From Lakers vs Heat 80-96, del 25.12


C’è un minimo comune denominatore che ha legato gli eventi clou delle ultime due edizioni natalizie della NBA: sono state entrambe partite orrende.

Lakers contro Cleveland lo scorso anno, Lakers contro Miami quest’anno: stessi protagonisti, stesso palcoscenico, stesso duello forzatamente fomentato e ricercato tra i due giocatori comunque più carismatici e mediatici della lega, stessa sculacciata finale inferta ai gialloviola.

Ma soprattutto stessa brutta pallacanestro, stessi errori grossolani, stessi nervosismi ai limiti degli isterismi, stessa reazione assente ed apparente poca voglia di vincere dei Lakers, stessa incazzatura del pubblico Glam dello Staples, stessi linguaggi del corpo troppo silenziosi, stesso ritmo spezzettato e, cosa più grave di tutte, stesso ultimo quarto ridotto a garbage time.

Si sa, media e sponsor USA bramano maniacalmente la rivalità, è quasi un’esigenza antropologica di un popolo che vive alla ricerca del dualismo ovunque, dalla politica al cinema, figuriamoci nello sport.

La NBA cerca allora l’elemento scenografico (oltre alla pigione Mariah Carey a cui non ci concedono di sottrarci) per dare ai suoi tanti fruitori cristiani un piatto succoso in più tra il tacchino arrosto e la mince pie, ma regolarmente fallisce da due anni nel tentativo di stimolare giocatori e squadre in una rivalità che non c’è e che forse mai realmente ci sarà.

Kobe e LeBron non hanno mai giocato contro ai playoff: come può esserci rivalità con questo gravissimo presupposto mancante?

Bryant ha 5 anelli, LeBron una sola finale persa: se fuori dal campo i due sono certamente il meglio che David Stern può opporre al momento delle trattative coi plutocrati sponsor, nei 28 metri oggi ed ancora per qualche mese sono e saranno due pianeti diversi.

Kobe è ossessionato dalla vittoria e quindi da coloro che sono riusciti o che maggiormente provano a batterlo, ma allora finché non si troverà faccia a faccia con LeBron nei mesi di Maggio e Giugno…

Anche James è ossessionato dalla vittoria, sebbene in modo diverso dall’ex Reggio Emilia perché per il momento e con modalità crescenti ha sempre subìto questa ossessione invece di liberarsene in grande anticipo (e con un certo Shaq a cui passare palla) come è riuscito a quell’altro.

Ed allora finché non si troverà faccia a faccia con Kobe nei mesi di Maggio e Giugno…

Poi si può anche fare l’errore di sostenere che Miami sia più forte di Los Angeles, magari esattamente come qualche sciagurato si era illuso 12 mesi fa che Cleveland potesse essere più forte dei futuri campioni.

Ma è un discorso del tutto secondario rispetto allo spettacolo che ci hanno regalato: non basta mettere insieme Robert De Niro ed Al Pacino per evadere dal cliché, in cui tutto è così insistito e male assortito che ci sembra di essere costretti artificialmente a vedere qualcosa che non sarà mai all’altezza, a cui assistiamo solo perché è diventato un appuntamento fisso del nostro Natale.

Non è allora un caso che per l’ultima bella ed agonistica partita che ha sostituito la tombola ed Il mercante in fiera si debba risalire al 2008, ed è ancora meno un caso che si trattasse della riedizione della finale disputata pochi mesi prima.

L’evento clou di Natale deve essere come regola tassativa la sfida tra le due finaliste, giocata sul campo di chi ha perso la serie.
La sfida tra chi si è guardato negli occhi per 5, 6 o 7 volte nel giro di poche settimane per contendersi l’anello. La sfida tra chi si conosce, in buona parte si rispetta, forse si detesta, certamente si vuole sconfiggere sempre ed a prescindere.

Ovvero tutto quello che oggi è e può solo essere Lakers-Boston, la rivalità, anche al di là di infortuni, stati di forma ed assenze.

In attesa, non manca poi molto, che arrivi il turno di Oklahoma City-Miami.
Ma per Kobe contro LeBron non è addirittura detto che ci sia il tempo.

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6 Comments to “Heat – La sfida.. sbagliata”

  1. Perfetto, come sempre.
    Pare che coach Jackson abbia avuto ancora una volta ragione: magari lo fa apposta per non fare giocare la sua squadra a Natale.. 🙂

    E poi basta con questo dualismo LeBron vs Kobe, a proposito del quale quoto tutto ciò che hai scritto..

  2. Mister X says:

    Concordo. Ottima disamina.

  3. Canigggia says:

    Senza contare che quest’anno a Boston c’è anche The Big Shamrock… Che occasione persa!

  4. simonpietro says:

    ma come gerry, proprio tu che l’anno scorso su questo blog citasti un tizio di cui non ricordo il nome che diceva:
    ““Rematch” can be the most fraudulent word in team sports. The rosters are too fluid, and the combination of chemistry and momentum are too difficult to recreate to produce a true rematch. Boxers have rematches. Basketball teams play again.”
    Verissimo, tranne che per un’eccezione: le rivalità sportive pluriennali. E quelle non le crei con Kobe-Lebron a natale al prezzo di 3000 bigliettoni verdi (li mortacci loro), ma sono storie che fanno parte della cultura di uno sport: il citato lakers-Celtics nella nba, come nel calcio sarebbe Barcellona-Real, o Inter-Juve. Quelle sfide al limite della trascendenza.
    p.s. anche io avevo notato la sinistra somiglianza tra i due Natali, e ora infatti mi sto zitto, invece di proclamare l’ex prescelto favorito al titolo
    p.p.s ma Durant ha fatto 44 punti senza sudare?

  5. mirco di uboldo says:

    ottimo articolo, condivido in pieno. non so cosa altro dire. ciao e complimenti!!!!

  6. Gerry says:

    Ricordo bene quelle parole, del giornalista di Espn Adande.
    Ed in effetti non si dovrebbe parlare di “rivincita” o “vendetta”, ma semplicemente dell’opportunità (per i giocatori) di essere faccia a faccia contro coloro che evocano le emozioni recenti più forti e che stimolano inevitabilmente il confronto.

    Basta questo, basta sapere che sono loro, basta addirittura l’effetto deja vu; ed a quel punto non puoi sottrarti a 48 minuti di intensità anche volendo.

    Se è uno sport di squadra, la rivalità sarà tra le squadre! E quella dei giocatori ne sarà solo una conseguenza, anche se negli States sono formidabili a far sembrare che il percorso sia contrario.

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