tempi in cui gli Warriors buttarono fuori dai playoff i Mavs.

Eric Gordon ha decisamente lasciato alle spalle il suo periodo negativo attraversato in dicembre. Anche stasera non è stato preciso dal perimetro (1/5 da tre) ma ha trovato comunque 26 punti attaccando il canestro e guadagnando tiri liberi. Non ha il talento (e l’intelligenza) di Brandon Roy, ma neppure le sue ginocchia instabili. Kenny Smith lo ha definito la guardia più sottovalutata della Lega. In tal caso, non lo sarà per molto ancora.

Blake Griffin, indiscutibile Rookie of the Year, è l’ala forte più esplosiva che abbia visto dai tempi di Shawn Kemp a Seattle. Palleggia come un giocatore perimetrale, ha un arsenale di movimenti in post basso impressionanti per un debuttante, è già un discreto passatore.. non ho ancora capito cosa non sappia fare o non possa imparare!

DeAndre Jordan è perfetto per questi Clippers: corre (molto più che Kaman), è una presenza sotto canestro e non chiede di toccare molti palloni. Contro gli Heat ha faticato a contenere Bosh ed ha fatto 4 falli che lo hanno limitato in campo, ma nelle ultime quattro partite aveva registrato 22 stoppate, 50 rimbalzi e uno stupefacente 17/21 dal campo. Non tira mai se non da due passi dal canestro, ma con le continue incursioni in area di Davis, Gordon e dello stesso Griffin che attirano su di sé le attenzioni degli avversari, a lui arrivano palle che spesso può schiacciare comodamente.

I Clippers hanno giocato una partita offensiva di alta qualità: molto efficaci in transizione, ottima (e veloce) circolazione di palla nel gioco a metà campo. Pochissime forzature. La qualità della prestazione offensiva dei Clippers trova conferma nei 33 assist a referto sui 42 canestri complessivi.

Se aggiungiamo i rookie Bledsoe & Aminu visti ieri sera e non dimentichiamo che Ryan Gomes (discreta difesa su LeBron) sta diventando un tiratore più affidabile che in passato, coach Del Negro ha tutto per provare una rincorsa all’ottavo posto. Disperata, non impossibile.

Dall’altra parte, non è giusto ovviamente criticare Miami per una partita storta. Però..

Il Big Three messo assieme da Riley ha totalizzato 84 punti su 105. Pochi giorni fa contro i Blazers fecero addirittura il 90% dei punti della squadra. In entrambe le occasioni si sono trovati sotto nettamente ed hanno tentato la rimonta negli ultimi minuti: a Portland down the stretch entrarono le triple di James e Wade, ieri notte no.

Ma a prescindere dal risultato, non ricordo dei Campioni NBA in cui i gregari non fossero parte essenziale del trionfo. E se da un lato Arroyo e Chalmers sono piuttosto inadeguati, dall’altro c’è un buon gruppo di veterani che non sembra partecipe della crescita degli Heat: da Eddie House a Eric Dampier, da Juwan Howard a Mike Miller.

Su questo, più che su un tiro che entra o esce di Wade & LeBron, deve lavorare coach Spoelstra.

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9 Comments to “Bingo!”

  1. Francesco says:

    …ho visto la partita con un entusiasmo pazzesco perchè è stata davvero, davvero divertente e sono d’accordo con tutto.

    nel frattempo che si accorgano di essere forti, hanno strapazzato gli heat 😀

    …griffin semplicemente incredibile. oltre essere esplosivo in un modo quasi intimidatorio
    la cosa che più apprezzo è che non è un ammasso di muscoli. ottimo palleggio per un fisico del genere, discreti passaggi, bellissimi i movimenti in post…ha mandato più volte al bar il diretto avversario, appoggiando comodamente di tabella…

  2. Stavrogin says:

    Mah, Blake Griffin è un’ala forte che non tira da 3… A me non piace.
    Formato: Mike D’Antoni

  3. Stavrogin says:

    Ehm, ovviamente volevo scrivere “firmato” 😀

    E ovviamente la mia era una boutade del tutto OT, frutto della mia crescente insofferenza verso la testardaggine di MDA.

  4. Francesco says:

    …credo che se tirasse bene anche da tre sarebbe un giocatore ingiusto da schierare 😀 comunque ha ancora margini di miglioramento belli grossi…mi piacerebbe molto vederlo migliorare in difesa, tanto in attacco di armi ne ha già in abbondanza

  5. Mookie says:

    @ Stavrogin
    Perché.. Amar’è lo consideriamo uno che tira da tre? Ah ma con MIke gioca centro.. beh, capace che ci metteva pure Blake a fare il “5”.
    Mi è sfuggita quella dichiarazione, ma dubito seriamente che se avesse potuto selezionarlo al Draft D’Antoni gli avrebbe preferito qualcuno. A meno di infatuazione fatale su Rubio.
    Ti do ragione, dire “non mi piace” parlando di come gioca Blake Griffin è pressoché impossibile. Poi vabbè, io difendo l’ex Olimpia a priori, sono di parte.

    @ Francesco
    Sì, in fase offensiva già così è tanta roba. In difesa ci vuole tempo, ma non mi pare uno che non abbia voglia di imparare. E nella partita contro Miami mi ha impressionato la determinazione con cui è andato in marcatura su LeBron, seguendolo anche lontano da canestro, in alcune sporadiche occasioni. Aveva tutta l’aria di dire al Prescelto “guarda che non mi fai paura”.

  6. Lukish says:

    La sera prima della partita, tutto quello che volevo era un W per i Clips, a partita vista direi che se la sono proprio meritata,
    e avevo scritto un post a riguardo sul blog.
    stasera c’è il derby, speriamo si ripetano, una delle più belle sorprese di quest anno.

  7. Stavrogin says:

    @Mookie, no infatti non esiste quella dichiarazione, anzi magari Mike adora Griffin, ma volevo solo segnalare con una battuta paradossale una possibile incompatibilità tra un giocatore pressoché senza difetti (finora) come il rookie dei Clippers, e un allenatore quantomeno testardo come MDA.
    (Esatto, Amar’e gioca da centro, e spesso se ha problemi di falli è Shawne Williams (!) a marcare centri come Dwight Howard, perché “size isn’t an issue” – questa dichiarazione è vera… fatta da Mike dopo la partita contro Orlando)
    Scusate l’OT, il fatto è che anche io ovviamente tenderei ad amare Mike, ma il suo sistema di gioco non mi ha mai convinto.

  8. Francesco says:

    …il modo di giocare di d’antoni è croce e delizia…

    per fare un paragone calcistico lo definirei come il modo di giocare della roma di spalletti. quattro giocatori medio piccoli in avanti, tecnicamente superbi che creano un bel gioco da vedere. ma se poi incontri giocatori che sono fisicamente dei carri armati (l’howard di turno) e le giocate dei tuoi campioni non riescono (vedi stat in post e miriadi di tiri da 3) soccombi senza speranze…

  9. Stavrogin says:

    Mi piace il paragone.
    Io prealtro ho sempre pensato che le filosofie vincenti di calcio e basketball siano opposte, cioè a basketball vinci con una mentalità difensiva, a calcio con una offensiva. E questo per la natura diversa dei due sport ovviamente: a calcio non serve avere difese straordinarie, per non prenderne… mentre a basket se non difendi ti sommergono.

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