L’anno scorso ne indicai 24, forse troppi, con annessi malumori di chi si chiedeva come potessi non azzeccare il futuro vincitore, non a caso ben presente nel listone.
Allora quest’anno me la rischio per davvero: chi sono i 10 candidati a succedere ad Aaron Brooks per il premio di giocatore più migliorato?

Nel 2010 Aaron Brooks, nel 2011?


Arron Afflalo – Denver
Non è più solo un fatto di uomo chimica, intangibles, difesa e piccole cose che non vanno a referto, ma piovono copiosi canestri da tre punti e soluzioni in penetrazione che issano l’ex UCLA ben oltre la doppia cifra di media ed addirittura nei pressi dei 40 minuti giocati. Non gli è stato esteso da Denver il contratto da rookie, ora ci vorranno parecchi presidenti spirati per ottenere la sua conferma.

D.J. Augustin – Charlotte
Non fa impazzire il sottoscritto ma soprattutto dubito che faccia impazzire in senso positivo il suo allenatore Larry Brown, che non a caso ha provato fino all’ultimo a portare in North Carolina un’altra fattispecie di point guard più adatta a giocare the right way. Tutto ciò premesso, bisogna prendere atto della grande occasione e delle chiavi dei Bobcats offerte a DJ, senza nemmeno grande concorrenza alle sue spalle. Se non ci saranno trade, raddoppierà le sue cifre e crescerà di sera in sera nelle ancora troppo farraginose letture.

Andrea Bargnani – Toronto
La vicenda è seria e delicata, perché Andrea non ha fatto quei passi avanti che ci si aspettava per diventare un giocatore compiuto (linguaggio del corpo a rimbalzo ed in difesa se possibile ancora più interlocutori), ma semplicemente e come prevedibile ha assorbito le opzioni offensive che erano di Bosh, diventando il primo violino di Toronto con inevitabile decollo dei punti segnati. Stabilirsi oltre i 20 a sera è tanta roba, ma per l’essenza di questo premio guarderei altrove.

DeMar DeRozan – Toronto
Non solo lo Slam Dunk Contest come obiettivo stagionale per DeMar. Segnalato già più di una volta persino come possibile All Star in divenire, nel gulag rappresentato dall’attuale Toronto è e sarà una delle rarefatte note liete della terribile annata in arrivo. Certamente ancora da svezzare sotto vari profili, con scolarizzazione d’altronde tutta da inventare dopo la giovinezza in quel di Compton, è ormai il secondo riferimento offensivo dopo Andrea, è cresciuto palesemente al tiro e manda inequivocabili segnali da all-around d’elite di questa lega.

Rudy Gay – Memphis
Il contrattone firmato pochi mesi fa costringe Rudy al definitivo salto di qualità nella leadership ed in qualsiasi fase del suo gioco, perché oltre al suo conto in banca sono mutati i parametri di giudizio e le aspettative degli osservatori. Già ai Mondiali fece subodorare l’incanalamento del suo talento pazzo verso nuovi orizzonti di maturità cestistica, ora la sua partenza nei Grizzlies vedovi di Randolph è stata persino troppo sfolgorante. Fatico a vederlo a fine stagione mantenersi sui 25 punti a partita, ma se mi si chiede il nome nuovo di un giovane che si è ufficialmente guadagnato lo status di All Star, io vado con Rudy Gay.

Roy Hibbert – Indiana
Vistosissimo ampliamento del gioco e dei fondamentali dell’ex Georgetown, grazie al lavoro estivo con Bill Walton e ad ulteriore dimostrazione che la gestazione di un giovane centro nella NBA deve durare almeno 3-4 anni prima di tirare le somme. Roy domina ai due post, ha aggiunto un piazzato piedi a terra anche dai 6 metri, ha posizione migliore a rimbalzo ed in difesa per aiuti e stoppate. Lanciato l’assalto ad Horford, Noah, Gasolino, Brook Lopez e quel che resta del povero zio Greg come miglior lungo dei prossimi anni.

