Admire me, admire my home
Admire my son, he’s my clone
Yeah, yeah, yeah, yeah
This land is mine, this land is free
I’ll do what I want but irresponsibly
It’s evolution, baby
.

Una volta succedeva solo per il Dream Team.

LeBron non ha solo compiuto una scelta, ha aperto una nuova via.
E cerca proseliti.

La discussione sul big-three di Miami e su come si sia formato prende nuovo vigore. LeBron James, a quanto pare, non solo ha reclutato due dei migliori giocatori della Lega per creare “in laboratorio” una squadra pronta a dominare la NBA, ma vuole che questa prassi non si limiti al suo caso.

In un recente incontro ha convinto Chris Paul, legato al Prescelto da accordi commerciali extra-cestistici, a ripetere il percorso che ha portato James, Wade e Bosh a fare squadra. Possibilmente meglio se lo farà con un team della Western Conference, per creare una migliore rivalità e chissà, magari incontrarsi alle Finals. Anche perché l’ex Re di Cleveland è già da qualche anno che non conquista la sua metà di America.

Risultato di questo meeting?
Il play che indossa il numero 3 di New Orleans aveva più volte affermato di volere dei compagni di squadra all’altezza dei traguardi più alti, ma mai aveva chiesto di essere ceduto.

Questo è quello che si dice oltreoceano, non supportato da dichiarazioni ufficiali dei protagonisti, anzi al solito è già iniziata la processione delle rituali smentite. Ma gli argomenti con cui Pat Riley ha convinto LeBron James a trasferirsi in Florida, non potrebbero aver lasciato un segno anche sulla guardia degli Hornets?

Perché nonostante tutte le polemiche, le critiche e le bacchettate dei grandi del passato, da Jordan a Magic, c’è chi non pensa affatto si tratti di un errore. Anzi, è di ieri un articolo dal titolo eloquente: Il modello Miami: perché l’avidità è un bene e perché l’era dei superteam NBA sarà grandiosa.

Il pezzo di Andrew Sharpe è brillante ed è indubbiamente il migliore fra quelli che sostengono la scelta di James. E ne cito il finale come passaggio chiave:

Da tifosi della NBA, preferireste vedere 10 buone squadre o 3-4 grandi squadre?
Non è un segno di debolezza o pigrizia, e non è LeBron ad avvelenare il calice della NBA. È la competizione. Sono i giocatori che usano la loro influenza sul mercato libero.
È l’evoluzione.
E potrebbe essrere la migliore risposta agli anni gloriosi che la NBA ha vissuto negli Eighties.

Io però non mi rassegno all’idea che fino a pochi giorni fa ognuno stava al suo posto: l’owner faceva l’owner, il gm pure, il coach a tirare fuori il meglio dai suoi ed i giocatori pensavano a giocare. Ed era bello così.

Se invece prendiamo per buono quanto sostiene Adrian Wojnarowski, la Lega è sempre più sotto nelle mani di nuovi padroni, capaci di manipolare i destini della Lega e di avere un peso su chi va dove e perché.

«Listen, do it MY way»

La penna di Yahoo!Sports considera Paul poco più di un burattino nelle mani dell’amico James. Al messaggio su twitter con cui James ha consigliato a Paul di fare la scelta migliore per sè e per la sua famiglia, Wojnarowski risponde in modo lapidario.

Quel che è meglio per la famiglia di Paul è anche meglio per la famiglia di chiunque nella NBA. Bisogna impedire che James contamini gli altri con il suo sistema di valori deviato.

Ho già detto la mia sulla scelta di LeBron e preferisco schierarmi tra i delusi piuttosto che tra i contrariati. Ma se davvero anche Paul riuscisse a costringere gli Hornets ad accontentarlo nel suo scopo di formare un altro big-three altrove, allora inizierei davvero a preoccuparmi, non solo su chi comanda la baracca, ma sul rispetto stesso di quelle regole e quel sistema che ho sempre ammirato.

Perché Chris Paul ha siglato un ricco rinnovo contrattuale qualche tempo fa e non è ancora un free-agent. E non ha alcuna no-trade clause.
Non è solo una questione di lasciare l’amaro in bocca a dei tifosi che si sentono traditi dal loro idolo. Non vorrei che questo fosse l’inizio dei tristi teatrini a cui siamo abituati in Italia con il calcio.

La mia NBA è quella in cui Latrell Sprewell si crede troppo bravo per un discreto contratto di fine carriera e non vede più il campo.

