Uno scambio che coinvolge ben quattro (ma indirettamente cinque) squadre nel bel mezzo dell’approssimarsi al piattume di Ferragosto merita un convinto applauso, oltre al doveroso approfondimento.

Facce nuove in maglie vecchie.


Negli Stati Uniti direbbero grading the trade, anche se le valutazioni con le letterine (A = ottimo, B = buono, C = sufficiente, D = insufficiente, E o F = per il Nobel ci stiamo ancora lavorando) mi fanno soprattutto venire in mente i trascorsi alla scuola media Vidoletti: chi esce meglio dai movimenti delle ultime ore in NBA?

QUI TORONTO – Grade: C+
In: Julian Wright
Out: Marco Belinelli

Partendo dal presupposto che Wright era (ed è!) il genere di giocatore che più mi piace, mentre il buon Marco non rappresenta proprio la fattispecie per cui vado ghiotto, non c’è dubbio che Toronto abbia fatto ai miei occhi una decorosa mossa, per quanto tendente all’interlocutorio e di certo non in grado di avvicinare i canadesi ai playoff.

Julian va a formare con Weems e DeRozan uno dei terzetti di swingman più atletici di ogni epoca, ma diversamente dai suoi nuovi compagni avrebbe anche IQ cestistico ed innata propensione agli intangibles; il condizionale non è messo a caso, perché quello visto a New Orleans è stato prevalentemente (ed amaramente per chi digita) un bidone dall’emotività eccessiva e dall’insicurezza al tiro inaccettabile.

Speravo francamente finisse in una contender come uomo chimica tra i campioni, ovvero il ruolo creato su misura dal sarto per le sue pazze caratteristiche, e non certo in mano a Triano, ma per il momento accontentiamoci almeno di non vederlo più con la maglia Hornets.

QUI HOUSTON – Grade: D
In: Courtney Lee
Out: Trevor Ariza

Un netto taglio alle spese, ma i Rockets potevano permetterselo sul piano tecnico? Non sono mai stato tra i massimi sostenitori della firma di Ariza, ma ho guardato con occhi ancora più torvi la trade che ha portato in Texas l’abominevole contratto del cagionevole Kevin Martin.

Con queste mosse Houston sta costringendo lo staff tecnico ad una delicatissima rincorsa verso una chimica tutt’altro che comoda da trovare, andando palesemente ad indebolire il valore assoluto della squadra e le sue prospettive di playoff. D’accordo che è uno dei migliori allenatori in circolazione oggi nella NBA, ma perché complicare così la vita a coach Adelman invece di fornirgli giocatori adatti al suo sistema?

Courtney Lee può essere un tassello interessante in una squadra strutturata di primo livello (tipo Orlando e non certo New Jersey) ed avere un senso come specialista difensivo dalla panchina in grado di coprire le spalle a Martin, magari imparando qualche trucco del mestiere nella bottega Battier. Ma nel selvaggio West, per Houston si fa sempre più dura.

QUI INDIANA – Grade: A-
In: Darren Collison, James Posey
Out: Troy Murphy

Con tutto il bene del mondo che posso volere a Lance Stephenson, l’ipotesi che davvero i Pacers si presentassero all’inizio della stagione col solo Born Ready e quel che resta di TJ Ford nel ruolo di point guard non poteva proprio essere presa in considerazione.

Collison è tutto ciò di cui avevano bisogno e non a caso erano mesi che Bird monitorava l’ex UCLA e le decisioni che su di lui avrebbe preso New Orleans. Il contratto di Posey chiama alla voce contabile una cifra di poco superiore a quella di Murphy diluita però in due anni, non levando ai Pacers il primato dell’estate 2011 per salary disponibile.

Non desta quindi particolari rammarichi la dipartita di Troy, certo importante con la sua atipicità in questi anni per tentare di tenere a galla la franchigia ma del tutto estraneo anagraficamente ed economicamente alla nuova linea verde di Indiana. Per i playoff ci sarà tempo nei prossimi anni.

QUI NEW JERSEY – Grade: B
In: Troy Murphy
Out: Courtney Lee

E’ chiaramente una mossa orientata al lancio di Terrence Williams in quintetto anche nel ruolo di guardia, coi vari Morrow, Outlaw ed il rookie James a giocarsi le chance nei restanti minuti da guardia e negli interi 48 da ala piccola.

Ma al tempo stesso suona come un palese campanello d’allarme nei confronti dello sviluppo di Derrick Favors, già più volte segnalato anche su questi schermi come prodotto ben lontano dall’essere finito ed ora più che probabile spodestato dal quintetto, almeno inizialmente.

Troy Murphy può piacere a coach Johnson ed è sulla carta ben accoppiabile con l’uomo franchigia designato Brook Lopez, andando ad interagire con lui in attacco su spaziature quasi complementari; inoltre il suo contrattone in scadenza rappresenta in ogni caso una situazione interessante di vantaggio, sia che venga fatto scadere facendo arrivare i Nets ben 20 milioni di dollari sotto il cap la prossima estate, sia che venga riutilizzato verso Febbraio per arrivare a qualche altro tassello del mosaico.

QUI NEW ORLEANS – Grade: B-
In: Trevor Ariza, Marco Belinelli
Out: Darren Collison, James Posey, Julian Wright

Chi legge la mossa di separarsi dall’astro nascente Collison come una sorta di patto a vita instaurato tra gli Hornets e Chris Paul, penso sia fuori strada. Il destino di CP3 mi appare se possibile ancora più lontano dalla Louisiana e forse solo l’impossibilità di inserire nella trattativa Felton l’ha privato del suo approdo naturale in quel di New York già in questa sessione di mercato. Sempre Orlando permettendo, con l’arrivo di Nelson che ora non avrebbe più la controindicazione della presenza ingombrante di Collison.

Nel frattempo il front office di New Orleans tenta il tutto per tutto andando finalmente a coprire il buco storico nel ruolo di ala piccola, con la sorprendente acquisizione di un contratto non proprio all’acqua di rose come Ariza, scaricando tuttavia Posey altrove. Se dovessero avere un record positivo ed essere ben saldi nella griglia playoff, come potrà Paul lasciare i suoi compagni sul più bello?

Arriva anche Belinelli, reduce da un altro insuccesso oltreoceano che quando non è più il primo inizia a rendere piuttosto fallimentare un’avventura. Il nostro portacolori è formalmente in scadenza e sarei tutt’altro che sorpreso di vederlo chiudere la sua stagione su altri lidi, magari proprio in quei Knicks con cui i Calabroni parleranno spesso nei prossimi mesi. Ma intanto giocare accanto a CP3 è un’occasione che va sfruttata fino in fondo.

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