In questi giorni di cosa parlano siti, riviste e blog dedicati al mondo NBA?

Nella sfida personale con Kobe, Shaq vuole essere quello che ride per ultimo e sta flirtando seriamente con i nemici numero uno dei Lakers: i Celtics.
E rimanendo in tema di tramonti suggestivi, Tracy McGrady potrebbe finire ai Bulls. Ma anche questa volta di firme ufficiali ancora non se ne parla. La solita fuffa?

La nuova matricola dei Sixers, Evan Turner, ammette di assomigliare a Brandon Roy, ma si ispira e si sente più affine al gioco di Grant Hill.
Il regnante rookie of the year, Tyreke Evans, fa notizia per avere superato (e non di poco) i limiti di velocità con la sua auto.

Poi c’è Amar’e Stoudemire che attraversa la sua fase spirituale e va in vacanza in Israele per ritrovare le sue radici culturali-religiose.
Hedo “prendi i soldi e scappa” Turkoglu sputa sul piatto che gli ha dato da mangiare per un anno e che gli ha garantito ricchi pranzi anche per il prossimo lustro.
A Cleveland dopo il momento dell’odio si passa a quello della riflessione e ci si domanda se c’è Life after LeBron.
Ne avremmo fatto a meno volentieri, purtroppo ci sono anche gli articoli di cronaca nera: le indagini sull’omicidio dell’ex giocatore NBA Lorenzen Wright.

Agosto. That’s it!

Per me questo rimarrà sempre il mese del basket solitario nel cortile di casa, quando tutti sono in vacanza ed un canestro può essere un compagno decisamente migliore di un garage aperto senza nessuno che faccia da portiere.

Lunghi pomeriggi sotto un sole cocente e circondato da un silenzio anomalo. Il tempo sembra non debba trascorrere più. Un ricordo richiamato alla memoria dalla fresca rilettura di un romanzo di Alessandro Baricco.

Il tabellone era tutto scorticato, ma c’era la retina quasi nuova, dovevano averla sostituita da poco. Il ragazzino avrà avuto dodici anni. Tredici, una cosa così. Era nero. Palleggiava, con calma, come se cercasse qualcosa dentro di sé, poi quando l’aveva trovata si fermava e tirava a canestro. Ci pigliava sempre. Si sentiva il rumore della retina, era una specie di respiro, o un minuscolo colpo di vento. Il ragazzino si avvicinava al canestro, recuperava la palla che stava fermandosi, come esausta per aver respirato quel microscopico vento, la riprendeva in mano e ricominciava a palleggiare. Non sembrava triste e nemmeno contento, palleggiava e tirava a canestro, semplicemente, come fosse scritto così, da secoli.

(da City)

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One Comment to “Una specie di respiro”

  1. Grinev says:

    Bella pagina.
    Domanda in seguito all’accordo tra Shaq e Boston: se Shaq vince un anello con i Celtics battendo i Lakers, a Los Angeles la ritireranno comunque la sua maglia? 🙂

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