Solo due squadre giocano per l’anello, le altre ventotto no.
Ma non stanno a guardare.

The key is not the will to win… everybody has that. It is the will to prepare to win that is important.

Tra le massime di coach Bobby Knight è forse la più citata. Si riferisce alla preparazione della partita, perché il punto di vista è quello di chi allena e di chi gioca. Ma si presta benissimo anche ad un altro lavoro, quello del General Manager.

Workout appena iniziati, il draft è imminente, contratti in scadenza a fine mese, poi free-agency, summer league, e naturalmente il momento degli scambi. Il lavoro del GM è questo: scegliere gli interpreti e preparare il contesto in cui questi giocheranno per vincere, o almeno per migliorare.

Prime mosse, primi giudizi.

'Io ho scelto Monty, e tu?' 'Ma non so manco dove vado..'

Voto 8+ a NEW ORLEANS
Gli Hornets hanno fallito la stagione 2009/2010. Mancata conferma ai playoff, record perdente, un allenatore scaricato prima dai giocatori che dalla dirigenza. Ma Jeff Bower, interim coach ora tornato al suo ruolo di GM, deve aver capito nella seconda parte della stagione che in Louisiana non è tempo di disfare tutto e ripartire da zero.

Collison e Thornton sono due giovani interessanti, Chris Paul e David West due All-Star, Okafor, Posey e Songalia un supporting cast di tutto rispetto. E Stojakovic rappresenta oltre quindici milioni di dollari in scadenza.
Altro che cessione di Paul e rifondazione, si riparte dopo un passo falso che non pregiudica l’intero progetto.

Il nuovo coach è Monty Williams, da oggi ex assistente di McMillan a Portland. Una decisione maturata dopo che Thibodeau ha declinato l’offerta, ma Monty era la prima scelta del franchise-player degli Hornets, che ne aveva pubblicamente appoggiato la candidatura.

Doc Rivers aveva previsto il futuro da allenatore di Williams quando era un suo giocatore ad Orlando. Gregg Popovic per primo lo ha voluto nel suo staff, affidandogli lo sviluppo di alcuni giocatori nell’anno in cui Duncan vincerà il suo terzo anello. A Portland si è fatto notare per i grandi progressi compiuti da Travis Outlaw e Nicolas Batum.

A 38 anni Williams è ora il più giovane head coach della NBA. Ma in una Lega in cui solo quattro allenatori in attività hanno vinto un anello (e solo due hanno saputo ripetersi) è forse il momento di affidarsi alla nuova generazione.
Un applauso extra per il coraggio della franchigia della Louisiana.

Voto 8 a CHICAGO
Magari a Boston qualcuno potrebbe storcere il naso per il timing. Ma con i workout già iniziati e poco più di due settimane dal draft, Chicago aveva l’esigenza di definire a chi affidare la guida tecnica della squadra.

Tom Thibodeau, da una vita assistant coach, debutterà come head coach nella Windy City e lo fa nel momento giusto, visto che a libro paga sono rimasti solo rimasti solo giovani rampanti e role-player affidabili: Rose e Noah in prima battuta, ma anche Deng, Hinrich e le ultime matricole Johnson e Gibson.

Ci sono tutte le condizioni, tecniche e salariali, per forgiare una squadra a propria immagine e somiglianza. La piazza più ambita e il coach che volevano tutti si sono scelti, non un caso.

Avery e Devin, di nuovo insieme.

Voto 6,5 a NEW JERSEY
Al contrario di chi perde tempo prezioso nella scelta del nuovo tecnico, la franchigia destinata ad essere di casa a Brooklyn ha il suo nuovo coach.
Sono felice del ritorno di Avery Johnson, che ormai deve avere metabolizzato lo shock delle ultime due serie disputate – e perse – a Dallas.
Meritava un’altra occasione.

La curiosità sarà vedere come evolve il rapporto amore-odio tra Johnson e Devin Harris. L’allenatore ha già espresso la sua stima per il play dei Nets, nonostante sia stato proprio lui ad avallare la decisione di Cuban di scambiare Harris con Kidd nel 2008.

Voto 6 a PHOENIX
Ho sempre bacchettato la gestione di Steve Kerr. Ma quest’anno sono stato smentito, almeno in parte. Merito di coach Gentry che è riuscito a tradurre sul campo l’idea che l’ex compagno di Michael Jordan aveva in testa per i suoi Suns. Una versione ibrida tra i “7 second or less” di D’Antoni e quella insensata con Shaquille centro.

Anche se, nonostante tutto, neppure questa versione si è dimostrata da titolo. E in fin dei conti restano ancora i Suns di D’Antoni quelli che sono andati più vicini all’impresa, in quella discussa serie del 2007 che li ha visti uscire per mano degli Spurs.

Ma i Suns sono vivi e competitivi e di questo bisogna riconoscere il merito della dirigenza. Ora però c’è il solito tormentone Stoudemire: vuole uscire dal contratto, non tanto per cambiare aria quanto per rifirmare per Phoenix al massimo salariale: 127 milioni in sei anni.
È davvero lui l’uomo che può portare l’anello in Arizona?

