Dodici giri della lancetta lunga allo scoccare dell’ora X: it’s draft time!

L'unica certezza.


A scaldare l’atmosfera in queste settimane ci ha pensato Magic Johnson, uno che di point guard dovrebbe capirci qualcosa. Per Magic questo sarà ricordato come il draft di John Wall.

È speciale. He got ‘it’! È semplicemente fantastico. Avrà un impatto immediato.
Se prendi John, gli devi dare le redini e costruire la squadra attorno a lui.

Anche il Washington Post riduceva ai minimi termini ogni dubbio sulla scelta della franchigia della capitale, fin dal giorno successivo alla fortuna vittoria della Lottery da parte dei Wizards. Quell’articolo terminava così: l’unico modo per passare di colpo da terribili a grandi nella NBA, con poche eccezioni, è vincere la lottery.

Giusto. Una prima scelta assoluta destinato alla Hall of Fame ti può permettere questo balzo.

Ma quante volte i primi a stringere le mani a Stern hanno realmente stravolto il valore della propria squadra? Considerando solo l’ultimo decennio: Oden a Portland, Bargnani a Toronto, Bogut a Milwaukee, Kwame Brown sempre a Washington, Kenyon Martin a Denver. Anyone?

'84 draft: #2 Sam Bowie, #1 Hakeem Olajuwon. Una moneta gira a favore di Houston.

A memoria non ricordo un draft in cui non ci fossero degli atleti destinati, se non a rivoluzionare la Lega, almeno a portare ai vertici la squadra che li avrebbe selezionati. Il fenomeno è garantito, il bust è dietro l’angolo.
Non voglio dire che questo sia il caso di Wall o Turner, solamente che non mi fido più. Di nessuno.

Dan Steinberg del D.C. Sports Blog sostiene che Wall corra palleggiando più velocemente di quanto faccia Kevin Durant senza palla.

Ora, non mi interessa neppure discutere se sia vero o no, solo che questi sono il genere di commenti che distolgono l’attenzione dal vero valore del giocatore che sta per fare il suo ingresso nella NBA. Sa giocare a basket? Quante cose sa fare? Come siamo messi ad IQ? È una testa disabitata? Spirito di squadra? Voglia di difendere, di allenarsi? E visti gli ultimi sfortunati esempio, quanto è in salute?
Tutte domande a cui gli highlights che tutti noi guardiamo in questi giorni non possono rispondere.

E neppure averli seguiti con attenzione nella loro carriera tra high-school e college può dare chissà quali certezze sull’adattabilità al piano alto. Insomma, come si dice spesso il draft non è una scienza esatta, e proprio per questo tutti siamo autorizzati a dire la nostra, a fare previsioni, a compilare i mock draft.

È per questo che ogni anno vivo con entusiasmo la notte del Draft. È il giorno delle chiacchiere per eccellenza, quello in cui anche chi non ha una delle prime scelte sogna lo steal: alla 14 Clyde Drexler, alla 13 Kobe Bryant e Karl Malone, alla 10 Paul Pierce.

E ci sono giocatori che anche senza segnare 20 punti a partita o partecipare all’AllStarGame possono fare la differenza ed essere determinanti quanto le stelle più acclamate: 1992, pick #11, Robert Horry.

Nel giorno in cui esalteremo futuri fenomeni di cui tra tre anni ricorderemo a malapena il nome, da qualche parte c’è davvero qualcuno speciale che lascerà una traccia.

Poche ora al via dell’evento newyorchese, che per certi versi potremmo considerare già iniziato: il gm uscente di Portland Kevin Pritchard ha già aperto la danza delle trade, costringendo Paul Allen a scucire un assegno direzione Oakland pur di guadagnare dieci turni al secondo giro. Viceversa i Thunder hanno ottenuto la diciottesima chiamata al primo giro E un giocatore utile (Dequan Cook) cedendo solo un pick al secondo giro.

Con l’imminente mercato dei free-agent di lusso, di squadre che stanno cercando di svuotare il cap ce ne sono e l’occasione di portarsi a casa a prezzo stracciato un buon pick o un discreto giocatore non mancano. Bravo Sam Presti ad essersi mosso per primo. Ma sono sicuro che non mancheranno neppure major moves. Proprio a Portland il gm potrebbe cercare un colpo ad effetto per salvare il posto.

Mercato, draft, highlights, la spaghettata tra primo e secondo giro e le voci degli amici (Radio Play It Usa) che conoscono meglio di me le future matricole. Questa notte l’appuntamento immancabile è nella chat di Play It Usa per la tradizionale notte lunga del draft.
Be there!

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One Comment to “Draft day”

  1. tfrab says:

    mi sa che john wall sarà l’erede di Iverson, nel bene e nel male. con “the answer” semi-pensionato mi ci voleva qualcuno di cui sparlare 🙂

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