Si è scomodato persino Jason Kidd per cercare di dissipare i dubbi di Carmelo sull’eventualità di andare a giocare a New Jersey (o dobbiamo già dire Brooklyn?).

Carmelo separato a casa sua.


Eventualità che, per coerenza dopo le posizioni espresse sull’orrendo show dei tre amigos di South Beach, avrei almeno accettato e rispettato, pur non essendo la mia soluzione preferita.

Portare i Nets ai vertici, andare all’assalto dell’anello con una franchigia che contende il ruolo di zimbelli della NBA ai Clippers. Niente da dire, Melo: se proprio il clima di Denver ti fa di colpo così schifo, quella sarebbe stata una vera sfida che avrei seguito con simpatia.

Sarebbe stata, perché non c’è niente da fare: la generazione del draft 2003 è fatta così.

Si parlano, comunicano tra loro, sono amici, fanno gli stupidini grazie ai soldi apparecchiati per loro da Magic, Larry e Michael, hanno fallito insieme con Team USA prima dell’oro di Pechino, e sono soprattutto ossessionati dall’idea non tanto di non vincere, ma di non poter competere per farlo o comunque di non finire nel dimenticatoio mediatico.

Ed ora inesorabilmente anche Anthony non ce la fa, pur avendo ed avendo avuto in questi anni una struttura di squadra e dei compagni certamente in grado di competere per i massimi traguardi. A meno che mi sia sognato la finale di conference del 2009, ovvero la miseria di 12 mesi fa, persa contro il miglior Kobe forse di sempre dopo una serie sublime.

Ma se il titolo non arriva, ecco che anche Melo entra senza appello nel circolo della gelosia, della vanagloria, nel vortice del panico e del far parlare di sé più in estate che sul campo. Figuriamoci poi se si aggiunge lo spinoso contratto collettivo in via di ridiscussione, con il rischio enorme per i futuri free agent di prima fascia di vedere ridimensionate le proprie aspettative economiche.
Per carità, cedetemi subito!

Non ho mai creduto un solo istante all’ipotesi di vedere l’ex Syracuse in maglia Nets, almeno alle condizioni attuali.
Non è uno scenario credibile per la banale considerazione che New Jersey non risponde ai requisiti essenziali che cercano questi campioni dalle dita sgombre di anelli: Brook Lopez non è (ancora) la stella con cui poter giocare alla pari contro Miami, Orlando e Boston ed il resto del roster non garantisce nemmeno le prime otto piazze ad Est.

Melo cerca quello che hanno cercato Malone e Payton ai Lakers, che ha imposto Garnett a Danny Ainge prima di accettare Boston (senza Ray Allen l’ex Minnesota andava altrove), che forse ha già trovato Chris Paul dopo aver parcheggiato come apripista a New York il suo futuro compagno di squadra Amar’e, a meno che lo preceda proprio Anthony.

Fregandosene misteriosamente degli attuali tifosi, pronti ad osannarli per l’eternità come uomini franchigia, ma spettatori attoniti della dissoluzione di un sogno e del loro cuore infranto.
Per ulteriori conferme, chiedere ai tifosi di Cleveland, tornati mestamente sul lago sfoggiando con orgoglio interlocutorio le maglie di Jamison e Mo Williams.

Anthony è un top 10 della lega con legittime pretese di bussare la porta ai primi 5, ma dopo aver perso il treno dell’estate appena trascorsa rischia effettivamente l’anonimato.
LeBron, Dwyane, Bosh, Dwight, Durant, Kobe, CP3… ah sì, e poi c’è anche Melo, disperso chissà dove.

Continuo a non vedere per lui scenari migliori di una sana conferma nella sua Denver, anche a costo di rinnovare a cifre non mirabolanti.

Non che Harrington sia la fattispecie di giocatore che sogno per la mia squadra, ma è un oggettivo salto di qualità che concede al – si spera recuperato – coach Karl una dimensione perimetrale e molte soluzioni che prima mancavano. L’ex Knicks e Shelden Williams inoltre allungano finalmente la rotazione dei lunghi, punto dolente dell’ultima stagione, permettendo ai malconci Martin, Nenè e Birdman di arrivare nelle migliori condizioni ai playoff.

E poi c’è lo scatenato Ty Lawson in rampa di lancio, con Billups che si prenderà una regular season di relax, magari spostandosi per qualche minuto nel ruolo di shooting guard come già si è intravisto ai mondiali in Turchia, e con Afflalo a distillare IQ e difesa per un reparto completo.

Volendo fare i fantaGM, c’è anche margine per una trade che permetta alle pepite di risplendere definitivamente, magari coinvolgendo JR Smith che comunque avrebbe ancora enorme senso in questa chimica di squadra.

Concedendo ancora un annetto a Durant prima dell’insediamento definitivo in corsia di sorpasso, questi Nuggets sono nonostante tutto tra i più credibili antagonisti ad Ovest dei Lakers.
Ma non ditelo a Melo, sia mai che si accorga di avere già in casa tutto quello che cerca inutilmente altrove.

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2 Comments to “Pepita bollente”

  1. Vitor says:

    Sono pienamente d’accordo a metà (cit.).
    Nel senso che condivido le considerazioni generali, specie sulle presunte stelle del draft 2003, ma allo stato delle cose ancora non riesco a inquadrare bene questi Nuggets. Soprattutto in ottica postseason e come possibili antagonisti dei Lakers. Forti son forti, hanno una bella panchina, ma continuano ad avere qualcosa che non mi convince. Il classico centesimo che manca per fare un euro. Sarà il reparto lunghi fragile, sarà l’incostanza e il caratteraccio di alcuni uomini-chiave, sarà la mentalità storicamente non vincente della franchigia, sarà che Melo non mi sembra aver fatto (e forse non mi sembra in grado di fare) il salto di qualità che divide un buon giocatore da una superstar.
    Vero, potrebbero arrivare in fondo. Ma non è così improbabile che l’occasione migliore sia già passata.

  2. tfrab says:

    secondo me gli avversari principali per i lakers sarebbero, comunque, i portland trailblazers. sarebbero in un mondo in cui non se ne infortunano un paio al giorno almeno, intanto già oden mi pare abbia cominciato, tanto per non farsi mancare nulla

    i nuggets non credo riescano ad emergere dal gruppone, al massimo si fanno la loro brava semifinale di confernce, ed escono in 5-6 partite

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