'Siete pronti? Siete caldi? Bene, anch'io!'


Gli eletti splendidi splendenti, i giovani perdentoni, i nuovi padroni (chissà poi con che autorizzazione) della lega che non vincono nulla oppure manco arrivano ai playoff, si sono sentiti in dovere di dare vita a questo squallido teatrino delle riunioni e delle processioni in giro tra le squadre più ricche ed al tempo stesso più spoglie del paese, per decidere arbitrariamente il proprio destino.

Perdonerete l’assenza di perifrasi, ma è una delle pagine più tristi della NBA ed è la stessa ratio per cui a distanza di quasi 10 anni la magnifica nuova generazione di campioni è ferma al titolo di Wade, per altro assecondato da una marea di veterani non senza attributi e mentalità vincente prima che mediatica.

E’ la ragione per cui le finali sono egemonizzate dai Kobe, dai Duncan, dai Ginobili, dai Pierce, dai Garnett e dai Ray Allen, che in linea di massima mettono la pallacanestro (come i soldi, che rendono conto a binari paralleli a cui nessuno è esente, quasi come uno status) un po’ più in alto nelle personali gerarchie.

No, per loro invece vengono prima Jay-Z, le presentazioni stile Hollywood per vedere dove ci si può sentire più fighi, la migrazione di casello in casello, di provinciale in provinciale, né più né meno di una prostituta che cerca il luogo più trafficato per guadagnare più ribalta, clienti e successi facili.

Il basket giocato? Dopo, dopo. Ogni cosa a suo tempo.

C’è un dubbio che mi assilla da settimane: cosa diamine si sarebbero detti James, Wade, Amar’e, Joe Johnson, Boozer e Bosh nelle loro aberranti (ed illegali) riunioni prima di firmare il contratto? Veramente credono di essere intelligenti nel cercare la sede per poter giocare insieme o scegliere a tavolino dove distribuire le proprie prestazioni?

Cosa hanno (o avrebbero avuto) da guadagnarci? Sarò breve: nulla.

Se vincono, avranno vinto solo perché, come i bambini all’asilo quando fanno le squadre durante la ricreazione, avranno scelto di giocare insieme da più forti, sfruttando l’anomalia di questo mercato 2010.
Gioisci sul momento, metti il tuo nome sui libri, ti togli qualche scimmia dalle spalle, ma nel giro di pochi mesi ti accorgi di aver fatto qualcosa di meno magico rispetto ad altri (vincere nella tua prima franchigia) e dovrai convivere con l’agrodolce.

LeBron, fidati: un titolo a Cleveland vale più di tre a Chicago, Miami o New York.

Se perdono, avranno perso in modo ancora più fragoroso di quanto non abbiano fatto in questi anni (2006 di Wade eccependo), rischiando anche di sforare in casi umani.

Forse solo Bosh, l’unico palesemente non capace di vincere un anello da solo (per ruolo e caratteristiche) e su cui nutro dubbi in generale anche per il futuro, avrebbe la convenienza di affrancarsi ad un magnifico per cercare di riabilitare una reputazione generale comunque ancora troppo alta rispetto al suo effettivo valore.

Non ricordo infatti di aver visto Toronto protagonista ai playoff in questi anni. Ah, ma è tutta colpa del Mago, di Mitchell e di Calderon, certo.

Quando poi pensi di averle viste tutte, ecco la mazzata definitiva:

LeBron James will announce his free agency decision on ESPN at 9:00 PM EST on Thursday.

Non è uno scherzo, è tutto vero: come il Presidente della Repubblica prima del cenone di Capodanno a reti unificate, come un Re in tempo di regime, come un dittatore in tempo di dittatura, come Madonna a Torino, come il Papa ma senza conclave.

Annuntio vobis gaudium magnum: habemus franchigiam!

Ed il bello è che saremo (o vorremmo essere) in molti se non tutti incollati allo schermo, alle 3 locali nella notte tra giovedì e venerdì, per apprendere l’esito della fumata bianca. Quindi l’arma dell’ipocrisia si scaglia come un boomerang contro ogni tentativo di biasimo.

Potere del paese e di una lega che ha elevato a scienza esatta il concetto di show business.

Ho sentito per anni da Flavio e Federico la frase non è più la NBA dei nostri padri, in riferimento alle più svariate evoluzioni del gioco, in campo e fuori.
Non pensavo sarebbe già arrivato il momento di prenderne atto: non è più la nostra NBA, anche se non siamo ancora padri e siamo a malapena nei pressi dei 30 anni.

