…continua da Summer League 2010: high five

DeMar DeRozan e Sonny Weems: pronti a stupirvi.

Sono i giocatori al secondo o terzo anno nella lega che si accingono inequivocabilmente a fare il salto di qualità, evidenziando progressi tali da costringermi all’azzardo di scommettere su di loro.

Per capirci, sono quei nomi che sicuramente inserirò nel consueto listone di inizio stagione dei candidati a Most Improved Player of the Year e che consiglierei senza fronzoli agli appassionati di fantasy e simulazioni NBA.

DeMar DeRozan – Toronto
Attenzione perché qui c’è aria di All Star in via di formazione. Ha aggiunto tiro dalla lunga distanza, controllo, selezioni, movimento senza palla e ball-handling. Sta rigettando al mittente giorno dopo giorno i dubbi sulla sua provenienza non facile da quel covo californiano di delinquenza meglio noto come Compton. Si fa allenare, è umile, sa ascoltare, è già stato derubato di uno Slam Dunk Contest e non ha più turchi mercenari a togliergli minuti: già possibile secondo violino dei Raptors dopo la dipartita di Bosh, ammettendo (e non concedendo) che Bargnani dimostri di poter essere il primo.

J.J. Hickson – Cleveland
Beh, via LeBron (ed in subordine Shaq), ma che problema c’è? Squadra in mano ad Hickson e Jamison e Cavaliers comodamente ai playoff. Lo scenario è chiaramente un pizzico avveniristico, ma tra i resti del reame JJ è certamente uno dei punti fermi della ricostruzione democratica di un concetto di squadra. E’ ancora grezzo e forse sempre lo sarà quando c’è da improvvisare palla in mano, ma piranha d’area come lui sono ormai universalmente riconosciuti come fattori imprescindibili e coach Scott può plasmarlo come fece con David West a New Orleans, pur senza l’ausilio non trascurabile di Paul.

Jrue Holiday – Philadelphia
Attoniti nel marasma di uno stranito Evan Turner, ai Sixers arriva almeno una prevedibile lieta novella dal baby Holiday, per altro di due anni più giovane del suo nuovo compagno seconda scelta assoluta al draft: Jrue è ormai pronto per essere a tutti gli effetti il play titolare della squadra. Per quanto in difesa l’ex UCLA valesse già la cittadinanza nella lega nonostante fosse l’unico professionista nato nel 1990, l’anno scorso i suoi limiti offensivi erano fin troppo palesi. Bisogna ancora spiegargli praticamente tutto, ma ogni volta che lo vedrete all’opera vi sembrerà sempre un giocatore migliore rispetto alla visione precedente.

Ty Lawson – Denver
E’ la prima volta che assisto ad una guardia in grado praticamente di non commettere errori nelle sudice partite di Summer League; l’immaginifico 2.5 nel rapporto tra assist e palle perse è una cifra difficile da trovare da queste parti. Negli Stati Uniti l’avrebbero definito floor general, ovvero totale padrone dell’impostazione del gioco oltre che leader carismatico e primo punto di riferimento per i compagni. Quasi sprecato come cambio di Billups, andrà lo stesso in doppia cifra media di punti e sarà fondamentale per i Nuggets anche in post season. Ma entro due anni va lanciato come titolare da qualche parte.

JaVale McGee – Washington
Il puledrone sta definitivamente passando alla fase adulta e si sta per abbattere sulla lega in tutta la sua irrazionale fattispecie somatica. Il pick and roll con John Wall è stata l’arma più letale da quando l’uomo inventò la Summer League, ma rischia di diventare un tormentone anche durante i prossimi mesi invernali. Segna dalla media, schiaccia sbadigliando e rischiando di battere la testa sul tabellone per quanto va in alto, tira giù qualsiasi oggetto volante di forma sferica riesca ad identificare. Resta ancora indietro nella comprensione del gioco, buona ragione in più per lanciarlo in pianta stabile in quintetto.

Marcus Thornton – New Orleans
Ormai era già una certezza piuttosto sancita anche dai numeri, ma la situazione sta diventando più seria di qualsiasi previsione. Sarà presumibilmente titolare accanto al rinato Chris Paul, sempre in attesa che qualche grande piazza si assicuri CP3 offrendo di fatto la franchigia della Louisiana all’enfant du pays Marcus e Darren Collison. Anche grazie alla presenza di un sicuro fuoriclasse della panchina come Monty Williams, New Orleans sarà una delle più interessanti franchigie da seguire nella prossima stagione e non sarebbe una sorpresa vedere Thornton aggirarsi intorno se non oltre i 15 punti a sera.

Sonny Weems – Toronto
E’ uno zozzone mangiapalloni, perché è palesemente selvaggio in qualsiasi pseudo-decisione prende in partita: forza tiri a sua totale discrezione (esaltato paurosamente dal contesto e dall’amico DeRozan, sembravano Holly e Tom), salta a prescindere anche quando non ce n’è alcun bisogno, può macchiare con palle perse invereconde delle suggestive giocate difensive. Eppure è a sua volta migliorato in modo eclatante nella gestione del possesso e nel tiro sia dal palleggio che dallo scarico, ora obbligatoriamente da rispettare anche al piano di sopra specie dalla media distanza. A prescindere da chi dovesse arrivare a Toronto, Sonny piace molto all’entourage dei Raptors ed avrà spazio per guadagnarsi anche un sostanzioso rinnovo; è ufficialmente ed ampiamente degno della NBA.

Reggie Williams – Golden State
Se provieni dalla lega di sviluppo, sei sconosciuto e possibilmente undrafted, è ormai sempre più facile che tu possa trovare spazio a Golden State. Nella Nelsonlandia stile nidiate di Zeman in quel di Foggia, aveva così fatto capolino nell’inutile finale della scorsa stagione questo tuttofare con punti nelle mani e difesa interlocutoria. Secondo solo a Wall per punti realizzati a Las Vegas, è il classico swingman a metà strada tra il ruolo di guardia ed ala piccola, troppo lento per il primo e troppo basso per il secondo. Ma in un contesto in cui i ruoli non vengono nemmeno presi in considerazione, vietato sorprendersi di vedere Reggie partire in quintetto o giocare 30 minuti a partita.

Terrence Williams – New Jersey
E’ il primo caso di giocatore che andrebbe contrassegnato come PG/SF, saltando di fatto il ruolo di shooting guard che comunque sarà la sua destinazione naturale. Passa infatti la palla come un play ed ha l’atletismo per tenere in difesa ed andare a rimbalzo anche come ala piccola, ma è ad un’esecuzione affidabile al tiro dal poter diventare un assoluto protagonista della lega. E’ uno dei rarissimi giocatori che ha la tripla doppia in faretra in ogni serata d’ispirazione, anche se i tifosi dei Nets si aspettavano in realtà il numero uno della materia; Terrence non sarà LeBron, ma sul piano della completezza statistica può essere addirittura considerato colui che gli va più vicino.

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One Comment to “Summer League 2010: we will rock you”

  1. Ciombe says:

    Occhio a Terrence!!!!
    Non mi stuperei di vederlo 20lleggiare la prossima stagione.

    AJ ha il compito di disciplinarlo tatticamente, ma Williams sprizza talento da tutti i pori!!!!

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