From Celtics vs Lakers 96-89, del 10.6

Eroi non per caso.


Tony Allen, Glen Davis, Nate Robinson, Rasheed Wallace. In rigoroso ordine alfabetico.

Il loro oroscopo nel corso della stagione è spesso precipitato al minimo sindacale, ovvero una sola stelletta in amore, denaro, salute e lavoro.

Tony è a lungo uscito dalle rotazioni di coach Rivers, non solo per demeriti tecnici ma soprattutto per la falcidia di seri infortuni che ne ha pregiudicato in larga parte una carriera più ambiziosa. Ad inizio primavera era persino in forse il suo posto nel roster dei playoff.

Big Baby si è fratturato il pollice destro ad inizio stagione in una suggestiva rissa in auto con il suo migliore amico; ovvero esattamente ciò che un professionista deve fare per essere cacciato da un’organizzazione scrupolosa o nella migliore delle ipotesi essere guardato con occhi torvi per mesi e mesi.

Nate aveva già raggiunto il suo obiettivo stagionale, ovvero aggiudicarsi nuovamente lo Slam Dunk Contest durante l’All Star Game di Febbraio. A margine, non ha esattamente riscritto il concetto di Romeo e Giulietta con coach D’Antoni a New York, elevando invece a marchi di fabbrica quelli di epurato e reietto, a lungo anche ai Celtics.

Rasheed è stato tutto l’anno in fuga come Pantani sull’Alpe d’Huez nell’ambitissimo Robert Horry Award, ovvero la dimostrazione pratica di come una regular season possa essere trattata alla stregua di un Crodino prima di una cena importante di lavoro; rivolgersi Doc Rivers, che forse ha perso la calma solo con Wallace da quando allena, per ulteriori approfondimenti.

Bene: questi quattro insospettabili indiziati hanno vinto gara 4 per Boston e portato la serie sul 2-2.

In un quintetto completato da Ray Allen ad apertura dell’ultimo quarto hanno scavato un solco incolmabile conservando il parziale iniziale di 12-2.

E’ stata decisiva la difesa enciclopedica di Tony Allen su Kobe, ancora una volta in evidente difficoltà nell’ultimo quarto ed in grado di aggiustare le sue cifre solo nell’ultimo minuto a buoi ben lontani dal recinto.

E’ stata decisiva l’imponderabile energia negli ultimi due metri di Glen Davis, ballerino del Bolshoi in un corpo da wrestler, belva assatanata con tanto di urlo e bava alla bocca, screanzato protagonista con 18 punti uno più essenziale dell’altro.

E’ stata decisiva la cosa di nome Nate Robinson, le cui evoluzioni sono ancora sprovviste di definizione adeguata, assimilabile al PacMan accelerato che ingurgita le power pills, le pillole speciali che rovesciano l’ordine prestabilito facendo diventare vulnerabili (e feel blue) i fantasmi in gialloviola.

E’ stata decisiva la difesa di pura tecnica di Rasheed Wallace, unico giocatore contemporaneo in grado di limitare in qualche modo il passo e tiro e le movenze inaccessibili del lungo più completo dell’attuale NBA, Pau Gasol.

Doc Rivers ha cavalcato finché ha potuto questi 4 sublimi interpreti, ottenendo da Ray Allen una prova di ulteriore maturità nella rinuncia al tiro da 3 punti – che sembra stregato per HeGotGame dopo il mirabile 8 su 11 di gara 2 – a favore di penetrazione palla a terra ed attacco di zone del campo intermedie.

Pierce, Garnett e Rondo sono entrati splendidi splendenti solo negli ultimi 3 minuti, dando a turno le zampate risolutive per assicurarsi almeno un’altra gita in California martedì prossimo.

Onore al merito al coach dei Celtics, l’unico vero allenatore (forse insieme a Larry Brown) in grado di non perdere il confronto col collega più bravo e decorato di tutti i tempi e forse addirittura di vincerlo sul piano motivazionale e della gestione del gruppo.

Li ha messi da parte, li ha accantonati a lungo, li ha diffidati severamente dal rompere l’equilibrio perfetto di uno spogliatoio speciale nato col patto di Roma nell’estate 2007.
Ma non li ha mai persi ed abbandonati del tutto, facendoli sentire sempre importanti e coinvolti.

Le prestazioni in gara 4 dei quattro insoliti sospetti sono figlie esclusivamente del più grande players’ coach della NBA moderna: not an accommodator, but a communicator.

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One Comment to “Gli insoliti sospetti”

  1. ze says:

    La storia dei C’s tra l’altro è piena di questi unexpected heroes… Sheed è davvero enciclopedico e quando alza il volume in difesa, partono spesso i parziali: c’è da sperare che schiena e testa tengano…

    Ormai prescindendo per un attimo da tutte le considerazioni tattiche sembra essere quasi esclusivamente un fatto di energia: chi ne mette di più vince la battaglia a rimbalzo, le palle 50/50 e di conseguenza le partite.

    Finger crossed =)

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