From Celtics vs Heat 88-80, del 26.10

C'è scritto Heat, si legge Cavaliers?


E’ tanto paradossale quanto suggestivo che la nuova stagione si apra con lo scontro tra due squadre così simili e così diverse.

Simili, se non identiche, perché sono state costruite dal nulla (o quasi) e solamente per vincere in una sola estate, aggiungendo ad un All Star già presente e uomo franchigia designato da anni (Pierce e Wade) altri due All Stars.

Diverse, se non opposte, perché sono in punti nemmeno paragonabili sul percorso della costruzione di una chimica e di un concetto solidale e democratico di squadra.

I Celtics si conoscono, ne hanno già passate di ogni tipo, sanno cosa stanno facendo, da dove vengono e dove stanno andando.
Gli Heat no.

La difesa di Boston è a tratti devastante.
Quella di Miami va in crisi appena viene fatta muovere ed ha nella tenerezza sotto canestro un limite francamente agghiacciante; come sottolinea l’Avvocato, Haslem è il collante perfetto di ogni squadra, ma – sfiga – non in coppia con Bosh!

L’attacco di Boston (pur con qualche amnesia di troppo e qualche Rondò veneziano eccessivo del loro playmaker) gira a meraviglia con la sola imposizione di uno sguardo.
Quello di Miami non ha qualità e bilanciamento, incontra problemi scolastici nel muovere la palla ed è lontanissimo da un’efficace sistema di comunicazione.

Le palle perse, i tiri forzati, le percentuali angoscianti (36% finale reso decoroso da un paio di miracoli di James) ed i miserabili 30 punti alla fine dei primi due quarti sono solo il riflesso di qualcosa che ancora non c’è.

E che non può ancora esserci: a questi livelli non si improvvisa nulla, il tempo è necessario, qualche sofferenza iniziale è non solo inevitabile ma anche auspicabile, le critiche permetteranno a Wade e compagni di crescere insieme.

Nessuna preoccupazione, dunque.

Eppure tra i Celtics del 2007 e gli Heat del 2010 riscontro differenze piuttosto gravose: Boston era una squadra più matura, rafforzata in maniera indissolubile dal Patto di Roma che è andato ben oltre qualsiasi aspetto tecnico-tattico, cementata da un coach che sa guardarti negli occhi e suscitarti una reazione.

Per campioni del genere serve un allenatore con personalità, che parla all’uomo prima che al giocatore, al cuore prima che alle gambe, creando uno spogliatoio speciale.
Non Spoelstra, persino troppo preparato con i suoi schemetti rigidi per riuscire nella missione impossibile di svolgere bene questo ruolo.

Allen, Pierce e Garnett inoltre sono senza dubbio più compatibili in campo rispetto a Wade, James e Bosh perché presentano caratteristiche palesemente eterogenee e complementari, tali da rendere micidiali e variegate le armi dei biancoverdi: Ray si muove senza palla sui blocchi, Paul parte in palleggio buttandosi dentro, Kevin difende e gioca il post basso.

Viceversa Dwyane, LeBron e Chris sono sempre stati famosi e celebrati per le loro abilità palla in mano, rendendo ora obbligatorio ma disagevole lo snaturamento delle proprie peculiarità.

Wade a ricevere e tirare dallo scarico? Bosh a fare le piccole cose con sacrificio senza vedere palla anche per cinque azioni di fila? E soprattutto: James ancora in maglia Cavs?

Miami è rientrata in partita proprio quando il quintetto assumeva le sembianze tanto care alla Cleveland di LeBron, con il Re palla in mano e tutti gli altri fermi attorno, Haslem a fare il Varejao, Ilga a fare l’Ilgauskas e due tiratori nell’angolo ad aspettare lo scarico.

Ammetto di aver avuto un sussulto, un’orrenda vibrazione, un allarmante effetto dejà vu: i Miami Cavaliers, come se il lago Erie fosse stato spostato a South Beach.

Nessuno pensa che Miami possa trovare in così poco tempo una chimica funzionante come quella clamorosa versione della Boston campione. Però il percorso degli Heat sarà diverso, più impervio e dalla gestazione più lunga e delicata, anche perché sono diverse le premesse, le luci dei riflettori, le responsabilità e le caratteristiche umane dei protagonisti.

I tre amigos devono trovare ritmo, il debutto contro i Celtics (in una delle rare versioni extra lusso di regular season) non fa testo ed il traguardo delle 60 vittorie non penso rappresenti un ostacolo invalicabile.
Ma il partito del tutto qui? ha già annotato nella propria agenda una quantità di appunti insperatamente corposa.

Tags: , , , , , , , ,

3 Comments to “Miami, Ohio”

  1. Katala says:

    Lol, e il bello è che io, da tifoso Miami, ho detto fin da subito che tutto sommato nn ero contento.
    Mi ero quasi fatto convincere da tutte le chiacchiere che però quei 3 là, quei 3 qua, quei 3 su…

    Cos’è, forse in fondo c’avevo ragione io?

    Detto questo questa partita secondo me nn conta niente per capire come vanno le cose. E’ verissimo che secondo me bisognava fare altre scelte in pre-season ma l’assenza di wade ha impedito qualsiasi discorso. I Miami-Cavs secondo me sono scesi in campo quando palesemente la gara era andata, ed è arrivato il preciso comando: james provaci tu che è sempre meglio un 1-0 giocando “come non vogliamo per 20′, tanto il vogliamo oggi nn gira”. E tutto sommato bisogna anche considerare che Miami non ci ha nemmeno potuto provare, quando dopo 10′ tutti i buoni tiri che ha preso non sono entrati. Se giochi contro chi ti chiude le penetrazioni e provi a tirare da fuori ma non entra NIENTE per qualsiasi squadra è buio pesto. Se poi prendi una squadra che deve imparare TUTTO beh direi che tutto sommato la cosa ci sta. E ieri Boston è scesa in campo con un’intensità da Playoff. Se pensavamo che Miami potesse anche solo giocarsela con i Celtics versione post-season già alla prima mi sa che eravamo un pò degli illusi.

  2. Ciombe says:

    Quando lo dicevo io che la via che hanno preso sti tre non è assolutametne la più facile e la più comoda…

    Ero preso come il fan boy che è troppo di parte!!!

  3. A me fanno più paura dopo questa sconfitta sinceramente.
    Se fossero partiti vincendo subito al Garden, per me era uno svantaggio a livello mentale per questi Heat.
    Vediamo come si evolve.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>