Se è doveroso avere qualche dubbio per i ruoli di shooting e soprattutto point guard, la rosa di Team USA negli spot di ali e centro riesce nell’intento di lasciarmi ancora più perplesso.

E' davvero così motivato il buon umore di Tyson Chandler?


All’interno dello stesso involucro, basket NBA e basket FIBA sono due applicazioni evidentemente differenti per regole, forma e sostanza.

Per dirla alla Federico Buffa:

E’ la perfetta metafora del mondo contemporaneo: gli americani hanno le loro di regole e tengono a seguire solo quelle.

Durant, Iguodala, Gay e Granger hanno sempre e solo conosciuto le regole ed il contesto USA. Nessuno di loro ha avuto l’opportunità in passato di sperimentare una grande manifestazione internazionale a livello FIBA e quindi nessuno di loro ha mai avuto la possibilità di sbagliare e di imparare dagli errori per migliorare.

LeBron, Dwyane e Carmelo fallirono alle Olimpiadi del 2004 ed al Mondiale 2006, prima di conquistare l’oro a Pechino nel 2008.
Ed il valore assoluto di quei tre, pur con tutti i loro difetti palesati nel pensare sempre di squadra prima che individualmente, è nettamente superiore all’attuale quartetto a disposizione di Mike Krzyzewski.

Solo la chioccia Odom, che per età e personalità sta al reparto lunghi come Billups sta al reparto piccoli, ha vissuto precedenti esperienze con Team USA; dei 12 giocatori a roster Lamar è addirittura l’unico con almeno una presenza a Olimpiade o Mondiale, perché anche lo stesso altro over 30 Chauncey non aveva mai fatto parte del roster finale prima d’ora.

Con Kevin, Andre, Rudy e Danny certamente non mancano punti nelle mani, freschezza motivazionale, eleganza offensiva ed originalità atletica; ma il grado di completezza e la maturità sui due lati del campo di questi ragazzi è tale da assicurare l’oro alla nazionale a stelle e strisce?

Nelle rotazioni attuali di coach K due di loro si sono trovati spesso in campo contemporaneamente ed a turno si sono quindi dovuti adattare al ruolo atipico di power forward: è davvero il reiterato concetto di small ball l’arma adatta per avere la meglio in suolo FIBA?

Gay, Iguodala e Granger mancano ai miei occhi di quel grado eccelso di comprensione del gioco ed IQ cestistico che può permettere loro di adattarsi in corsa ed il più rapidamente possibile alle numerosissime novità che si troveranno ad affrontare in Turchia.

Il tormentone è sempre più lo stesso: se si riesce a correre e se le percentuali da fuori non tradiscono, questo roster rappresenta un ostacolo quasi invalicabile anche per Spagna, Grecia, Serbia, Turchia ed Argentina.

Ma su singola partita e nelle imperscrutabili dinamiche di un campionato Mondiale ad eliminazione diretta, sarà questo gruppo in grado di non insabbiarsi alla prima giornata storta al tiro o nei bassi ritmi che proveranno ad imporre gli avversari sopra citati, nelle diverse forme e nei modi che li contraddistinguono?

Come sempre Durant è un caso a parte ed è lo stesso coach dei Blue Devils a sancire l’imprimatur ed elargire la definitiva benedizione, pur con tiratina d’orecchie finale:

I suoi compagni lo cercano tutto il tempo, si aspettano che sia il risolutore in attacco. Vogliono che lui tiri e che continui a farlo anche se sbaglia. Lo conoscono, sanno quello che può darci, ma lui deve imparare a non essere troppo altruista e generoso anche se è alla prima esperienza di questo genere.

Ed infatti Kevin è ancora lì in mezzo al guado: dovrebbe essere il go-to-guy, ma ancora non lo è o non riesce ad esserlo fino in fondo.

Se infine l’assenza di guardie elitarie come Chris Paul e Deron Williams mi appare un possibile enigma di non scontata soluzione, i tagli di JaVale McGee e Jeff Green hanno creato un’ancor più grave ristrettezza di centimetri ed inquietante assenza di giocatori interni.

Tolto Tyson Chandler, Team USA non ha un vero centro a roster, ma dovrà arrangiarsi con l’unica alternativa Kevin Love (lui sì dotato di cultura del gioco e quindi molto adatto per questa competizione) e sfruttando tutta l’atipicità che può portare in dote il quintetto con Lamar Odom da 5.

Coach K ne è consapevole:

Siamo molto preoccupati, non c’è margine di errore, non siamo molto alti e potremmo soffrire a rimbalzo. Non c’è questa potenza e superiorità che ci si aspetta solitamente da questa squadra.

La sua conclusione mi pare inoppugnabile: Team USA è forte, probabilmente fortissimo, sulla carta comunque favorito. Ma se non dovesse arrivare la medaglia d’oro, sarebbe vietato per chiunque sorprendersi.

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One Comment to “Team USA chemistry – Frontcourt”

  1. Francesco says:

    sono d’accordo, rischiano grosso…squadra atipica e costruita pensando al gioco nba…

    sulla carta stracciano tutti, ma sulla pratica squadre rognosissime come l’argentina possono tranquillamente fare la sorpresa, basta una sola serata storta in fondo, non c’è bisogno di batterli 10 o 15 volte, ma una sola.

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