La Summer League è un altro basket, un altro pianeta, un’altra dimensione. E forse per questo mi affascina tanto.

John Wall, primi segnali di onnipotenza.


C’è la clamorosa contaminazione dei borderline, coloro cioè a metà strada tra NBA ed altro, che possono insozzare in modo perenne una partita dovendo dimostrare di valere un contratto tra i pro e quindi giocando solo per loro stessi.

C’è la puzza sotto il naso di chi nella NBA ci è già stato e forse ci sarà da protagonista nei prossimi anni, disinibito al punto da dare ordini a chiunque e prendersi tiri in piena autarchia, potendo sempre opporre a qualsiasi compagno che osa fargli notare qualcosa: ehi, io gioco contro Kobe Bryant, e tu?

Ci sono poi semplicemente gli scarsi, i mestieranti, gli impreparati, gli esperimenti, gli idoli, i casi umani, che per un favore ad un agente o per una progettualità che non esiterei a definire in fase eccessivamente embrionale o talvolta solo per fare numero a roster, si ritrovano catapultati in una realtà superiore alle proprie capacità, reagendo in modo differente a seconda di origine e personalità.

E’ l’unico evento in cui riescono a fondersi globalizzazione e ghettizzazione senza che nessuno abbia di che lamentarsi.

Riassumendo: vietato prendere per oro colato qualsiasi indicazione che scaturisce da un simile contesto truffaldino.
Tuttavia: come si sono comportati e che prospettive si aprono ai rookie ed ai giocatori in orbita NBA presenti nelle due sedi (Orlando e Las Vegas) di questo mondo alternativo?

Partiamo nella rassegna dai primi 5 scelti nel recente draft 2010.

1. John Wall – Washington
Rendimento: *****
Mie aspettative per la prossima stagione: ****

Speciale è speciale, inutile girarci intorno. Eppure ancora non riesco ad innamorarmene completamente.

Sono e continuerò ad essere scettico anche durante la regular season, perché gli ottimi numeri che John scriverà nei box score dovranno essere accompagnati dalla progressiva e crescente capacità di migliorare compagni e record di squadra, come per esempio sta provando a fare Rose a Chicago.

Ha segnato tanto in questi giorni, prevalentemente dominando in campo aperto e buttandosi dentro per ottenere contatti e tiri liberi, semplicemente perché è un magistero atletico superiore a questi livelli. Ed ha pure stravinto la classifica degli assist, tanto per gradire.

Continua però a darmi poche garanzie nel gioco a metà campo, nella capacità di coinvolgere e costruire per gli altri, nelle letture, nel contenimento delle palle perse, nelle selezioni personali e nelle esecuzioni dalla media e lunga distanza.
Che, fa impressione dirlo, rischiano di essere dettagli di fronte ad un talento simile.

Perché, sia chiaro a tutti, John Wall è speciale.

2. Evan Turner – Philadelphia
Rendimento: *
Mie aspettative per la prossima stagione: ***

Un disastro. Fatica preoccupante nel battere l’uomo, esitante, poco coinvolto da Holiday, Meeks e Speights, mediocre al tiro (micidiale 33% dal campo), orrende selezioni, forzature, nemmeno 10 punti di media in 5 partite.

Il segnale più positivo ed interessante per i Sixers è la meravigliosa autocritica del ragazzo, che illustra come la sua maturità fosse semplicemente fuori contesto in questo genere di pallacanestro così poco indottrinato:

Orribile. Non è quello che mi aspettavo da me stesso. Non sono affatto soddisfatto del modo in cui ho giocato. L’unico aspetto confortante è l’esperienza accumulata.

Bisogna solo prenderne atto. A volte si deve andare a sbattere contro certi ostacoli e giocare con quella frustrazione, andando avanti verso la partita successiva. Si tratta di uno scossone in attesa di prendere le misure al nuovo ambiente, al nuovo sistema. E’ tutto nuovo, è tutto molto più veloce, non è più possibile fare certe cose che mi riuscivano al college, ma devo fare ogni singola mossa molto più velocemente.

