E come stai, domanda inutile
stai come me e ci scappa da ridere

D'Antoni & Amar'e: ritrovarsi a NY.

Raymond Felton, Anthony Randolph, Ronny Turiaf, Kelenna Azabuike e naturalmente Amar’e Stoudemire. Sono questi i nuovi Knicks, i rinforzi chiamati in soccorso di Danilo Gallinari e Wilson Chandler.
Altro non c’è.

O meglio, ci sarebbe il coach coi baffi, antica conoscenza del basket italiano.
Povero Mike D’Antoni, per due anni alla guida di una franchigia prestigiosa e dal pubblico esigente, al comando di un’accozzaglia di giocatori con appeso il cartello “vendesi” se non addirittura “regalasi”.

Due anni senza un vero progetto tecnico, diciamo pure sprecati: degli unici due giocatori cresciuti nel sistema dantoniano, quello americano viene dato come probabile contropartita per delle trade a metà stagione, mentre l’italiano ha saltato quasi per intero la stagione da rookie.

Un biennio di fondo classifica e senza grandi speranze, se non quella di riscattarsi nel mercato delle free-agency 2010. Peter Vecsey del NY Post lo sostenne già un anno fa: fare tutto questo per LeBron James potrebbe rivelarsi un autogol epocale. Il sospetto è diventato realtà, New York non ha avuto il suo re.

E in pieno regime di piano B chi è arrivato? Quale migliore acquisizione se non Amar’e Stoudemire?

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?

L’ala centro dei Suns ritrova il coach con cui è diventato grande, ma l’addio non fu dei migliori visto che Stat scaricò sull’allenatore le colpe per le continue eliminazioni ai playoff ai danni degli Spurs. Non solo, nell’ultimo anno ha più volte affermato che solo coach Gentry gli ha insegnato (?!) a difendere.

E cosa porta Stoudemire in dote? Un grande talento offensivo – sebbene con qualche ombra sul suo rendimento nei momenti che contano – ma anche una scarsa propensione ad imparare a difendere con decoro quando il livello degli avversari sale.

Amar’e e Mike assieme a New York, non sarà dunque come rivedere un vecchio film, con i suoi pregi e difetti?

Al nuovo colossal – tant’è se pensiamo che l’ex Sun percepirà 100 milioni nei prossimi cinque anni – mancherà però la vera star, quella che ha reso speciale la prima versione del run’n’gun di D’Antoni: Steve Nash.

Il sistema di gioco del playmaker che durante la mia gioventù illuminava la Milano di Dan Peterson non può prescindere dalla presenza in campo di un giocatore capace di tradurre la teoria in pratica. Operazione non certo semplice perché richiede la compresenza di molte caratteristiche tecniche, uno spiccato IQ cestistico nonché grandi doti di leadership.
E allora, saranno più difetti che pregi?

Perfino al coach dei Knicks è scappato che qualcosa del genere a New York manchi.

E trovarlo sarà ancor più difficile, perché il rischio è che si rincorra un nuovo caso LeBron James, si viva di nuovo una lunga paziente attesa, per restare un’altra volta a bocca asciutta e con l’ennesimo piano B da progettare.

Questa volta il nome è ovviamente quello di Chris Paul, da tempo accostato ai Knicks ma ancora nel roster degli Hornets. La notizia del giorno – futuro di Al Jefferson permettendo – è che al matrimonio di Carmelo Anthony la point guard di New Orleans abbia immaginato un futuro big-three newyorchese in cui Paul e Melo si uniscono ad Amar’e per rimettere la Grande Mela sulla mappa del basket che conta.

Ad un tifoso knicks direi: sognare è lecito, ma non ti ci fare la bocca buona.
Il caso LeBron insegna.

Il presente è questo, con ancora tu, l’incorreggibile Amar’e.

Con l’incognita di quanto saprà fare Raymond Felton in cabina di regia, ma da lui a Toney Douglas o Chris Duhon il passo avanti non può mancare. Felton l’underdog per eccellenza che a New York trova la grande occasione della carriera.

Con Kelenna Azabuike che potrebbe diventare il nuovo Raja Bell a disposizione del Baffo a noi caro e, soprattutto, con Anthony Randolph rivelarsi il vero colpaccio messo a segno dal gm (uscente?) Walsh.

Da verificare sul campo, ma decisamente sfiziosa, la presumibile frontline che vedrà l’ex Warrior giocare da ala forte con il ritorno di Stoudemire nel ruolo di centro.
Coppia intrigante ma difensivamente ai limiti dell’improponibile.

E con il nostro Danilo Gallinari, sperando possa sempre più dimostrare la sua classe all-around svincolandosi dall’etichetta di tiratore.

Se Miami è la casa delle superstars, New York è diventato il paradiso degli underdogs.
Almeno l’operazione simpatia a Walsh è riuscita.

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4 Comments to “NY: Underdogs’ paradise”

  1. Gianni says:

    Bella squadra! tiferò anche per loro l’anno prossimo

  2. Francesco says:

    che delusione completa il mercato di NY…

    preso stat, che per quanto sia spettacolare ha delle lacune difensive inconcepibili.

    presi altri ottimi giocatori, e c’è gallinari, ottimo giocatore anch’esso…ma poi?
    due anni di nulla per svuotare l’organico e con pochi a reggere una baracca che affondava (ma quanto è stato grande david lee lo scorso anno?) per prendere almeno due giocatori di prima fascia
    e costruire una squadra competitiva sul serio. l’unico che hanno preso è forse il meno decisivo tra quelli che c’erano a disposizione (a mio parere) e senza il genio offensivo di nash sarà ancora più dura. serviva l’uomo franchigia, l’uomo da ultimo pallone in mano. serviva james o forse anche meglio di lui sarebbe servito wade.

    l’anno prossimo anno senza sapore per new york, si divertiranno in attesa di essere buttati fuori
    dai playoff da squadre più agguerrite e poi sperare di nuovo nella free agency 2011…e lì sarà dentro o fuori: chris paul o bisognerà aspettare la prossima generazione di fenomeni per ridare lustro al madison…

  3. Platini says:

    Condivido il tuo ottimismo, anche con solo uno dei due che hai citato per l’anno prossimo a NY cominciano a divertirsi davvero..

  4. R. says:

    secondo me invece stanno lavorando bene..pur non avendo preso nessun big(Wade e LBJ) quindi un pò di delusione c’è…i giocatori arrivati mi piaciono…
    secondo me il d’antoni porterà questa squadra ai PO!!!
    daii NY…

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