Non c’era bisogno dei migliori indovini del globo per intuire che i giorni di Chris Paul in Louisiana fossero contati.

Lui è peggio di me.


Gli Hornets sono tra le prime 5 franchigie brutalmente in corsa al ribasso per spese e salary cap ed ogni loro mossa è improntata da non meno di un anno, non sempre con successo pieno, al risparmio.

Non solo l’esigenze economiche dei Calabroni portano l’ex Wake Forest lontano da New Orleans, ma anche le emersioni di Collison e Thornton, in grado fin da subito di tenere il campo come titolari nei due ruoli di guardia, rendono mai così propizio l’attuale momento per la separazione dalla propria stella.

L’annuncio era praticamente stato dato dallo stesso Paul un mese fa:

La mia prima scelta è restare a New Orleans. Io voglio solo essere sicuro di poter lottare per vincere. Se così non sarà e non potremo essere al livello di Lakers, Celtics e degli altri top teams, allora sarei aperto all’ipotesi di cessione.

Tradotto: cedetemi.

L’estate 2010 d’altro lato non è solo quella del triumvirato di Miami e delle altre firme dei free agent, ma anche quella delle vedove di LeBron, Wade, Bosh e compagnia, ovvero delle grandi deluse dal mercato che hanno ancora pochi mesi per riparare al drammatico salto di qualità svanito.

Pensi ad una delusa in questo momento storico della NBA e chi ti viene in mente? Certamente: New York.

CP3 ai Knicks? Non esiterei un solo istante.

New Orleans mi chiede Chandler, Azubuike, Douglas e Walker? Cedo Chandler, Azubuike, Douglas e Walker.
New Orleans mi chiede Gallinari? Cedo Gallinari.
New Orleans mi chiede tre prime scelte future? Cedo tre prime scelte future.
New Orleans mi chiede il contrattone in scadenza di Curry? Beh, che te lo dico a fa’…
New Orleans mi chiede tutte queste cose insieme? Cedo tutte queste cose insieme.

New Orleans mi vuole rifilare nel pacchetto anche qualche albatros che ha nel monte salari? Mi prendo il Posey o l’Okafor di turno.
Tanto New York è sotto il salary cap, quindi la trade può essere flessibile in materia di pareggio degli importi scambiati.

Se solo Felton potesse essere ceduto subito (ma le regole lo vietano per 3 mesi dalla firma), cederei anche lui, pur essendo un notevole valore aggiunto in quanto tale.

Molti pensano che Anthony Randolph sia il più grande segreto tenuto nascosto nella lega e sicuro prossimo All Star nelle mani di Mike D’Antoni nel giro di massimo 2-3 anni.
Bene: New Orleans mi chiede Randolph? Cedo Randolph.

Non c’è neanche bisogno di andare ad analizzare le ragioni tecniche dei benefici di questo connubio. Chris Paul sa correre, adora giocare il pick and roll e creare aggredendo l’aria libera, ama attaccare le zone del campo meno battute e per esempio fare scorribande lungo la linea di fondo, è un delizioso interprete del penetra e scarica.

Per farla breve, è potenzialmente la migliore point guard della lega ed andrebbe ad innescarsi nel miglior sistema tecnico possibile per quel ruolo: può essere e fare per la Grande Mela tutto quello che è stato ed ha fatto Steve Nash per Phoenix.

Come coach Riley ha sempre amato costruire le sue squadre partendo da un centro dominante (Kareem, Ewing, Mourning, Shaq), così tutto quello di cui ha bisogno coach D’Antoni è un play di prima categoria attorno al quale far girare l’attacco.

Parliamo di un signore che ha fatto sembrare Chris Duhon non solo un giocatore NBA, ma quasi un titolare da tripla doppia nelle mani. Ed ho detto Chris Duhon…

Non mi interesserebbe altro, non sarebbe un problema soffrire il primo anno, magari giocando con le nuove seconde scelte titolari, Rautins da 2 e Fields da 3, o lanciando addirittura in quintetto la meraviglia russa Timofei Mozgov come centro.
Tanto D’Antoni gioca a prescindere in 7, che problemi ci sono?