J.J. Hickson – Cleveland
Passare da LeBron a Hickson come prima opzione offensiva fa tornare d’attualità le gite al lago ed ai supermercati per il popolo di Cleveland, che tuttavia si sta affezionando ad una squadra più operaia e per certi aspetti più gratificante da sostenere. Sul piano dei numeri JJ rischia di avere uno degli incrementi maggiori per punti segnati, con Byron Scott che prova a fare di lui quello che fece di David West a New Orleans. Serio candidato all’award, Cavs permettendo.

Paul Millsap – Utah
Via Boozer, è finalmente giunto il momento di Paul e del mantenimento della promessa fatta dai Jazz al ragazzo come presupposto della firma al contratto che l’ha allontanato dal corteggiamento di Portland. Sottodimensionato come Carlos, Millsap ricorda sempre più paurosamente il suo predecessore per la magnetica propensione ai rimbalzi e per gli spazi giocati in attacco, con cifre che non a caso si discostano pochissimo dall’ala dei Bulls non appena trova minuti con continuità. Era uno dei segreti peggio nascosti della NBA, il rientro di Okur si spera non lo costringa di nuovo a rincorrere il successo dalla panchina.

Russell Westbrook – Oklahoma City
Può sembrare stridente inserire un giocatore già così affermato, ma ha senso anche Russell nell’elenco dei candidati. E’ destinato ad una stagione galvanizzante sia per impatto che per statistiche, dopo essere uscito rinforzato dall’esperienza in Turchia con un ruolo da protagonista assegnatogli da un convinto coach K. Difficile fare così nettamente meglio dell’anno scorso per aggiudicarsi il riconoscimento, ma anche per lui la presenza a Los Angeles verso fine Febbraio appare garantita.

Dorrell Wright – Golden State
Scaricato senza fronzoli per l’arrivo dei tre amigos e mai considerato nemmeno come possibile giocatore di complemento a Miami, Dorrell ha fatto la scelta giusta trasferendosi sulla Baia, trovando contesto e compagni su misura per la sospirata emersione del suo talento rimasto troppo a lungo potenziale. Golden State si trascina ancora retaggi del sistema Don Nelson che falsa i valori statistici individuali e di squadra, tuttavia Wright può impressionare sia nei numeri che soprattutto per continuità e presenza tutto campo. E se i Warriors vincono pure…

Onorevoli menzioni:
Michael Beasley, Marco Belinelli, Raymond Felton, Daniel Gibson, Eric Gordon, Jrue Holiday, Serge Ibaka, Kevin Love, Joakim Noah, Sonny Weems.

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7 Comments to “Most Improved Player 2011: nomination”

  1. Mike says:

    non hai resistito alla tentazione di allargare il campo delle tue “premonizioni” inserendo una dozzina di nomi a caso sul finire del pezzo.
    non posso esimermi che citare le parole di un anno fa:

    “[…] una ventina-trentina di candidature, praticamente tutti quelli eleggibili. vergogna.”

    http://confortevolmenteinsensibile.blogspot.com/

  2. Vitor says:

    presidenti ispirati è un lapsus freudiano? 😀

  3. Vitor says:

    Comunque se Hibbertone tiene questi ritmi io andrei nell’Indiana. Anche perché siamo in uno di quei casi in cui non aumentano solo minutaggio e produzione statistica, ma assistiamo ad una crescita del giocatore che va premiata.

    Gay invece (sempre se i ritmi son questi) potrebbe addirittura ambire a una candidatura per ben altro premio…

  4. simonpietro says:

    mi permetto di citare 1 altro nome: Luis Scola, non credo manterrà le medie principesche di questo inizio di stagione complicato per i Rockets (complice il calendario non proprio agevole e gli infortuni a catena, da ultimi quelli di Brooks e Martin contro gli spurs) ma si consacrerà All-Star.
    Di quelli del tuo gruppo, io vado con Hibbert con menzione per il Beli, che beneficerà della vicinanza con CP3 e della panchina corta di NOH

  5. Stavrogin says:

    Io tra quelli che hai menzionato scelgo due nomi, Hickson e Hibbert. E aggiungerei Big Baby Davis…

  6. Stavrogin says:

    Beh dopo ieri come non considerare la candidatura di Millsap…

  7. Ciombe says:

    sta salendo forte Micheal Beasley. Scollina con nonchalances i 20 se non i 25.

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