Pensavo andasse tutto bene, ed in invece qualcosa è andato male.

Marcus & Anthony: compagni di sventure.


Giovani forti o con potenziale inespresso. Sarebbe dovuta essere la stagione della loro esplosione, quella che oltreoceano definiscono breakout season, oppure quella della definitiva consacrazione, per coloro che partivano più avanti nel processo di sviluppo.
Ma così non è stato.

Chi sono le maggiori delusioni tra i nati dopo il 1987 in questi primi due mesi NBA?

La top 3


1. Anthony Randolph
A furia di dire che è il segreto meglio tenuto nascosto nella lega, non ci si ricorda più nemmeno dove andare a recuperarlo. Ma con coach D’Antoni è sempre così: pensi che un giocatore atipico come l’ex LSU, collocato nel contesto tecnico più atipico della lega come quello di New York, possa solo viaggiare a 35 minuti, 15 punti, 9 rimbalzi e 3 stoppate a partita.

E puntualmente ti sbagli, perché ci si dimentica che l’ex play di Dan Peterson, a dispetto delle apparenze, ha esigenze che molto spesso si trascura di associargli, tipo disciplina, lettura, intensità, concentrazione e difesa.

Ovvero tutto ciò che separa Randolph dal diventare un credibile crack NBA. Sotto D’Antoni, ma non solo.

2. Marcus Thornton
La sceneggiatura è certamente originale: il profeta in patria, nato e cresciuto in Louisiana col sogno di giocare nella NBA, costretto in panchina dal mirabolante arrivo di un padano delle pianure bonificate bolognesi, pure lui col sogno di giocare nella NBA ma reduce dal fallimento nella più internazionale ed europea delle franchigie.

Di Thornton ho sempre avuto ben chiari i limiti, che lo rendevano prevalentemente un grezzo agonista prima ancora che un tecnico rifinito, ma non pensavo che lo status conquistato l’anno scorso un ventello dopo l’altro sarebbe stato polverizzato nel giro di un training camp da coach Monty Williams.

Tornerà certamente utile, ma il suo potenziale non è enorme e il rischio “né carne né pesce” si aggira insidioso. A casa sua, ma non solo.

3. Terrence Williams
E’ una guardia. Ma no, è ala piccola. O meglio, ala piccola che può giocare play, ma non guardia. No no, è un play e basta, fa tanti assist. Ah, ma allora caso mai è una combo, sia point guard che shooting guard. Non proprio, è più un all around, non ha tiro, ma prende rimbalzi.

Anche, ma è meglio che parta dalla panchina. Ma forse no, è l’ideale collante in una squadra da titolo. Non direi, è un primo violino perché sa segnare. Ma sa fare tutto, quindi è un titolare da tripla doppia, non leader. Ok, quindi è pronto ad esplodere a New Jersey. Non esattamente, l’hanno scaricato a Houston. Ah.

L’unica certezza al momento è che non gioca mai. Playmaker, guardia o ala piccola, ma non solo.

Gli astri che non diventano ancora stelle

Tyreke Evans
La sua estate in versione “Poncharello prova a prendermi” non prometteva nulla di buono, ma ci si è messa la confusione degli attuali Kings ad inferire il colpo di grazia. Resta e sarà un campione, quasi certamente a Sacramento, ma sta buttando via un anno in attesa che il front office decida chi mettergli attorno. Se poi si aggiungono anche le condizioni fisiche precarie e l’ipotesi di chiudere qui la stagione…

Stephen Curry
Si corre meno, ci sono meno tiri disponibili, si gioca più palla dentro, c’è Dorrell Wright scatenato a rubare opzioni offensive, c’è Monta Ellis che fa il Monta Ellis sano, ci si mette pure qualche guaio fisico e la stanchezza post Mondiale turco. Ed ecco spiegato il mancato decollo dei numeri del virgulto di papà Dell, per quanto si tratti ancora di cifre impressionanti rispetto ai troppi dubbi che gravavano su di lui.

OJ Mayo
Se aveste detto al ragazzo che dopo 3 anni di carriera sarebbe stato sesto uomo, con le statistiche in vertiginoso calo, in una squadra non ai playoff che gli preferisce in quintetto Tony Allen, la sua reazione d’ordinanza vi avrebbe portato al General Hospital più vicino con la mandibola in posizione “alternativa”. La scazzottata è nel frattempo arrivata, come sempre del tutto casualmente, con lo stesso Allen, pare per motivi di scommesse. Ma OJ sta perdendo la scommessa più importante in campo.

Brook Lopez
Normalmente un centro nella NBA moderna ha una periodo di gestazione piuttosto standardizzato di circa due anni, con la crescita che inizia fragorosa dal terzo; Brook ha fatto il percorso inverso. Le statistiche attuali sono bugiarde, perché se di colpo prende 3 rimbalzi in meno e tira con percentuali inferiori di 10 punti non è diventato un brocco in un’estate, ma ci saranno ragioni di squadra e maggiori attenzioni che attira in attacco. Eppure, aspettando Melo, il calo è agli atti.

Le occasioni mancate


Omri Casspi
Si sapeva che sarebbe stata dura, perché le gerarchie e le rotazioni a Sacramento sono più difficili da decifrare della trama di Matrix o Inception alla prima visione, ma il posto di ala piccola dei futuri Kings deve essere suo e la primavera che l’anno scorso rappresentò per lui un traumatico “rookie wall” deve questa volta lanciarlo al proscenio.

JJ Hickson
Si è bruciato l’occasione della vita, oltre alla fiducia che coach Scott aveva riposto in lui preferendolo in quintetto ad Antawn Jamison. Ad ulteriore dimostrazione che passare dallo status di ingranaggio a quello di protagonista è tanto più difficile quanto la tua squadra è allo sbando, non viceversa.