Il supporting cast si trova sempre (a meno che tu sia LeBron James), sia valorizzando apparenti porci e cani scovati nel sommerso in giro per l’Europa o nelle leghe minori, sia raccattando per la strada giocatori funzionali al meccanismo del coach ex Olimpia Milano.

Anche perché finalmente chiunque, giocatori di prima e seconda fascia compresi, sarebbe invogliato dal progetto Knicks, ossia il più credibile antagonista dei tre amigos di South Beach.

Con Chris Paul (classe 1985) ed Amar’e Stoudemire (classe 1982) hai molto banalmente costruito la tua personale dinastia per i prossimi 5 anni. Magari non vincerai nulla, ma partiresti sempre per farlo.

Non è un caso che l’altra grande squadra interessata al play di New Orleans sia Orlando, ovvero l’altra grande forza ad Est del momento insieme ai cugini della Florida ed in attesa che i vecchietti in biancoverde la diano su.

Non è solo un fatto di potenziare e migliorare la propria squadra, ma è anche un discorso di sventare questa possibile minaccia che andrebbe a minare la loro forza nella Eastern Conference e ad incombere sui nuovi equilibri della lega, come se già non bastassero gli Heat.

Perché il terzetto Paul, Stoudemire, D’Antoni non è detto che faccia meno paura del triumvirato di Miami. E se poi l’anno prossimo dovesse arrivare anche Carmelo…

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6 Comments to “The real deal”

  1. Platini says:

    E se poi l’anno prossimo dovesse arrivare anche Carmelo…
    E allora ciao a tutti.. Ma anche arrivasse il solo Paul ci sarebbe da divertirsi davvero e magari, visto come Mike va volare i talenti a disposizioni, a Lebron verrebbe qualche dubbio sulla bontà della sua scelta. Ciao

  2. Francesco says:

    come te, avevo già pensato a quest’ipotesi e ne sono rimasto abbagliato.

    almeno a livello di spettacolo una squadra con d’antoni, paul e stoudamire vale sicuramente il prezzo del biglietto. per non parlare del fatto che in uno scheletro del genere il nostro gallinari secondo me potrebbe esaltarsi, scaricando un po’ di pressioni (i palloni decisivi non dovrebbe certo prenderli lui, al massimo può essere un’alternativa) e mettendolo in condizione di migliorare molto velocemente, almeno a livello offensivo! a livello di pericolosità per il titolo non li vedrei troppo bene…farebbero partite spettacolari ma si perderebbero quando il gioco si fa duro, ma nel caso nell’innesto di una terza stella (e non serve per forza james, basta anche un semidio del basket a fare da secondo/terzo violino) e la squadra si farebbe una possibile e seria alternativa al trio di miami, in quanto continuo a pensare che nonostante l’overdose di talento siano molto squilibrati a livello di ruoli!

  3. O rey says:

    tanto festeggera sempre il 24 a giugno :D, anche se vedere due squadre come la nuova miami e l’ipotetica new york sarebbe interessante

  4. Grinev says:

    Parli di triumvirato “Paul-Stoudemire-D’Antoni” come se Mike fosse chissà quale valore aggiunto. In realtà non ha mai vinto niente, e predica un basket spettacolare ma perdente. Senza difesa non si vince.

  5. Gerry says:

    Non tanto Mike in quanto tale, ma il sistema di D’Antoni interpretato da Chris Paul penso possa essere un valore aggiunto.

    E’ la combinazione che secondo me è destinata al successo, il connubio tra quei tre.

    Concordo poi sulle perplessità circa la capacità del coach di fare l’ultimo passo verso la vittoria, anche se il tema è intricato ed entrambe le versioni (pro D’Antoni, contro D’Antoni) hanno i loro punti di forza.

  6. Platini says:

    Non si può dire per certo che Mike sia un perdente, sono troppe le valutazioni da fare, si può dire per certo invece che i giocatori a sua disposizione rendono sopra le aspettative e se facciamo un paragone, Paul in questo momento è più forte del Nash pre Suns.. Quindi?

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