#22

Nel giorno del suo 48° compleanno un paio di ricordi, che da anni custodisco con cura, del mio giocatore preferito.

Clyde Drexler: una vita a Portland, un anello a Houston.

Dan Peterson da American SuperBasket di giugno 1995.

“Clyde Drexler è sbagliato per Houston”. Non ero contento di aver sbagliato una volta su Houston; dovevo proprio esagerare quando a metà anno Houston ha ceduto Otis Thorpe a Portland per Clyde Drexler. […]
Ora, confesso la cosa più grave di tutte: dubitavo di Clyde come giocatore vincente. Avevo diversi esempi: ricordo 1993, Chicago, gara2, con Drexler Portland andava sotto di 15, Drexler esce per sei falli, la sua squadra rimonta, pareggia, porta al supplementare, sbanca lo Stadium e prende un 1-1 di vittorie. Incredibile!
Come ex allenatore, presto molta attenzione a cose del genere. Invece, forse quell’esperienza ha reso Drexler più consapevole di varie cose. Una cosa è certa: Drexler a detta di tutti è una bravissima persona, conta molto.
Mi ricordo nel 1992, noi di tele+2 eravamo a Chicago, dovevamo intervistare Drexler, appena scelto per il Dream Team, circondato da cento persone. Pensavo di trovare uno scorbutico, senza tempo da dedicarci. Invece è stata l’intervista del secolo: gentile, paziente.
Dovevo ricordare l’uomo e dimenticare il parziale di garadue a Chicago.

Dal numero successivo di ASB.

Robert Horry: “Drexler prende i rimbalzi sopra giocatori di 2.10 perché salta più di tutti. Quando prende palla poi parte in contropiede e per gli altri è facile inserirsi nelle corsie per andare a trovare canestri facili. Drexler mi fa impazzire. Avrà 20 anni più di me ha l’energia di un bambino. È un grande esempio, stimola a lavorare duro come fa lui.”

Coach Rudy Tomjanovic: “Sono fortunato perché le mie due superstar, Hakeem e Clyde, sono grandi persone, altruiste.”

C’è un episodio che più di qualunque altro dice tutto della personalità, del carattere di Clyde Drexler. Era garauno della serie tra Houston e San Antonio. Gli Spurs producono una rimonta, i Rockets chiamano timeout. Drexler è contrariato. Rientrando in campo lancia l’asciugamano in terra, così il trainer Ray Melchiorre deve inchinarsi a raccoglierlo. Un gesto abituale per lui. Inusuale per Clyde, uno dei pochi che l’asciugamano non lo lancia in terra, lo porge. Così Drexler scuote la testa, corre verso la panchina, chiama Melchiorre: “Scusa Ray, scusa davvero, non so cosa mi sia successo, non volevo tirare in terra l’asciugamano.”

Il soprannome di “the Glyde”, il veleggiatore, gli venne attribuito da Jim Nantz, telecronista della CBS ai tempi del college. Drexler era un supremo schiacciatore, il leader della confraternita della schiacciata, i Phi Slama Jama della Houston University, Ma schiacciava con eleganza, senza mai dare l’impressione di violentare il ferro o di voler mandare in frantumi il tabellone. Con naturalezza, la lingua dentro la bocca, nessuna smorfia, nessun urlo.

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2 Comments to “#22”

  1. doppok says:

    Grandissimo Clyde!

  2. Max Giordan says:

    Uno dei giocatori che più ho ammirato nei primi anni in cui seguivo questo sport. Uno dei più immortalati negli immancabili “poster” dei giornali specializzati dell’epoca.

    Correva, saltava, tirava con uno stile unico ed elegantissimo: il classico giocatore che riconoscevi a prima vista senza dover guardare il numero di maglia…

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