Marreese Speights
Stranissima dinamica della carriera di Matarrese: in molti dopo il primo anno ampiamente interessante si sarebbero sbilanciati scommettendo su di lui, ma non è ancora riuscito a veicolare il suo approccio estemporaneo verso il salto di qualità atteso. Doug Collins lo vede poco, ma potrebbe essere costretto ad utilizzarlo di più.

Thaddeus Young
Nel 2006 come talento puro tra i giovani in giro per il paese era difficile trovare di meglio e le istantanee del suo secondo anno furono incoraggianti, ma oggi è amaramente disperso sulla panchina dei Sixers. Prototipo dell’incompiuto, inadeguato al tiro e nelle letture, andrebbe almeno rivisto altrove prima della sentenza definitiva.

Greg Oden Trophy


Ovvero coloro su cui quest’anno gravavano tante se non enormi aspettative, ma che sono stati bloccati e quindi resi non giudicabili da seri infortuni. Alcuni si affacciano ora sul parquet, altri giocheranno solo uno scorcio di stagione verso la pausa per l’All Star Game, altri invece rimandano alla prossima stagione il ritorno, non senza qualche drammatica inquietudine.

Rientrano nella categoria: Rodrigue Beaubois, Jonny Flynn, Jonas Jerebko, Andrew Bynum ed ovviamente, manco a dirlo, il nostro amato zio Greg.

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6 Comments to “Black swan theory”

  1. mirco di uboldo says:

    concordo in pieno con l’istituzione, da qui nei prossimi anni, del “Greg Oden Trophy”… mi dispiace, perchè io me lo aspettavo veramente dominante, ero uno dei tanti che molto semplicemente lo metteva davanti a durant, e guarda te che situazione di merda…

  2. Tutto condivisibile, però su Thaddeus Young non concordo, secondo me è un talento incredibile, solo che a Phila nei ruoli 2-3 c’è più casino che in un bordello. e coach Collins questo casino lo aumenta a dismisura gara dopo gara, senza scelte chiare o gerarchie utili, o rotazioni logiche. Secondo me è perchè Collins assomiglia a Bagatta !

  3. simonpietro says:

    Come al solito articolo stupendo, Gerry, come tutti quelli che tu e Mookie ci regalate.
    Io su Reke (mio pallino) però continuo ad essere fiducioso: la fascite plantare è una dei guai fisici più noiosi del mondo 8per ulteriori informazioni citofonare a Timothy Theodore Duncan, leader dei miei spurs), e con un PLAY decente vicino Evans dirà la sua in NBA: che sia l’undrafted Eugene “pooh” Jeter, carneade che oggi ha fatto 11 assist e il lay-up dell’OT contro i wizards in 21 minuti?
    Su Lopez: a me non è mai piaciuto, troppo legnoso, tanti punti in troppi garbage l’anno scorso…
    Il pezzo su Terrence “so far tutto o forse niente” Williams è stupendo…
    Mentre su Collins e Phila ho perso le speranze di capirci qualcosa… a volte doug mette 4 piccolissimi (Young, Iggy, Holiday, Williams) e Brand da centro, ma che li hai presi a fare Hawes, Speights e Turner? Per Iguodala ormai vale il discorso di Mo Williams, se sei un satellite senza pianeta vai sul mercato a cercare una squadra in cui giocare per un primo violino

  4. Stavrogin says:

    Articolo che condivido in ogni punto, tranne due.
    Il primo clamoroso… Dici di Dumbtoni (come lo chiamano i tifosi dei Knicks) che pretende disciplina, lettura, intensità, concentrazione e… “difesa”??? Davvero, questa mi giunge nuova.

    Il secondo è un mio pallino, che condivido col primo commentatore: Thad Young mi sembra sì incompiuto ma… resto molto, molto fiducioso su di lui.

  5. Gerry says:

    In effetti fa sempre uno strano effetto abbinare la parola “difesa” a D’Antoni, eppure il coach esige che siano rispettati almeno quei due-tre principi che chiede ai suoi.
    Mi viene in mente per esempio l’assoluto divieto di fare falli sciocchi o a rischio di gioco da tre punti, specialità in cui Randolph eccelleva in preseason e nelle poche apparizioni iniziali di regular season.
    Poi penso che uno dei segreti della stagione di New York risiede anche in quello che fanno nella propria metà campo, come abbiamo visto a Natale contro Chicago, ma questa è un’altra storia più articolata da rinviare magari in futuro. 🙂

    Su Taddeo, penso di essere uno dei primi 5 suoi tifosi in suolo italico e mi ricordo che condividevo questa passione proprio con l’amico Leo ai tempi del draft 2007. Anch’io voglio e devo essere fiducioso come voi, ma dopo 4 anni dovevamo essere certamente ad un punto molto più avanzato nel processo di sviluppo.

  6. Su Young però ripeto pur avendo deluso, a Phila lo hanno sballottato in tutti i posti senza mai provare a fargli trovare la giusta dimensione. Phila è stata la franchigia peggio allenata degli ultimi 5 anni, avevano Igoudala e Young nei ruoli 2-3 nel 2007, e hanno continuato a scegliere gente li facendo solo un gran casino ammassando giovani, facendogli del male a vicenda e facendo pure andare via Igoudala che non sarà LeBron Kobe o Pierce, ma è pur sempre uno forte, e immagino che Phila appena avrà liberato il cap, finirà per strapagare uno che al più vale quanto lui.

    Ora se Young il prossimo anno viene a Boston con la MLE, poi vuoi vedere che la dimensione gliela trovano tutto insieme 🙂

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