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8 Comments to “I padroni del mercato”

  1. doppok says:

    Io mi schiero fra i contrariati, però abbiamo la stessa idea di Nba…la portavo sempre ad esempio contro le bizze vomitevoli di tutti i calciatori e adesso, con grande spinta degli sponsor ne sono sicuro, si stanno adeguando anche oltreoceano…

  2. Vitor says:

    Applaudo con forza la citazione in apertura. E faccio headbanging.

  3. Platini says:

    Da tifosi della NBA, preferireste vedere 10 buone squadre o 3-4 grandi squadre?
    10 buone senza pensarci sù.
    Il bello dell’NBA è anche l’equilibrio, e secondo me Paul rimane a New Orleans.. Poi ovviamente sarà libero di andare dove vuole, ma senza fare paragoni con Lebron, perchè questa è un altra storia.

  4. Max Giordan says:

    Quoto. Abbiamo amato l’NBA in questi anni non solo per i suoi grandi campioni, ma anche per il campionato – basato sul cap e sulle trade – che garantiva un buon equilibrio, nonostante le storture inevitabili causate dalla diversa disponibilità economica dei proprietari e dalla ricchezza molto differente dei mercati pubblicitari nelle diverse città.

    Le trade ormai da anni sono morte in quanto scambi alla pari fra 2 team: c’è sempre uno che compra e uno che svende.

    Ora grazie a Lebron le free agency vengono pilotate dai giocatori, non dai GM. Così avremo 4 supersquadre che giocheranno ogni anno per il titolo e il resto un gran mucchione di squadre discrete ma frustrate. Sai che bello…

  5. Francesco says:

    sapete che non lo so? sono molto molto convinto che la RS avrà solo da perderci, finendo in mano a questi super-team facilmente.

    già ora la RS è il punto debole dell’NBA (molte partite sono di una bruttezza incredibile, o giocate a livello di impegno da oratorio) ma per me i playoff riserveranno ancora più soprese, perchè come tutti sappiamo il gioco cambia completamente e continuerò sempre a sostenere che non basta avere una massa di campioni in squadra per vincere le partite vere…guardate il real madrid di quest’anno:alla fine la liga l’ha chiusa con qualcosa vicino ai 90 punti (da record), ma il campionato spagnolo ha una media scadente, e contro squadre poco attrezzate non contava molto giocare a calcio ma bastava una zampata del cristiano ronaldo di turno per portare a casa la pagnotta. ma in champions league, dove si gioca sul serio e concentrati, dentro o fuori, a cosa sono serviti i 250 milioni di euro spesi? a nulla, il lione li ha fatti a pezzi giocando un calcio semplice e ordinato.

    chi vi dice che in un clima da playoff una squadra qualunque che giochi un buon basket organizzato (orlando, per dirne una) non gliele può suonare di santa ragione?

  6. Platini says:

    In risposta a Francesco, credo che sia la speranza di tutti noi..

  7. doppok says:

    Ma se già adesso la RS sarebbe un problema per competitività allora qual è la bellezza di toglierne altra formando solo super squadre in cui le stelle si abbracciano e si passano la palla invece che dirsene di tutti i colori e schiacciarsi in testa a vicenda? Dove sarebbe il vantaggio di avere l’80% della RS ancora meno godibile?
    IO ricordo che quando Shaq parlava di un possibile ritorno ai Lakers, Kobe faceva la faccia storta perché voleva batterlo, voleva dimostrare di essere vincente senza di lui e un giorno dire di avere un anello in più. Questa competitività la vivi anche in RS, tanto che a Natale, piaccia o no, stiamo davanti alla tv o al computer per vedere l’inutile super sfida di turno, perché abbiamo sempre la speranza di vedere un duello combattutto. Di più, ogni volta che c’è un duello fra fuoriclasse ci buttiamo a vederlo con più piacere rispetto a un Minnesota-Memphis qualsiasi…

  8. fabio r says:

    Alla fine Lebron ha fatto davvero il “prescelto”, si il prescelto per rovinare una lega che prima di lui era basata su regole non scritte, dove i numeri 1 se la giocavano contro altri numeri 1 e davano spettacolo!

    Oggi, grazie a The Fif’One i numeri 1 si coalizzano per poter dominare (vorrei capire poi contro chi…).

    Il prescelto, ossia “L’anticristo della NBA”.

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