Voto 6 a CLEVELAND

LeBron James è solo un giocatore, per quanto fenomenale. Ma l’idea che sia lui a prendere le decisioni è assolutamente sbagliata.

Il “comando io” di Dan GIlbert, proprietario della franchigia dell’Ohio, non convince nessuno, anzi. È una di quella smentite che hanno l’effetto opposto a quello voluto.

Silurato coach Mike Brown. Fatto fuori anche il GM Danny Ferry. I rumors che danno i Cavaliers molto vicini a coach Izzo. Cleveland sta disperatamente tentando di fare il possibile per accontentare il Prescelto e farlo restare a casa.

Un bel rischio, perché chi è stato bocciato non ha lavorato male, chi arriva non offre alcuna garanzia, né LeBron James ha messo per iscritto la sua permanenza by the lake. Tutto per LeBron, costi quel che costi.

Ma è l’MVP che ha messo Cleveland sulla mappa, come biasimarli?

Voto 5,5 a MINNESOTA
Da quando hanno deciso di rifondare.. non si sono mai allontanati dal fondo. Se sono fondati i rumors che riguardano ipotetiche trade orchestrate dal GM David Kahn, probabilmente la risalita non è dietro l’angolo.

Due citazioni che rendono bene la situazione, all’indomani del sorteggio dell’ordine di scelta.

Da Twincities.com

Come sempre, quando il draft contiene un dato numero di colpi sicuri, la posizione dei Wolves nel draft risulta essere “dato numero più uno”. Quest’anno John Wall, Evan Turner e DeMarcus Cousins saranno i pick #1, #2 e #3. I Wolves sceglieranno con il #4.

Da Startribune.com

Questa è la maledizione dei Wolves: solo la loro sfortuna è peggio delle decisioni che prendono.

Chi ha detto Brandon Roy per Randy Foye?

Voto 5 a LOS ANGELES – Clippers
Donald Sterling si è fatto il peggior nemico possibile: David Stern.
Il Commissioner pare sia infuriato con il proprietario dei Clippers perché non vuole pagare i 6 milioni per la prossima stagione all’ex coach e GM Mike Dunleavy sr., dando il via ad un contenzioso con l’associazione degli allenatori che ovviamente supporta Dunleavy. Una seccatura che Stern vuole evitare, come ogni questione che possa screditare l’immagine della Lega.

In questo contesto ogni speranza di arrivare a LeBron o altri prestigiosi free-agent è del tutto azzerata, così come quella di convincere un top coach. Al contrario, Stern spinge perché vada a buon fine il tentativo del proprietario della DreamWorks di acquistare il 51% dei Clippers, proprio per togliersi dalle scatole Sterling. Ma Peter Vecsey assicura che dovranno prima passare sul cadavere del palazzinaro di Los Angeles per riuscirci.

Hedo toglie la maschera.

Voto 4,5 a TORONTO
Un anno fa Turkoglu ha scelto i soldi, non Toronto.
Ora si è accorto che in Canada non ci vuole restare. Non può imporre la sua decisione, ma Bryan Colangelo avrà preso atto della situazione: il turco non è valso il ricchissimo investimento della scorsa estate. E se vuole andarsene, si può accontentare.

Ma chi lo vuole a quel prezzo?
Sacramento, dove Hedo vorrebbe fare ritorno, ha già detto no grazie. Venderlo bene non sarà semplice.

Guardando al progetto nel suo complesso, considerando Turkoglu in uscita ed il free-agent Bosh probabile partente, a Toronto che resta? Il nostro Andrea Bargnani.

Anno zero in arrivo.

Voto 4 a PORTLAND
Kevin Pritchard verrà licenziato. Motivo? L’ex golden boy di Paul Allen è uscito dalle grazie dell’owner e dei vertici della sua Vulcan Inc. per aver accentrato su di sé tutti gli elogi per la rinascita della Blazermania.

Quando avverrà? Dopo il draft, per sfruttarne ancora una volta le note doti di valutazione del talento.

Come? La proprietà ha inizialmente sperato nelle dimissioni per risparmiarsi lo stipendio dell’ultimo anno di contratto del suo GM. Per questo motivo prima ha provveduto al licenziamento a ciel sereno del suo braccio destro Tom Penn (a marzo, timing assurdo e senza alcuna motivazione). Poi hanno smentito le voci che davano Pritchard in partenza semplicemente rinviando ogni valutazione alla off-season. Infine hanno affidato ad una società la selezione di possibili candidati al ruolo di GM.

Nonostante il clima ostile, Pritchard non ha rassegnato le dimissioni. Dovranno licenziarlo loro.

I tifosi ed i media sono tutti schierati con Pritchard. Ma le scelte impopolari di per sé non sono sempre sbagliate, non è questo il punto.

Di sbagliato c’è che non lo stanno facendo per il bene della squadra, ma per gelosie personali. Agendo senza stile, in modo del tutto analogo all’episodio della lettera intimidatoria nei giorni del “caso Miles”.

Se poi sono così sciocchi da chiedere a Sam Presti di abbandonare Oklahoma City per approdare a Portland, bisogna chiedersi se abbiano davvero tutte le rotelle a posto.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>