…di un Mago domani?

Al campetto meglio Andrea o Danilo?


Premesso che non è necessario a tutti i costi preferire uno all’altro, Danilo Gallinari è un giocatore di basket più forte di Andrea Bargnani.

Non mi interessa il confronto delle cifre che i due metteranno insieme nel prossimo anno ed in quelli successivi, né chi arriverà per primo a giocare l’All Star Game o una Finale NBA. E mi interessano relativamente anche i risultati di squadra che otterranno, per quanto sicuramente importanti.

No, esprimo una valutazione puramente di campo, empatica ma empirica, vedendo i due giocare ed avendoli visti crescere in questi anni: il lodigiano gioca meglio del romano, in modo che preferisco.
Mi arriva di più e prima.

E’ un fatto di completezza e di fondamentali: Danilo sa fare più cose di Andrea o è più bravo nel farle.

Addirittura pare ora più efficace in post basso, come da recente richiesta esplicita dello staff tecnico di New York, e persino sul tiro – ovvia, cardinalizia e favolosa specialità del Mago – la discussione può andare avanti all’infinito alla luce dei mirabolanti progressi del Gallo, non solo per efficacia e percentuali ma anche per limpidezza e naturalezza del gesto specie dalla lunga distanza.

E’ anche un fatto di comprensione del gioco: Danilo ha letture e selezioni migliori, ha più intuito, è più sveglio lontano dalla palla ed in aiuto, ha più controllo del momentum, ha più basket nelle vene e nel DNA, il gioco gli esce più naturale e con meno sforzi.

Soprattutto sa migliorare i compagni ed agire in base alle loro caratteristiche, aspetto cruciale per emergere a prescindere dal contesto.

Si adatta prima del compagno di nazionale alle situazioni nuove, in campo e fuori; non è un caso che abbia impiegato molto meno tempo ad entrare nel meccanismo di vita USA (ma New York in effetti non è Toronto), a diventare cattivo nel senso inteso dai giocatori NBA e quindi ad essere protagonista sul parquet, faccia a faccia con LeBron, Carmelo e Dwyane.

Il tutto nonostante due (ma per i problemi alla schiena nel suo anno da rookie potremmo dire anche tre) anni di ritardo nell’approdo oltreoceano rispetto alla prima scelta del draft 2006.

Ed è soprattutto un fatto di leadership, come ha detto lo stesso Gallinari dopo il suo ritorno da figliol prodigo a Milano:

E’ una cosa che hai o non hai; io ho solo visto i miei compagni che avevano leggermente mollato sul più venti e li ho incitati affinché riprendessero a giocare come devono.

E, si badi bene, leadership non è solo una questione di urla e faccia cattiva che Danilo fa ed Andrea no. Leadership è un riconoscimento che compagni ed osservatori ti attribuiscono, quasi un elemento epidermico che va al di là di fatti, gesti e parole.

Può bastare uno sguardo, purché sia naturale: chi lo invia non si chiede prima “cosa farebbe ora un leader?” e chi lo riceve sa automaticamente quale messaggio nasconde, grazie all’autorevolezza del mittente.

Chiudete gli occhi e fate finta di avere davanti la canottiera dei Knicks e quella dei Raptors, potendo scegliere di giocare insieme a Gallinari o insieme a Bargnani: cosa preferireste?
Io non avrei dubbi: se non fosse già stata ritirata (Walt Frazier), mi prenderei senza esitazioni la numero 10 di New York. E penso di non essere il solo.

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