E’ la stessa cosa che stanno pensando da qualche anno i signori Johnson Magic, Bird Larry e Jordan Michael, che non a caso hanno scritto la storia di questo gioco, sdoganandolo nel mondo, legando il proprio nome ad una singola franchigia, facendo da favolosi apripista per le odierne generazioni mediatiche, internazionali e ricchissime, che gli devono tutto.

Ed è la stessa cosa che penseranno davanti allo schermo i vari Bryant, Gasol, Duncan, Ginobili, Garnett e Pierce, capitalizzando le sempre crescenti motivazioni per gustarsi ancora di più l’ennesima eventuale sconfitta che rifileranno agli sbarbatelli della new generation.

Perché anche quelle sono andate ed andranno in diretta nazionale…

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10 Comments to “L’autoproclamazione”

  1. Mookie says:

    Quando pensi di averle viste tutte…

    LeBron James, Dwyane Wade and Chris Bosh are expected to share a conference call on Wednesday to discuss free agency and try to move closer to finalizing their decisions, a league source with knowledge of the plan told Yahoo! Sports. The three players are motivated to reach resolutions and make their choices public by Thursday, several sources told Yahoo! Sports. The stars and their agents with CAA continued on Tuesday to churn through numerous machinations and possibilities. “Everything is still in play,” the source said.

  2. doppok says:

    Questo post rispecchia il mio punto di vista in tutto e per tutto, l’ho scritto più volte sul nostro blog usb-ita e continuerò a ripeterlo: questo giochino iniziato da LBJ fa veramente schifo, soprattutto (ma è solo la punta dell’iceberg) perché fatto da soli perdenti o presunti vincenti (tranne uno).

  3. Vero, tutto verissimo.

    Ma non ci si poteva aspettare altro. Fa tutto parte dello stesso parco giochi, insieme alle dieci partite settimanali in diretta; agli annunci via Twitter; all’NBA Cares; alle partite giocate in Thailanida, all’aperto o al Forum di Milano.

    Se si vuole comprare il biglietto lo si compra intero, nessuna riduzione. In che percentuali rimarremo incantati e schifati di fronte allo show, dipende da ciascuno di noi.

  4. Mike says:

    “Il basket giocato? Dopo, dopo. Ogni cosa a suo tempo.”

    la prendo come una quasi citazione del suo amico in colloquio col sottoscritto.

  5. Mike says:

    aggiungo.
    purtroppo il tempo (mio noto arcinemico) è dalla parte della nuova generazione, i vari Bryant, Garnett, Duncan etc saranno ancora lì per chissà quanto ancora. poi non ci sarà più nulla da fare.

    ah, e per quanto riguarda il “vincere con la squadra dalla quale sei stato scelto”: più facile per Bird e Magic prima e Bryant e Pierce dopo. meno per Jordan o ancor più Duncan. non devo star qui a spiegare perchè credo.

  6. doppok says:

    @Mike: perché per Pierce è stato più facile?

  7. Mike says:

    perchè è bello vincere con la squadra che ti ha scelto.
    più facile se lo fanno i Celtics, meno se lo fanno i Timberwolves.

  8. Luca 8 says:

    È certamente bello vincere con la franchigia che ti ha scelto ma non sempre possibile. Basta vedere Gasol e Garnett: sarebbero ancora senza anello se fossero rimasti rispettivamente ai grizzlies e ai Twolves. Un giocatore da solo non vince un titolo, neanche “sua altezza aerea” ci è riuscito fino all’innesto di validi comprimari, quindi secondo me non è una cosa da biasimare se giocatori di grande talento cambiano maglia perchè il team che li ha resi grandi non è in grado di mettere al loro fianco un valido supporting cast.
    Ben altra cosa è il deprecabile siparietto messo in piedi dai tre signori considerati top free agent. Ma cosa vogliamo farci?
    Come ha scritto Marco Vettoretti poche righe sopra “il pacchetto è questo” e mentirei se dicessi di non essere elettrizzato all’idea di vedere LBJ con la casacca dei miei bulls l’anno prossimo!

  9. Lore says:

    L’unica cosa buona è che forse (ripeto forse, forse, forse), se James va a Miami, Bosh dovrebbe sacrificare un massimale (ne dubito, una soluzione si trova sempre) e un pò di giustizia verrebbe fatta. Per il resto speriamo siano il Real Madrid (football) di quest’anno.

  10. Marco Vettoretti says:

    Più passa il tempo, più stento a trovare un senso a tutto questo.

    Credo lo troverei davvero SOLO se annunciasse di restare ai Cavs. Con fatica.

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