..they know you’re going to turn
but they don’t know which way
and they don’t know.. when.

Un po’ come nel calcio si cercano sempre gli eredi di Maradona, nel basket non si perde mai l’occasione per segnalare il nuovo Michael Jordan. Ed anche se l’originale è irripetibile, di giocatori che ce lo possono almeno ricordare ce ne sono a bizzeffe.
Ad uno in particolare il tentativo è riuscito piuttosto bene.

E nonostante l’evoluzione della figura della point guard, sempre meno playmaker e sempre più scorer, non sono mancati neppure i creativi che nella posizione hanno saputo onorare l’eredità di Magic Johnson, come Kidd e Nash. Per i più giovani aspetterei ancora a spendere nomi.

E nonostante la mia venerazione per Clyde Drexler, sono riuscito a trovare in Brandon Roy un discreto contentino alla voce “superstar di gran classe con i piedi per terra e senza trecento tatuaggi.”

Quel che davvero mi manca oggi della NBA con cui sono cresciuto è qualcuno capace di giocare nel pitturato e lasciarmi a bocca aperta.
Ridatemi Hakeem!

Non c’è nulla che gli somigli neppure vagamente, né i giovani che hanno recentemente calcato i parquets della Lega hanno lasciato intravedere che il tempo sarà galantuomo. Neppure col binocolo. Nulla all’orizzonte.

I migliori interpreti del ruolo hanno tutti un bagaglio tecnico decisamente limitato. Da Shaquille O’Neal a Dwight Howard tutti i dominatori della Lega hanno puntato su altre qualità, prima fra tutte la (pre)potenza fisica. Capacità di mettere palla a terra, esibizione di un arsenale di ganci e semiganci, range di tiro superiore ai tre metri, abilità nel passaggio sono tutte caratteristiche non essenziali.

La magia, l’eleganza e la poesia del basket ammirato in passato nel post basso sono in buona parte svanite e quel che è peggio è che le nuove generazioni non sembrano sentirne affatto la mancanza.

Pivot: presente e passato si incontrano

Il big-three di Miami deve aver spaventato molti nella vicina Orlando. Così la franchigia della Florida ancora senza titoli ha preso le sue contromisure.
In giugno Dwight Howard ha fatto qualche allenamento privato con Hakeem Olajuwon. Qui sopra la foto che Superman ha postato nel suo account twitter a testimoniare l’episodio.

Neppure l’arrivo di Pat Ewing come allenatore dei lunghi ha prodotto grandi risultati da un punto di vista tecnico, o almeno così la pensano ad Orlando. Ci proverà dunque Hakeem, che ai Magic ha negato il primo anello durante l’era Penny&Shaq. Late compensation?

I blogger locali sostengono che se Howard davvero imparasse un paio di mosse e allungasse un filo la distanza da cui concludere, allora non ce ne sarebbe più per nessuno. Ammesso che sia vero, e nonostante Dwight abbia appena 25 anni, difficile che questo accada.
È un po’ come per i ballerini vip di Ballando con le stelle: alla fine del programma ancora non sanno danzare, ma almeno saranno un po’ più fluidi e aggrazziati.

In ogni caso, buona idea dei Magic. Male non può fare.

Hakeem già in passato aveva lavorato con un centro e quello sì avrebbe potuto dominare la Lega dall’alto della sua statura e tecnica. Ma Yao Ming non è stato esattamente fortunato ed in salute da quando è atterrato a Houston. E proprio in questi giorni tocca sentirgli dire che se non guarisce dai suoi malanni, potrebbe perfino ritirarsi.

La parziale consolazione nell’ultimo decennio ha il nome di Tim Duncan, ala forte occasionalmente prestata al ruolo di centro. Lui sì, “Big Fundamental” è stato capace di mettere assieme efficacia difensiva ed offensiva, completezza tecnica ed un repertorio di soluzioni per trovare il cesto decisamente old-school.

Apprezzatissimo dai palati fini del basket, Tim per me resta un mezzo scalino sotto Olajuwon. Hakeem aveva qualcosa di magico, che mandava in confusione anche i migliori difensori della Lega come David Robinson.

Quel fantastico dream-shake che strappava un imbarazzante “uh” agli attoniti tifosi avversari, come ci racconta nel video il gigante nigeriano.

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4 Comments to “Destinazione: Hakeem”

  1. tfrab says:

    beh, però, Pau Gasol 🙂

  2. Mookie says:

    Mookie – quello di “Fa la cosa giusta” – ti risponderebbe…
    «E chi se ne importa di Gasol, quello non è mica un fratello!»

    Comunque sì, obiezione accolta.

  3. wilson says:

    Hakeem the Dream, non c’è altro da aggiungere … lacrimuccia per i vecchi tempi

  4. FATUR says:

    Tim Duncan è un trattato di basket e da molti considerato la miglior ala forte (pura) di sempre, The Dream è semplicemnte The Dream, un giocatore incatalogabile, non è neppure un centro vero e proprio…
    ..(un lungo casomai)è stato un mago con la palla, un ballerino dalla classe sopraffinea, un talento naturale quindi se solo Howard potesse “copiare” qualche suo movimento e renderlo suo…allora ne vedremo delle belle!

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