From Thunder vs Clippers 93-101, del 15.11
Si scrive 35, si leggerà 1?

Si scrive 35, si leggerà 1?

I numeri sono importanti.

Fondamentali nello sport professionistico americano, dove il dato statistico è il linguaggio in codice in cui si tramandano le sacre scritture di basket, baseball, football e hockey e con cui si confrontano i grandi campioni del presente e del passato.

Perfino il numero della divisa è importante.
Gilbert Arenas si è costruito una reputazione con quello zero innalzato a protagonista anche di uno spot televisivo.
Il passaggio da 8 a 24 deciso da Kobe Bryant è stato l’argomento del giorno anni fa, così come ora è LeBron James ad annunciare di vestire il 6 dalla prossima stagione. Il Prescelto abbandonerà il 23 per onorare Michael Jordan, traendo ispirazione dalla decisione della NHL di ritirare il numero (99) che fu di Wayne Gretzky.

C’è poi il numero di scelta del draft.
Michael Jordan venne scelto con la terza chiamata nel 1984. Kevin Durant con la seconda al draft del 2007. Una giustapposizione di immagini tutt’altro che casuale (e che purtroppo ha per oggetto di derisione i miei Blazers).

Ogni discussione sulla superiorità tra Durant e Oden è morta e sepolta da tempo. Sarà il tempo a dirci chi avrà maggiori successi a livello di squadra, ma a livello individuale già oggi potremmo essere tutti facili profeti.

Kevin Durant è il giocatore di oltre 205 centimetri tecnicamente più talentuoso che si sia mai visto dai tempi di Magic Johnson. Sa e può fare tutto, semplicemente ad un’altezza superiore rispetto alle migliori guardie della Lega.

«Davvero pensi di marcarmi TU?»

«Davvero pensi di marcarmi TU?»

Ieri notte ho potuto ammirare le sue sconfinate qualità offensive nella partita contro i Clippers. la terza nella sua breve carriera NBA in cui tocca quota 40 punti. Non che avesse signori difensori a marcarlo, ma le possibilità tecniche e atletiche della star dei Thunder hanno reso imbarazzante l’opposizione dei vari Rush, Thornton, Butler, Novak. È un mismatch continuo, in ogni area del campo contro ogni avversario.

Con mia grande sorpresa, però, Oklahoma non centra la sua prima striscia di tre vittorie in fila, dopo aver espugnato i parquet di Clippers e Spurs. I Thunder (che hanno San Antonio come modello, sia a livello manageriale che sul piano della costruzione di una squadra partendo dalla difesa) giocano con poca intensità difensiva e permettono a dei confusionari Clippers di tenersi aggrappati.

La sensazione costante che gli ex SuperSonics possano chiudere la contesa da un momento all’altro non trova effettivo riscontro in campo. L’idea che Durant non abbia ancora finito di infilare la retina avversaria pure. A 4’25” dalla fine Kevin mette il jumper del +1, ma sarà l’unica conclusione che il go-to-guy di Scott Brooks tenterà prima della fine del match (non considerando l’inutile tripla fallita a 16″ dalla sirena a risultato ormai compromesso).

Nel finale sono Jeff Green e soprattutto Russell Westbrook a farsi carico di tutte le iniziative dei Thunder, mentre Durant quasi non tocca palla. Una situazione questa inimmaginabile per i vari Michael Jordan, LeBron James, Kobe Bryant, neppure ad inizio carriera, figuriamoci dopo aver già messo 14 canestri.

È il terzo realizzatore della Lega con 28,1 punti di media. Facendo un parallelo con James attualmente Durant: segna più di LeBron, prende più rimbalzi di LeBron, gli è pari per recuperi e stoppate. Il margine con i grandi è invece alla voce assist, dove Kevin è fermo a quota 2,4 a partita. Basta guardarlo giocare per capire che è perfettamente in grado di triplicare il numero degli assist, ma per farlo deve essere più padrone della sua squadra e gestire di più il pallone.

È la leadership l’elemento che ancora separa Durant dai candidati al titolo di MVP della Lega ed è la dote che gli permetterà il definitivo salto di qualità.

Se la prossima volta impedirà ai suoi compagni di regalare la partita ai Clippers, potremo parlare di un primo indizio della sua ascesa tra i Grandi.

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One Comment to “Numero 2 a chi?!”

  1. Fazz says:

    A mio parere a OKC hanno scelto di far crescere tutti insieme e quindi responsabilizzare Westbrook e Green (ma anche Harden e Sefolosha) nei finali di una partita tirata a discapito di quello un po’ più bravo degli altri e della W va visto come un sacrificio necessario per un futuro migliore, affinché i compagni di squadra non si abituino a dipendere dalla bravura di KD, ma migliorino sotto tutti i punti di vista.

    E lo stesso Durant, nonostante una fame di vittoria al livello del talento di cui dispone, è ben conscio di ciò e non ha problemi a mettersi magari da parte (se così si può dire, dopo averne messi 40…) oggi per poi poter dominare ancora di più domani, quindi si tratta davvero solo di tempo prima di vederlo ascendere a pieno titolo tra i Grandi…

    Ah, non che ci fosse bisogno di sottolinearlo dati gli autori, ma bellissimo blog, oltretutto un format del genere permette di postare con frequenza… e noi umili lettori apprezziamo 🙂

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