Dovremo abituarci a vederlo in borghese?


Al termine di gara 6 tra Boston e Cleveland, nel pieno marasma causato da quella che poi si sarebbe effettivamente rivelata l’ultima partita di LeBron in maglia Cavs, mi ero permesso una piccola considerazione a latere:

…quasi passa inosservata l’ipotesi che Shaq, colui che era il più dominante di tutti i tempi, possa aver giocato la sua ultima partita NBA…

Tutto avrei pensato, tranne che questo scenario fosse ad inizio Agosto così vicino dal realizzarsi.

La notizia di un presunto sondaggio che avrebbe fatto tramite il suo agente tra le maggiori squadre europee, devo ammetterlo, mi ha fatto un po’ compassione.

Ma quasi peggiore è stato l’effetto sortito dall’ipotesi di un O’Neal firmato come fenomeno da baraccone da squadre di basso profilo NBA, che per una manciata di mesi vedrebbero impennare le vendite di biglietti ed i profitti del marketing, in attesa che qualche contender verso Febbraio si prenda l’ingombrante fardello per dare l’assalto al titolo.

Mi sono inoltre accorto solo in questi giorni e con sommo stupore, gironzolando tra forum e blog di appassionati soprattutto oltreoceano, che tra i tifosi dei Lakers l’indice di gradimento di The Diesel è ben al di sotto del minimo sindacale.

Premesso che ad uno Shaq in maglia Olympiakos o Minnesota non crederei nemmeno alla vista ed uscendo dalla spinosa questione dei battibecchi con Kobe, intravedo un pizzico di ingratitudine ed immotivato astio verso colui che si può certamente considerare (al di là di quello che pensa lui) uno dei 10 giocatori più forti e decisivi di tutti i tempi.

Ci ha fatto divertire con i suoi momenti di puro cabaret, pur senza mai eccedere diversamente da qualcun altro; ci ha fatto ridere con le sue freddure in risposta alle domande di qualche malcapitato giornalista; ma ha sempre rispettato il gioco ed i suoi interpreti, stimato ed apprezzato da tutti i colleghi ed addetti ai lavori, ambiente Lakers a parte.

Shakira probabilmente resterà ben salda in testa alle preferenze degli amanti del genere, ma sfido chiunque a negare di essere rimasto ipnotizzato dal balletto di presentazione che il nostro ha sfoderato all’All Star Game 2009.

Roba da premio MVP senza nemmeno iniziare a giocare.

Ma soprattutto, sopra ogni altra cosa, ci ha strabiliato per il suo dominio sotto canestro e l’irrazionale relazione tra la sua mole e la sua mobilità di piedi, oltre ad un IQ cestistico mai troppo sopravalutato.

E francamente, Kobe o non Kobe ed a rischio di essere azzannato dagli amici gialloviola, quello che ha dato ai Lakers di inizio millennio, con i suoi 3 MVP consecutivi alle Finals, va consegnato direttamente ai libri di storia del gioco.

Ora: ma è davvero possibile che nessuno lo voglia?

Due sono le necessarie richieste di The Big Aristotle per firmare, in questo presumibile ordine:
1: vincere
2: soldi
A cui si aggiunge lo sfizio eventuale ed opzionale di poter battere Kobe in prima persona.

Ugualmente due sono l’esigenze che le franchigie gli impongono per metterlo sotto contratto: che la durata dell’accordo non vada oltre i dodici mesi e che l’ammontare non superi i 3-4 milioni di dollari.

Atlanta (la prima interessata), Boston (sfiziosa), San Antonio (non ce lo vedo), Cleveland (basta!), Denver (non male) sono solo alcune delle squadre a cui è stato associato il nome di Shaq di recente, oltre alle opzioni fantasy ed improponibili per solleticare solo la suggestione degli appassionati NBA, tipo un ritorno ad Orlando, a Miami o agli stessi Lakers.

Ma il problema di Shaquille è un altro, molto più banale e certamente amaro: le sue caratteristiche tecniche, le spaziature e le attenzioni di cui necessita, la sua scarsa opposizione difensiva ed il suo tipo di gioco, calmierati dall’età (sono 38), dalla stamina in costante regresso e dal fisico svalutato, sono faticosamente conciliabili col basket moderno.

La pensa allo stesso modo Eddie Johnson:

O’Neal è sempre stato al centro dell’attenzione, indipendentemente da dove si trovasse. Si trova bene con le squadre perché porta l’attenzione dei media e gli investimenti delle imprese, oltre ad essere un generosissimo compagno in spogliatoio. Ma se Shaq crede ancora che la sua capacità di aumentare le vendite del marketing debba tradursi anche in un ruolo enorme in campo, è lì che iniziano i problemi. Probabilmente è per questo che le franchigie hanno così paura di andare a fondo nel loro inseguimento al giocatore.

A prescindere da dove finirà, sono realmente colpito dalla No man’s land in cui si trova un giocatore della sua caratura e non so quanto sia facile per la sua mente accettare un simile ridimensionamento o il fatto di essere quasi di troppo nella lega.

Per alcuni paga l’errore di aver abbandonato i suoi Lakers nel 2004 in contumacia Phil Jackson, privandosi così di un finale di carriera da orgoglio gialloviola alla Kareem. E chissà di quanti altri titoli, in egual misura con colui che imperversa nel frattempo allo Staples col numero 24.

Ma di sicuro, al di là dell’immagine sbiadita che ci sta consegnando nella nostra memoria, Shaq ci mancherà più di quanto si possa immaginare ora.

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4 Comments to “(Al)most dominant ever”

  1. doppok says:

    Però che sogno vederlo a Boston in coppia con Sheed (fantascienza)…

  2. Platini says:

    Non sarebbe dovuto arrivare a questo punto, magari ritirandosi prima..

  3. JackieG says:

    Sembra sempre piu’ probabile il suo approdo ai Celtics.

  4. gilli says:

    Secondo me 10 – 15 minuti ai PO che spostano li gioca ancora tranquillamente. PEnso che possa rendere di più e con più continuità di Sheed con lo stesso utilizzo. Direi che è stato il solo di Cleveland a salvarsi contro boston. Da tifoso Lakers sono abbastanza preoccupato di trovarmelo in finale…

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