Sono parole che valgono più di mille statistiche: quando conterà veramente, Evan non deluderà. Anche se è lecito avere un po’ di preoccupazione in più.

3. Derrick Favors – New Jersey
Rendimento: **
Mie aspettative per la prossima stagione: **

Brutta bestia il draft, che ti costringere a dover ripiegare su giocatori dal valore assoluto inferiore solo perché nella tua squadra c’è già un indiscusso titolare nel ruolo del prospetto disponibile più forte.

Per uscire allo scoperto, i Nets avrebbero scelto Cousins se solo non avessero già in squadra Brook Lopez, ed in effetti non ci sono i crismi della consacrazione a terza scelta assoluta in questo draft per Favors.

Derrick è il più progettuale dei top 5 scelti nel draft 2010. I segnali di potenziale sono fuori discussione e sono andati in crescendo di sera in sera anche a Orlando, quasi raffigurando una metafora di quella che potrebbe essere la prima stagione e l’intera carriera dell’ex Georgia Tech.

Ma sarebbe vietato sorprendersi qualora molti giocatori scelti dopo di lui finiscano la stagione con minutaggio ed impatto superiori: fisico, esplosività e mani forti a parte, ogni elemento tecnico del suo gioco è tutto da affinare.

4. Wesley Johnson – Minnesota
Rendimento: –
Mie aspettative per la prossima stagione: ***

Si badi bene: stiamo parlando di un giocatore dal raro fascino anche estetico, eleganza e controllo del corpo, costante pericolosità palla in mano e mistica abilità di muoversi nel mid range game. Ma vedere il suo nome scritto davanti a Cousins nell’ordine di chiamata al draft ha rappresentato e rappresenta ai miei occhi un evento sinceramente anacronistico.

Se l’anno scorso il GM di Minnesota Kahn aveva optato per la mossa Rubio insieme a Flynn, non badando quindi all’esigenza di squadra anche a costo di creare doppioni e matasse prima o poi da sbrogliare, sorprende come l’anno dopo si sia adeguato alla ratio opposta, lasciandosi scappare prospetti dal valore assoluto superiore, avendo d’altronde già in vetrina Al Jefferson da offrire in saldo all’intera lega.

Johnson sotto tono a Las Vegas è stato subito messo in naftalina e parcheggiato ai box per un lieve infortunio durante la prima gara. Ed intanto i Wolves continuano a essere mediocri, male amalgamati e ben lontani dalla quadratura del cerchio: questa squadra anche con l’aggiunta di Wesley non ha alcuno spiraglio di accesso ai playoff.

5. DeMarcus Cousins – Sacramento
Rendimento: *****
Mie aspettative per la prossima stagione: ****

Sono piuttosto prevenuto, perché l’avevo indicato prima del draft persino come l’unico credibile rivale di Wall per la prima scelta assoluta e sicuro componente del terzetto migliore insieme a Turner. Ma francamente i progressi di questo giocatore negli ultimi 12 mesi stanno andando oltre le più ottimistiche previsioni e sono sotto gli occhi di tutti.

Di solito i lunghi giovani appena giunti nella NBA richiedono uno se non due o tre anni di gestazione per sbocciare definitivamente in tutto il loro valore, per non parlare delle difficoltà che incontrano puntuali in Summer League.

DeMarcus, come forse solo Brook Lopez recentemente, può invece sovvertire questa tendenza ed essere un fattore fin dalla prima stagione, per altro coadiuvato da un contesto in cui non ci sarà ancora alcun obbligo di vincere e convincere subito.

Non è tutto al posto giusto, perché il grasso corporeo è eccessivo e le dormite o gli errori in difesa sempre dietro l’angolo, ma i segnali di arroganza tecnica offensiva e prepotenza a rimbalzo sono inequivocabili. Partirà lento, come i primi mesi della sua stagione NCAA a Kentucky in cui era tutt’altro giocatore, ma arriverà forte in primavera. E solo la sua testa deciderà dove e quando arrestare la vertiginosa crescita.

To be continued… Summer League 2010: we will rock you

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