E’ risaputo: non è difficile arrivare ai vertici con una squadra giovane, ma è molto più difficile restarci fino alla vittoria.

Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco.


Se sei una squadra composta da soli ventenni non è obbligatorio ed automatico progredire di stagione in stagione in record, statistiche e prestazioni.

E questo non tanto a causa della banale leggenda che nella lega non ci sia tempo per allenarsi e quindi per migliorare, assioma puntualmente smentito da certe trasfigurazioni estive (Ibaka docet) o dall’inesorabile ed autoreferenziale crescita che ha il professionista NBA quasi ancestralmente, solo scendendo in campo ed assorbendo informazioni.

No, è molto più semplicemente un fatto di aspettative e percezioni, che si riverberano sul tuo modo di essere dall’esterno, cambiandoti dal di fuori.

Se sei bravo, bravissimo, forse un fenomeno, ma nessuno ancora se n’è reso conto del tutto, sei nella fase più semplice della conquista, in cui tutto è scontato; sei bello, buono e vincente, sei la ventata d’aria fresca, ti basta solo fare quello che sai fare in campo per ottenere applausi e successi.

Arriva però un momento in cui le tue abilità in campo sono svelate, la barra del potenziale si riduce drasticamente, gli avversari ti conoscono, ti riconoscono come avversario di maggior prestigio e ti contrastano meglio oltre che in anticipo.

Tutti si aspettano qualcosa in più, che tu sei costretto a cercare e dare, e le vittorie che avevi ottenuto prima non bastano più. Più cresci, più diventa difficile crescere ancora, obbligandoti ad uno sforzo maggiore che ti cambia inesorabilmente.

I Thunder e Kevin Durant sono esattamente in questa delicatissima fase.

Oklahoma City non può più essere squadra di provincia che vuole diventare grande coi giovani e gli investimenti oculati, mentre Kevin non può più essere “solamente” quello che diventerà più forte di tutti.

Non può valere per questo gruppo la Clippersite, ovvero quella malsana sindrome che si accanisce su gruppi giovani e talentuosi poi dissolti nel giro di un’occhiataccia al portafoglio dello Sterling di turno, al momento dei rinnovi.

No, Oklahoma City ha Durant, e se hai Durant devi investire e prima o poi vincere.

Le scadenze di Peterson, Collison e Krstic obbligano tanto per cominciare la dirigenza ad una trade prima della deadline per un valore aggiunto, magari veterano e magari con punti nelle mani nel gioco interno. Poi si penserà ai rinnovi di Westbrook, Green ed Ibaka.

Non ci sarebbe fretta e d’altronde non l’ha avuta persino Domineddio Jordan, che impiegò 7 anni per il primo anello conquistato all’età di 28 anni. Come dire che Kevin potrebbe attendere il 2014 o il 2016 per il titolo, a seconda del criterio scelto.

Ma erano gli stessi identici discorsi che si facevano con LeBron a Cleveland, specie dopo la finale raggiunta nel 2004: figuriamoci, è solo l’inizio, i prossimi 10 anni saranno solo targati James e dinastia dei Cavaliers.

E sappiamo come è andata a finire, con le aspettative che hanno schiacciato il Re e le percezioni dell’esterno che hanno rotto il giocattolo, infiltrandosi in ogni falla.

Questi Thunder rischiano tra pochissimi anni di avere persino più pressione di quei Bulls e di quei Cavs, perché mentre allora c’era un indiscusso leader attorno al quale poco alla volta si sono aggiunti i pezzi ritenuti giusti per vincere (a ragione in Illinois, a torto in Ohio), qui i pretoriani potrebbero essere già in buona parte presenti.

Jordan non ha avuto Pippen, Grant, Armstrong e Cartwright così presto nella carriera come Durant ha avuto Westbrook, Green, Harden ed Ibaka ora.

Oggi sembra tutto scontato, con quel gruppo prima o poi l’anello arriverà.

Magari Oklahoma City ai playoff tornerà ad avere meno pressioni, perché per ora va bene così e non si chiede subito il titolo; faranno ancora più strada della poca fatta l’anno scorso, passando almeno un turno e dando la sensazione di poterne passare presto molti altri.

Ma già dall’anno dopo tutto ciò non basterà più, perché prima o poi, se sei cosi forte, l’anello deve arrivare davvero.
E se non arriva, fai la fine di LeBron: diventi brutto, cattivo e perdente. Anche se eri l’esatto contrario.

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6 Comments to “Prima o poi?”

  1. simonpietro says:

    solito grande articolo Gerry. Vorrei però avere una tua opinione su alcuni temi di casa Presti-Brooks: ho visto gli ultimi 3 match dei Thunder (Por, i miei spurs e Utah) e devo dire che ho visto meglio OKC con Ibaka che con Green: è vero che Green ha giocato solo contro gli spurs (cioè delle 3 l’unica sconfitta) però non mi è mai piaciuto, soprattutto perchè i Thunder hanno già tanti con braccia lunghe ma pochi chili sotto canestro, e lui è un 4 perimetrale, abbastanza atipico, buono in attacco per le triple ma in difesa (tranne qualche stoppata qua e la) non mi sembra un fulmine di guerra (sli spurs l’hanno dominato a rimbalzo d’attacco). Non converrebbe tradarlo, insieme a qualche contratto in scadenza(come Krstic) e prendere un big man tipo Kevin Love? Magari così si può anche dare fiducia a Aldrich, che a Kansas mi era piaciuto, invece che vedere quella lunga sfilza di DNP accanto al suo nome.

  2. Gerry says:

    In effetti è un tema non scontato il modo in cui far fare il definitivo salto di qualità ai questi Thunder e gli stessi dubbi che esponi su Jeff Green hanno pervaso Presti e soci, vista l’esitazione sul rinnovo che certamente non sarà all’acqua di rose.

    Il pacchetto con Green più contratto in scadenza è allora il primo che viene in mente per arrivare a quel 4/5 con punti nelle mani in area, palese limite che rende Oklahoma City a volte troppo monodimensionale.

    Ma se si sacrifica Green potrebbe andare bene anche un 3/4 che completa difensivamente Durant, e se non sbaglio Buffa in una telecronaca recente ha fatto il nome di Kirilenko, molto sensato quanto costoso.

    Non so se andrei con un altro giovane tipo Love (ma Minnie ora non lo molla più) o se proverei un quasi veterano come il russo, ma so per certo che una mossa va fatta e per la situazione contrattuale Jeff Green (che è un mio pupillo fin dal college ma ha superato persino le mie aspettative) rischia a malincuore di essere il sacrificabile.

    Aldrich, come Mullens, rende conto non solo al solito periodo di gestazione di un lungo (perché c’è qualche limite di troppo su cui lavorare, fondamentale di tiro in primis), ma anche all’attendismo dello staff tecnico dei Thunder che ha dimostrato di prediligere i DNP o addirittura la NBDL al campo per questi progetti.

    E’ un po’ il metodo Popovich-Spurs, tanto caro all’ambiente di Oklahoma City, in cui persino Ginobili è stato inizialmente accantonato per entrare nel sistema. Ma quando l’Ibaka di turno viene ritenuto pronto, non si fanno problemi a lanciarlo a pieno regime. Ibaka che per altro sta giocando talmente bene da poter permettere all’ex Kansas di prendersi un anno di totale apprendistato in vista del 2011.

  3. simonpietro says:

    si anche io avevo sentito l’avvocato fare questo nome durante la telecronaca di OKC-UTA, ma mi sembra francamente uno scenario alla LA con Ron Artest e Barnes (ovvero, compro quelli che fino ad oggi hanno difeso meglio sulla mia stella). Inoltre il russo (come Okur, altro contrattone oggetto di possibili trade a febbraio) è in scadenza, e utah sa che se è vero che AK47 a 18 milioni è un albatros, dall’altro a cifre più basse c’è la fila nella NBA per un giocatore cosi completo. In quel caso un eventuale Green-Krstic per il russo non so se verrebbe accettato dai mormoni, specie se il record di squadra dovesse essere positivo (e dagli ultimi risultati parrebbe di si)

  4. Mike says:

    articolo ineccepibile, nulla da aggiungere.

    l’unico problema che il pezzo presentava alla lettura era quel retrogusto di maniavantismo per eventuali sciagure sportive, figlio della preoccupata idolatria per Durant di chi lo ha scritto.

    idolatria giustificata dalla bravura del ragazzo; ma preoccupata per l’illuminazione, magari venuta in sonno durante la notte piuttosto che vedendolo giocare, che Kevinuzzo suo (il mio, lo sa, veste la sua casacca irlandese) possa ricalcare i passi che furono di James: simile talento, stessa squadra “provinciale”, uguale obbligo di vincere.

    caro Avv., provo ad immaginare: la sua preoccupazione è quella di non volersi ritrovare un giorno a dover criticare anche Durant per il comportamento già tenuto da LeBron questa estate.

    posso capirla e immagina anche il perchè: abbiamo entrambi un idolo (non lo stesso) appartenente alla giovane generazione e speriamo tanto che non prendano brutti esempi, non si droghino e continuino a viaggiare per la retta via.

    ma si consoli con la carriera di Paulino lei che può, e di entrambi i Paolo già che c’è.

    p.s.: Barreto ne avrà per un mese e più, urge intervenire sul mercato

    http://confortevolmenteinsensibile.blogspot.com/

  5. menterovente says:

    per amor di precisazione:
    è stato flavio, detto il tranquillo, a dire che ak47 starebbe da dio li sotto, e il buffa non ha fatto altro che concordare.
    scusatemi la pignoleria purtroppo da molte, troppe parti arrivano critiche a flavio assolutamente ingiustificate, io mi sono sorbito clerici e il fenomeno lauro per anniiii
    ancora adesso ne porti i segni 🙂
    senza dimenticare altri ancora più scemi, dopo la dipartita di giordani ci hanno provato un po’ tutti, con dei risultati pazzeschi, scusate il dilungarmi ma buffa è intoccabile, anche se purtroppo mi ha deluso profondamente, ma falvio non è da meno, anzi, ciao a tutti

  6. menterovente says:

    a dimenticavo, bell’articolo 🙂
    tanto lo sapete che sono un vostro fans
    ciao

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